mercoledì 15 gennaio 2014

Noam Chomsky: l’attacco di Obama ai diritti civili ben oltre la fantasia.

di Olga Tamburini.

Dura denuncia del linguista e filosofo americano Noam Chomsky che, in una lunga intervista pubblicata su TruthOut.org a cura di Mike Stiver, condanna l’attacco di Obama alle libertà civili. Ben oltre la fantasia, dal National Defense Authorization Act a Guantanamo, passando per l’utilizzo dei droni per uccidere e sorvegliare gli stessi cittadini americani.

La materializzazione di un grande incubo. Dal sogno americano al pericolo della limitazione delle libertà individuali, fino alla distruzione dei diritti costituzionali contenuti nella Magna Carta. Dubbi e interrogativi che animano da mesi il dibattito americano, ma rimangono confinati senza trovare rilievo sulla stampa mondiale. In Italia più che mai. Paura di far crollare completamente l’idea di un modello americano perfetto e di annientare la visione manichea a cui siamo stati abituati per esportare guerre umanitarie. 


Ancora una volta è Noam Chomsky a venirci in aiuto, con una lunga intervista in cui tocca i punti principali della pericolosità dei provvedimenti caldeggiati da Obama. Il linguista ammette di non essersi mai aspettato grandi cambiamenti dall’elezione del presidente, fin dalle primarie del 2008. Un gioco di fumo e specchi, lo definisce l’intellettuale americano, che ha trovato l’apice dell’equivoco nella promulgazione del National Defense Authorization Act (NDAA), nel gennaio dello scorso anno. Una legge che contiene una disposizione generica sulla detenzione indefinita universale senza accuse e senza processo, la cui pericolosità è legata alla completa assenza di limitazioni di ordine temporale o geografico. La detenzione di cittadini anche al di fuori di conflitti, infatti, è una palese violazione del diritto internazionale, oltre ad essere illegale ed incostituzionale per i principi americani.

L’analisi di Chomsky tocca l’uso dei droni sia come strumenti killer che come nuova frontiera per monitorare i cittadini americani. La condanna della lotta al terrorismo portata avanti attraverso velivoli che uccidono i civili, lascia intravedere la contraddizione del loro uso: difendere la vita di ogni americano non può avvalersi dell’uccisione di innocenti o di altre persone. Ma il dibattito sui droni coinvolge anche le scelte interne all’amministrazione Obama, in particolare l’iniziativa di affidarne il controllo alle forze di polizia locali per sorvegliare i cittadini. 


Non solo violazione della privacy, ma anche uso inappropriato della stessa per intimidire e minacciare gli individui. Chomsky non esclude la criminalizzazione del dissenso verbale non violento, un ulteriore colpo alla libertà americana, soprattutto in relazione al legame tra sistemi penali e etnie oppresse, in primis la popolazione maschile nera. Il linguista ricorda come quest’ultima non ha, ancora nel 2013, diritto a un giusto processo, a volte inesistente, né può permettersi un avvocato e una difesa decenti. 

Un esempio concreto di differenza “razziale” (inaugurata da Reagan) sarebbe per Chomsky la lotta alla droga: più facile arrestare un ragazzino nero che entrare in un quartiere ricco bianco per scoprire il traffico di cocaina. L’analisi non rimane in superficie: a chi conviene tener in vita sistemi carcerari di questo tipo? La carcerizzazione viene letta nell’ottica dell’affare privato portato avanti da lobbies ben definite e relative commercializzazioni.

La chiosa sulla globalizzazione e la tortura, legami sedimentati in sistemi collaudati che hanno portato paesi dell’Europa, del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Africa a rendersi complici degli Usa, con l’esclusione dell’America Latina. Sulla scorta delle osservazioni dell’analista latinoamericano Greg Grandin, Chomsky fornisce un’ulteriore chiave per interpretare l’avversità contro Morales, Chavez e gli altri presidenti sudamericani contrari al sistema statunitense. 


La parentesi su Guatanamo e in particolare sulla storia di Omar Khadr, un ragazzo di 15 anni che, durante l’attacco al suo villaggio in Afghanistan, imbraccia il fucile e spara contro i soldati americani. Etichettato come terrorista è stato inviato alla base aerea di Bagram, notoriamente luogo di abusi e torture. Dopo un paio di anni è stato trasferito a Guantanamo e – avendo ottenuto un’udienza davanti a un tribunale militare – ha due scelte: dichiararsi colpevole e restare altri 8 anni in carcere o innocente e rimanerci per la vita. Essendo cittadino canadese, il Canada ha impugnato la causa e chiesto che sia liberato, al momento senza riscontri. 



fonte: OrizzontiLiquidi

martedì 14 gennaio 2014

Quando la "cultura" diventa oppressione e omologazione.

di Gianni Tirelli
La parola, educazione, deriva dal latino “educare”, che significa “guidare”, dalle tenebre alla luce.
L’educazione dovrebbe prepararti ad entrare in armonia con tutto ciò che è bello, con gli alberi, gli uccelli, il cielo, il sole, la luna, ed infine dovrebbe prepararti ad essere te stesso. Ora come ora ti prepara e ti insegna ad essere come tutti gli altri. Ma questa è diseducazione. La vera educazione ti insegna ad essere te stesso, unicamente te stesso. Tu sei unico! Non c’è nessuno come te non c’è mai stato, e non ci sarà mai. Questa è la stima che Dio ha per te, non imitare la gente, non diventare un imitatore.

Educazione, significa dare realtà alle tue potenzialità, mettere alla luce quello che è dentro di te, significa: guidare senza soffocare.
Continuano a buttare dentro di Voi nozioni di storia, geografia, scienze, matematica, alla fine diventate come pappagalli. Siete stati programmati e trattati come computer.
Le vostre istituzioni educative servono solo a imbottirvi la testa di cose inutili. La vera educazione consisterà nell’estrarre ciò che è nascosto dentro di te: quello che Dio ha riposto in te come tesoro da scoprire, da portare alla luce, per renderti luminoso.
Sii in accordo con la tua consapevolezza, segui la tua consapevolezza: sii luce a te stesso. Questa è libertà: diventare luce a se stessi. (Osho)

Ciò che oggi definiamo “la cultura” (intesa come modello educativo), non ha niente a che vedere con la libertà, la conoscenza, e con la consapevolezza di sé e delle cose.
E’ una menzogna che il Sistema Potere, come un disco rotto, ripete ad libitum per tenerci occupati, renderci inoffensivi, e disarmarci da ogni impulso rivoluzionario.
Immaginare per un solo istante che al Sistema Bestia stia a cuore il nostro livello di istruzione, non solo è una bieca contraffazione della realtà, ma è una tale fesseria, che ci da la misura del livello di condizionamento mentale dentro il quale siamo precipitati. Tutto si è ridotto ad arido apprendimento, informazione, a sterile e fastidioso chiacchiericcio – una condizione di totale subalternità verso Sistema Potere, dove gli schiavi si sono convinti di essere uomini liberi e capaci di decidere per il loro meglio.

Tutte le “conquiste” (che siano sociali o tecnologiche), sponsorizzate nei decenni dal Sistema come traguardi fondamentali e scelte ineludibili, si sono rivelate oggi, alla luce dei risultati, delle autentiche bufale.
Il mito dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione obbligatoria, sdoganato come riscatto ad una condizione di ignoranza, accesso alla società civile e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando così il lavoro della terra,
tradizioni, principi e valori), è miseramente defunto.
Quanti giovani, oggi, hanno buttato il loro prezioso tempo, chini sui banchi di scuola, dentro atenei caotici, fra master e improbabili specializzazioni?
Quanti hanno rinunciato a vivere, per rincorrere, il mito di una laurea, svuotata di ogni significato e intenzione, per coronare l’ambizione dei loro padri? Quante energie e sudati risparmi, è costato tutto questo?
I giovani, sono stati depredati e defraudati del presente e del futuro, e nell’impossibilità di attingere alle esperienze del passato – indottrinati alla cultura del permissivismo, spacciato per benessere, felicità e progresso – addomesticarli, dunque, inquadrarli, annichilire ogni loro personalità, così da renderli inoffensivi e ubbidienti, castrando ogni loro impulso di ribellione, immaginazione e sussulto.

Si, oggi sappiamo scrivere e leggere, ma incapaci di osservare, di percepire, di vedere, di meditare, e di trascendere la realtà che ci circonda per invertirne la rotta e produrre il cambiamento.
Alfabetizzazione e omologazione, procedono allo stesso passo, e sono le due facce di una stessa medaglia. Spingono gli individui a uniformarsi alle tendenze dell’idea dominante. Un’opera di condizionamento e di plagio senza precedenti che, in pochi decenni, ha scardinato ogni preesistente regola e principio, e costretto l’individuo a tradire la sua vera natura, per sottomettersi all’egemonia dell’industrialesimo idolatra e alle seducenti sirene del consumismo.

Ricchezza, benessere, e qualità della vita di un paese, dunque, non sono relative al numero di laureati che riesce a sfornare, bensì, al numero di individui che decidono di occuparsi di ambiente, artigianato, agricoltura, tradizioni e, in una parola sola, di “diversità”. I tutto questo possiamo noi ravvisare l’autentico significato di “CULTURA”.


La Marina USA prevede già per il 2016 lo scioglimento dei ghiacciai dell'Artico.

The Guardian

Questo cambiamento del passo è da rapportarsi alla velocità e repentinità del riscaldamento globale?

Un progetto di ricerca tutt’ora in corso a cura del Dipartimento americano per l’energia, condotto da uno scienziato della marina americana, riporta che l’Artico perderà lo strato di ghiaccio che in estate ricopre le acque marine ben prima del 2016- ossia 84 anni prima delle previsioni classiche.

Nella foto: La barca rompighiaccio Artic Sunrise di Greenpeace, tra blocchi di ghiaccio alla deriva nell’Artico, fotografata dall’alto. L’immagine proviene dal Fram Strait, proprio nel mese in cui si registra la seconda minor estensione di superficie marina coperta dai ghiacci di sempre. Foto di Nick Cobbing





Il progetto, sostenuto dal dipartimento di Oceanografia della scuola di specializzazione post-universitaria della marina americana, utilizza dei modelli all’avanguardia, che rivelano proiezioni più accurate rispetto alle altre.

Un saggio a cura del principale ricercatore, il professor Wieslaw Maslowski, sulla rivista “Annual Review of Earth and Planetary Sciences” mette in luce alcune scoperte del progetto di ricerca:
“Data la tendenza e il volume previsti tra ottobre e novembre del 2007, meno di 9000 km3, si può stimare che mantenendo questo tasso di riduzione, in soli 9 anni, ± 3 anni fino al 2016, in estate non ci sarà più ghiaccio a ricoprire il mare Artico. Malgrado la stima sia ancora poco precisa, ci fa capire quanto si siano ridotti i tempi per lo scioglimento dei ghiacci”.

L’articolo critica fortemente i modelli climatici globali (GCM) e anche la maggior parte dei modelli regionali e nota a proposito che “molti processi che avvengono nell’Artico, sono poco o per nulla rappresentati nella maggioranza di modelli GCM” e che “non vengono utilizzati come opinioni rilevanti all’interno dei vari componenti del sistema”. C’è dunque “grande richiesta di una migliore comprensione e di un modello rappresentativo dei processi fisici e delle interazioni specifiche delle regioni polari; questi rapporti specifici sono quelli che attualmente potrebbero non venir presi in parte o del tutto in considerazione dai GCM”.

Riportando quanto asserito dal Dipartimento per l’energia americano, nel descrivere lo sviluppo del Modello del Sistema Regionale Artico (RASM):
“Affermato che l’Artico si sta riscaldando più velocemente del resto del pianeta si è compreso che i processi e le ricadute di un tale aumento sono una priorità non secondaria. Inoltre, si calcola che nei prossimi decenni i ghiacciai dell’Artico e del Greenland Ice Sheet cambieranno significativamente e contribuiranno all’innalzamento globale delle acque”.

Tali cambiamenti dell’Artico “potranno avere ricadute significative sull’innalzamento del livello marino globale, sulle grandi correnti oceaniche e sul livello di riscaldamento, sulle comunità autoctone, sull’esplorazione delle risorse naturali e sui trasporti commerciali”.
L’ottica regionale del RASM permette “una significativa soluzione a livello spaziale” per rappresentare e valutare l’interazione di “importanti processi e riscontri su un modello in scala dell’Artico”, che dia un’idea di:
“… deformazione del ghiaccio marino, correnti marine e relativi ghiacci misti ai margini dell’oceano, nuvole multistrato come anche le interazioni tra i ghiacci dell’oceano e l’atmosfera sulle terre emerse”.

Non stupisce il ruolo del Dipartimento per l’energia nel sostenere la ricerca, alla luce della strategia nazionale per l’Artico, lanciata a maggio dal Presidente Obama, focalizzata sulla protezione degli interessi commerciali e delle corporation e finalizzato al controllo dei grandi giacimenti ancora non sfruttati di petrolio, di gas e di altri minerali.

Il modello si riallaccia alle previsioni di numerosi studiosi dell’Artico- ad esempio il professor Peter Wadhams, capo del dipartimento di fisica polare oceanica presso la Cambridge University e il professor Carlos Duarte, direttore dell’Ocean Institute all’Università della Western Australia- che vedono probabile la scomparsa del ghiaccio nel Mare Artico nell’estate del 2015.

Il professor Wadhams è co-autore del controverso articolo su Nature che calcolava il potenziale costo economico di un cambiamento climatico basato su uno scenario di 50 Gigatonnellate (Gt) di metano che venissero rilasciate in questo secolo nello scioglimento del permagelo del Bassopiano della Siberia Orientale (ESAS), una vasta regione coperta dalle acque basse. Questo scenario fu ipotizzato per la prima volta da Natalia Shakhova e da Igor Semiletov, del Centro Internazionale di Ricerca Artica (IARC) dell’Università dell’Alaska a Fairbanks.

Nel 2010 il gruppo di Shakhova rese noti i risultati, che rivelavano come annualmente traboccavano 7 teragrammi di metano dalla superficie nell’ ESAS. Il mese scorso ha pubblicato un altro articolo su Nature Geoscience per aggiornare i dati scoperti sulla base di misurazioni più rigorose, fatte utilizzando un mezzo sottomarino senza pilota, con un sistema sonar avanzato. Scoprì che la temperatura dell’acqua più in profondità è aumentata negli ultimi 14 anni, correlata ad una perdita di 17 teragrammi (17 milioni di tonnellate, nota CdC) di metano all’anno, accentuati dalle tempeste. Questa stima prudenziale è oltre il doppio della precedente valutazione.

Dunque, la sorgente di queste emissioni di metano rimane sconosciuta. Altri scienziati che hanno studiato a fondo il fenomeno ritengono che da una parte potrebbe essere una perdita di un grande deposito di idrato di metano, mentre dall’altra potrebbe essere una lenta fuoriuscita di metano che dura da centinaia di anni. Christian Berndt, del centro per la ricerca oceanica GEOMAR/ Helmholz, ha supposto una commistione tra le due possibilità, ma ammette che “non ci sono prove”.

A discapito dei loro ultimi studi che hanno rivelato dei livelli di metano più alti che in precedenza, la Shakhova si è discostata dall’ipotesi ventilata di una possibile “bomba di metano”, determinando una scarsa rilevanza con lo scenario reale.

Commentando lo studio, il centro nazionale americano per la neve e il ghiaccio (NSIDC) osserva:
“Le osservazioni fatte dalle navi rivelano che le concentrazioni di metano nell’aria soprastante il mare dell’ESAS sono quasi il doppio della media mondiale… strati di sedimenti sottostanti i permagelo emettono lentamente gas metano e questo si è conservato per millenni sotto i permagelo. Mentre saliva il livello dell’acqua, alla fine dell’era glaciale, la pianura fu ancora una volta ricoperta da acqua oceanica relativamente calda, che scongelò i permagelo ed intrappolò il metano… in poche parole… il metano ha un potenziale nel surriscaldamento globale pari a 86 volte quello del biossido di carbonio”.
Molti scienziati concordano nel ritenere che ci sia bisogno di ulteriori ricerche per capire la sorgente di queste emissioni di metano.

Gli scienziati ritengono anche che un Artico senza ghiacci in estete porterebbe a serie conseguenze per il clima globale. Alcune ricerche hanno portato ad unire il riscaldamento dell’Artico ai cambiamenti delle correnti a getto, che hanno portato negli ultimi anni a mutamenti ambientali senza precedenti. Questi eventi estremi hanno colpito in maniera forte il paniere produttivo delle nazioni.

Un nuovo esperimento molto importante, pubblicato su Nature Climate Ch’ange, ha messo in luce come lo scioglimento del ghiaccio marino negli ultimi 30 anni ad un ritmo dell’8% ogni dieci anni, è direttamente correlato con le estati estremamente calde riscontrate non solo negli USA e che si sono presentate sotto forma di siccità e ondate di calore. Il capo dello studio presso l’Istituto di ricerca di scienze geografiche e di risorse naturali di Pechino, Quihang Tang, ha affermato:
“Come le alte latitudini si riscaldano più velocemente delle medie latitudini, per via dell’effetto amplificato dello scioglimento dei ghiacci, così il vento delle correnti a getto che partono da Ovest verso Est si è attenuato. Di conseguenza, il cambio di circolazione atmosferica tende a favorire sistemi climatici persistenti e stagioni estive estreme”.

Gli approfondimenti al nuovo studio pubblicato sul Geophysical Research Letters hanno dimostrato un collegamento tra la diminuzione dei ghiacci nel mare Artico e le stagioni estreme, in particolare l’estate e l’inverno, che includono prolungati periodi di “siccità, inondazioni, ondate di freddo e di caldo”.

L’anno passato, il professor Duarte era capo autore dell’articolo nel giornale del Royal Academy of Science AMBIO, che metteva in guardia dal rischio di passare un “punto critico” che potrebbe portare ad un “effetto domino una volta che sarà finito il ghiaccio estivo”. Il professore Duarte ha inoltre affermato:
“Se il movimento prende avvio, può generare profondi cambiamenti climatici, che mettono l’Artico al centro e non alla periferia del sistema- Terra. E’ evidente che queste forze stanno per mettersi in moto. Ciò ha maggiori conseguenze sul futuro del genere umano, man mano che avanzano i cambiamenti climatici”.


Il Dr Nafeez Ahmed è direttore esecutivo dell’Institute for Policy Research & Development e autore della “Guida all’utente per la crisi della civiltà” e “Come salvarlo”, tra gli altri libri.
09.12.2013
Traduzione per www.comedonchisciotte.org e adattamento a cura di Daniele Frau

domenica 12 gennaio 2014

Ribadisco: la verità è che non vogliamo cambiare.

di Italo Romano
Siamo in balia dei mercati. Non c’era bisogno di conferma, ma per i duri e puri del politcally correct il problema principale è altrove. In questi giorni assisteremo ad una finta ondata di sdegno e ad un’orda antiberlusconiana, che sia chiaro, fatta di parole e vuota demagogia.
E’ necessario che il dibattito politico venga sterilizzato da populismo e tendenze mediatiche, di modo da fondere e confondere la “Politica” con le chiacchiere da bar.
L’Italia non è più una democrazia, ma un potentato della mercatocrazia mondiale. Questo, a quanto pare, non interessa a nessuno.
E lo sapete perchè? Perchè nessuno vuole cambiare veramente lo stato delle cose. Siamo consapevolmente drogati dal vuoto farfugliare, siamo conniventi di tutto questo marcio putrido e vogliamo conservare con bramosia la nostra fetta di finto benessere.
Nessuno ha le capacità e/o la voglia di analizzare oggettivamente quello che sta accadendo. Nessuno ha la possibilità e/o la necessità di andare alla fonte del problema. Siamo su una giostra da cui nessuno vuole scendere. Il nostro è un moto relativo onirico. Giriamo intorno al perno portante del ludico marchingegno pensando di essere in cammino sul sentiero del progresso e della civiltà, facciamo “chilometri”, vomitiamo fiumi di parole e pappagalliamo riflessioni precotte che non ci appartengono, ma il realtà girovaghiamo baloccandoci sempre nel medesimo recinto.
Allora ci appare lecito scaricare la frustrazione, derivata da una vergognosa ignoranza e da una scarso utilizzo della materia grigia, sul “mostro” del momento, che sia esso Berlusconi, Monti, Prodi e compagnia danzante.
Nel coltivare il nostro egoistico utilitarismo abbiamo accettato di essere rinchiusi in una gabbia. Questa prigione ci rende sicuri, dipendendti e “liberi” da responsabilità. E’ la tirannia del sistema liberista relativista, che ci vede attori non protagonisti di una sceneggiatura agghicciante, messa in scena da una regia di tecnici specializzati.
Questa è una dittatura. Viviamo nell’epoca del totalitarismo mercatocratico e plutocratico e rifiutiamo di riconoscere questa verità oggettiva.
Nell’ultimo anno questo paese è stato spolpato vivo dai curatori fallimentari del mondialismo capitalista. Hanno devastato lo “stato sociale”: dal lavoro alle pensioni , dalla sanità all’istruzione; hanno messo ai saldi il paese e tutti i suoi abitanti; hanno ceduto quote di sovranità ad entità extraterritoriali, rendendo sempre più aleatorio e centralizzatori il potere sistemico; hanno fatto terra bruciata di tutto quello a cui è stato possibile metter mano.
Non c’è che dire, questo è un paese che si può suddividere in due macrocategoria: gli idioti vantaggiosi, fieramente convinti del nulla, e gli arrivisti senza scrupoli che cavalcano l’orda a proprio uso e consumo.
Quello che ci propongono è il gioco delle tre carte, c’è il trucco!
La telenovela politca, tra piddini, rottamatori, grillini, sellini, berlusconiani , e tutto il paese dei balocchi a far da cornice, sono manovre contigue per schiavizzare le folle e mandare in malora l’intera nazione.
Lotte élitarie tra ras del potere che ci vedono come tifosi esagitati, convulsi e non pensanti o al massimo come spettatori belanti, ma nulla più.
Lo scopo è la centralizzazione del potere e lo svilimento dell’autodeterminazione dei popoli. Lo stesso popolo le cui nuove generazioni, da 60-70 anni a questa parte, sono state educate all’obbedienza e alla cieca fede. Noi confondiamo il caos e l’individualismo sfrenato con la libertà. Siamo stati addestrati a non concepire la critica, quindi a non mettere in discussione lo status quo e il modus operandi di chi detieni le file del potere. Siamo stati formati nell’odio verso ogni forma di reale ribellione. Abbiamo abdicato la nostra coscienza e siamo stati avvelenati dalla cultura del consumismo e della spettacolarizzazione.
Oggi ciò che conta è non fare domande, ma dare risposte su tutto.
Appare palese che non abbiamo gli strumenti logici e pratici per uscire da questo intricato labirinto.
E ora, dinanzi l’abisso, è vitale capire che per cambiare questa quotidiana catastrofe dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e concepire il mondo. E’ doverosa una evoluzione radicale del paradigma sociale esistente.
Prima di rivoltarsi fuori, dobbiamo fare i conti con noi stessi, e fare la rivoluzione dentro di noi. Acquisire consapevolezza per rendere le nostre azioni logiche e naturali.
Cambiare si può, e si deve, perchè le nostre vite valgono di più di qualsiasi mercato e profitto.
Abbiamo da sempre l’illusione del moto mentre siamo fermi come macigni.
Finchè non ritorneremo ad affermare certi valori fondanti di una civiltà realmente democratica, rimarremo su questa giostra, convinti di muoverci nella direnzione da noi scelta, mentre battiamo eternamente la stessa strada prestabilita.


sabato 11 gennaio 2014

Qualcosa di grave sta accadendo a Fukushima.


Dopo aver appreso che Il "Department of Health and Human Services" ha ordinato 14 milioni di dosi di ioduro di potassio da consegnare entro e non oltre il primo di febbraio, è facile prevedere che lo stesso governo federale si senta responsabile per aver permesso, senza commentare, che fossero superati i limiti radioattivi consentiti nei cibi e per aver disattivato i principali punti di controllo sulle radiazioni nucleari nella costa ovest. 

In questo modo, ora ci si può preparare, nel più assoluto riserbo, per una futura fissione nucleare degli impianti di Fukushima. 

Lo stesso tipo di fusione nucleare avvenuto a Fukushima è stato immaginato da eminenti scienziati, come quelli che, pochi mesi fa, hanno parlato denunciando i potenziali pericoli di Fukushima, durante il simposio scientifico tenutosi presso l'Università di Alberta. Scienziati come David Suzuki sono entrati nel merito ed hanno affermato che Fukushima è stata solo un terremoto devastante per il Giappone ma che con la eventuale ricaduta delle sue radioazioni potrà distruggere anche altre nazioni.

Durante la conferenza, Suzuki ha detto : «Ho visto un articolo che dice che se il quarto impianto dovesse essere soggetto ad un terremoto, e quella zona è molto esposta, dovremmo non solo "dire bye bye al Giappone" ma "tutti gli abitanti della costa occidentale" del Nord America dovrebbero evacuare.» ...



E Suzuki non è l'unico che si preoccupa tanto, anche se Suzuki è forse uno dei pochi che ottiene l'attenzione dei media per il suo status e per la sua notorietà dovuta ai suoi sedici importanti riconoscimenti accademici e per essere il conduttore del popolare programma della CBC-TV, intitolato “The Nature of Things”. 

Il Professor Charles Perrow, della Yale University, ha espresso preoccupazioni simili in un articolo intitolato eloquentemente “Fukushima Forever”, che mette in evidenza la gravissima minaccia di una catastrofe nucleare a causa di un errore umano, quando si tratta di rimuovere dalla centrale barre di combustibile esausto.

Un pericolo che di certo il governo degli USA riconosce come legittimo sulla base dell'analisi dei massimi esperti e che, senza dubbio, sta silenziosamente preparandosi ad affrontare da dietro le quinte .

Perrow scrive:

"E’ molto grave il pericolo che le barre di combustibile esausto che si trovano nella parte superiore della Centrale Nucleare Numero quattro, si spacchino sia per una tempesta o per un terremoto, ma anche in un tentativo fallito di rimuovere con attenzione ciascuna delle 1.535 barre per metterle al sicuro immagazzinandole nella piscina a 50 metri di distanza. 


Le condizioni della piscina dell’impianto Nr. 4, che si trova a 100 metri da terra, sono pericolose e, se due qualsiasi delle barre dovessero toccarsi, potrebbero causare reazioni nucleari incontrollabili. 

La radiazione che possono emettere tutte queste barre, se non mantenute sempre fredde e separate, richiederebbero l'evacuazione delle zone circostanti, compresa Tokyo. Proprio per l’emanazione di queste radiazione 6.375 barre che sono conservate nella piscina non hanno potuto essere raffreddate in continuazione,se per questo motivo si realizzasse una fissione nucleare, tutta l'umanità sarebbe minacciata per migliaia di anni".
E, in sordina, il "Department of Health and Human Services" USA sta stoccando enormi quantità di iodio, per prepararsi ad un evento di questo genere. Proprio stamattina, una fonte governativa mi ha detto che questo acquisto è davvero curioso sia per la quantità (14 milioni di dosi ) che per i tempi di consegna (entro il 1° febbraio), e va da sé intendere, per le esperienze del passato, che quando ci si trova di fronte ad un mega-acquisto-pubblico, del quale non si vede nessuna vera urgenza e nessun pericolo, ci si sta preparado a qualcosa di eccezionale.

La verità è che anche farsi una piccola scorta di ioduro di potassio di bassa di qualità sta diventando difficile perché nella popolazione si sta diffondendo la voce sulla pericolosità dell’espansione dei danni di Fukushima anche ad altre zone del pianeta. Molti produttori già stanno accumulando iodio greggio e lo trattano come una forma di investimento, con la consapevolezza che il fenomeno di Fukushima può benissimo scoppiare nei prossimi mesi. Per questo motivo, è stato difficile riuscire a brevettare la nuova formula dello iodio, che ha permesso a molti nel settore della produzione di aver cominciato a riempire i propri magazzini già da un bel po’ di tempo.




Articolo scritto da DI ANTONY GUCCIARDI thetruthseeker.co.uk

Nota biografica.

Anthony Gucciardi è editor e fondatore del sito web di notizie alternative “www.Storyleak.com” , e ha fondato anche “www.NaturalSociety.com”, il terzo sito web nel suo campo del mondo. E’ anche una personalità dei media e analista apprezzato da emittenti radio e televisive , tra cui Drudge Report, Michael Savage’s Savage Nation, Coast to Coast AM, and RT. 




tratto da: La Crepa nel Muro

I colpevoli.

di Francesco Salistrari.

Mi piacerebbe condividere e non rubare od esser derubato dei pensieri che popolano il mio mondo.

Non troppo diversi, nè troppo distanti da quelli di chiunque altro. Nè originali, nè illuminanti, nè geniali, ma semplici e diretti, riflessioni ad alta voce sbuffate nella baruffa di ogni giorno.

L’esigere attenzione a tutti costi, come un bambino capriccioso, non mi appartiene per niente, per cui scrivo su questa pagina per tutti e nessuno, lasciando queste parole a seccare fino al loro sparire.

E non posso non guardarmi intorno smarrito, osservando il nostro tempo, con occhi sperduti e colpevoli. Perché quello che vediamo è nostra, e nostra soltanto, responsabilità collettiva.
E’ inutile dare la colpa ai banchieri, ai truffatori, ai politici, ai criminali, o a qualsiasi risma d’umanità che ci cammina accanto.

Se in una terra, maledetta dagli uomini, condannata da un’immane stupidità travestita da scaltrezza, vengono ammassate tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici, la colpa è collettiva. Ed i rifiuti solo scarti di queste anime dannate dalla cupidigia e dalla brama di possesso.

E non importa chi ci ha guadagnato e chi si è arricchito, chi è morto e chi è andato via a godere del maltolto. Perché nessuno ha vinto, ma tutti hanno perso. Perché trasformare la terra in un veleno mortale è una sentenza inappellabile per il genere umano nel suo complesso.

E siamo tutti colpevoli, di fronte a noi stessi e a Dio. E non può esserci perdono o assoluzione per un crimine del genere. Permesso e reso possibile da un concorso di colpa collettivo, in una grande, generale, organizzazione criminale a cui siamo tutti associati.

Il silenzio, l’indifferenza, l’interesse diretto o l’azione concreta, diventano indistinguibili, quando così grandi ed evidenti sono i meccanismi che si mettono in moto.

Non esiste giustificazione alcuna al pianto per i morti di questa esecuzione di massa in cui tutti abbiamo premuto il grilletto. Perché l’omertà indifferente di ognuno di noi, dediti e succubi dei nostri desideri materiali, non ha nessuna attenuante di fronte al danno incalcolabile che abbiamo causato.

Non esistono soltanto uomini senza scrupoli e vittime innocenti, non sempre. Esistono crimini e complicità, oblio e disinteresse, omertà e avidità, in un immenso coacervo che per convenzione chiamiamo umanità. E non possiamo esimerci dal vedere quanto stupido e insensato sia il nostro modo di vivere, non accettato perché imposto, ma scelto, non subito, addirittura desiderato.

 E le lamentele che sentiamo da ogni dove, le critiche, le rimostranze, i pianti disperati, la rabbia, il risentimento, la voglia di rivalsa, mascherata da anelito di cambiamento, poche volte sono sincere, disinteressate, leali, perché quasi sempre si tratta del pianto indispettito di un bambino escluso dal gioco.

Le disuguaglianze esistono proprio perché gli esclusi non pretendono che vengano cambiate le regole che disciplinano il funzionamento della società, ma lottano e si sacrificano solo per rientrare nel gioco, per acquisire una nuova e più vantaggiosa collocazione, per ritagliarsi uno spazio nel quale emulare e scimmiottare chi li ha condannati all’esclusione.

La lotta di classe diventa invidia sociale. E lo scontro di interessi inconciliabili viene edulcorato dalla prospettiva consumistica a cui tutti, ci viene raccontato, è data la possibilità di aspirare.

La società del nostro tempo è criminale. Perché criminale è il potere concesso, riconosciuto, accordato, delegato a questi mastri di chiavi dei forzieri del denaro. Perché l’unico, vero, fine del nostro agire sociale, si è ridotto ad essere banalmente possedere e usare denaro.

Consumare la terra e avvelenarla, permettere sofferenze indicibili, raccontarci quella selva di bugie affinché il nostro sguardo sia distolto dalla distruzione congenita alle decisioni che prendiamo tutti ogni giorno, è una responsabilità collettiva da cui non possiamo sottrarci.
Possiamo solo fingere e ingannarci, come narcisi allo specchio.

Tutto qui.

Possiamo raccontarci mille storie, propinarci mille scusanti, lavarci la coscienza con ogni sorta di gesto benefico, con ogni genere di opera caritatevole, con ogni sorta di impresa meritevole. Possiamo rivestirci di tutta la compassione che crediamo di possedere. Possiamo provare ogni sfumatura di sincera contrizione per il male che vediamo circondarci e piangere lacrime che crediamo francamente autentiche: mai nulla potrà perdonarci per ciò che stiamo facendo.
Le migliori intelligenze di questa umanità in decadenza non riescono più a mettersi al servizio di una qualche idea di progresso, perché abbiamo cambiato il senso alle parole e l’abbiamo accettato così, semplicemente e “progresso” è divenuto sinonimo di “crescita economica”, di “produzione materiale”, di “consumo”. Parole come “benessere” sono diventate cornici entro le quali racchiudere il possesso materiale di beni prodotti da vendere e acquistare all’interno di un mercato. Un mercato onnicomprensivo in cui ogni fattore sociale, umano, naturale, altro non è se non un “bene” acquistabile. E “beni” e “benessere” sono diventati la fraudolenta conseguenzialità della volontà collettiva.

Questa umanità non potrà avere alcun futuro se non abbandona il “qui ed ora”. Perché non esiste futuro se non viene declinato al presente. E noi abbiamo smesso di farlo.

Queste parole, questi tratti scuri su un foglio bianco che non esiste nemmeno, questi microscopici impulsi elettrici che sgorgano dalle mie mani insanguinate, non sono nient’altro che questo. Essenzialmente il soliloquio di una folla che si parla senza ascoltarsi e senza comprendersi. Proprio perché non sono il solo che pensa queste cose. Proprio perché non v’è traccia di originalità in ciò che dico. Proprio perché sono millenni che l’umanità si parla addosso senza mutare concretamente il senso del proprio vivere.

E ci saranno sempre sopraffatti e sopraffattori, vittime e carnefici, aguzzini e rematori finché non ci sveglieremo tutti da questa allucinazione che chiamiamo società.

Non potremo mai essere una comunità. Men che meno una civiltà.

Lo siamo solo nelle accezioni fallaci e fraudolente che della società abbiamo dato.

Non sono solo i nostri corpi a decomporsi, ma anche le nostre anime.

Popolo di vigliacchi bugiardi che si autoingannano per un piatto di lenticchie.


sabato 16 novembre 2013

Dissertazione sull'amore.



Lo credo.

Fermamente.

Che l’amore non si sceglie, ma è lui che sceglie te.

Ma nell’amore, che non è mai eterno, al contrario passeggero, fugace, come le cose della vita, nell’amore, vive comunque una scelta. Istintiva, ormonica.

E questa scelta è rappresentata da colei (o colui) che si ama. Non in quanto oggetto del desiderio, ma in quanto unicità.

E’ pur vero che non esiste amore senza desiderio, ma non è vero il contrario. E la nostra scelta sta proprio nel capire, intuire, scoprire, che è quello e solo quello l’essere che abbiamo scelto. Perché in quella intuizione, in quella scoperta, c’è tutto il nostro essere uomini. E il non essere uomini, nell’errore.

La scintilla di verità che sgorga da quell’intuizione è talmente importante da restare quasi celata a noi stessi, per non rovinarla, sgualcirla, con i nostri pensieri.

L’amore ci sceglie. Nel senso che nel corso della vita non è il Caso a giocare il ruolo predominante, ma le nostre scelte. E incontriamo le persone che incontriamo, solo grazie alle persone delle quali, con altre scelte istintive, ci siamo circondati nel corso della nostra esistenza.

Percorriamo una strada in cui sapremmo esattamente chi incontreremo, se ne avessimo piena coscienza.

E l’amore, dunque, ci sceglie proprio nel momento in cui scegliamo una di quelle persone che la vita ci ha donato il privilegio di incontrare.

In definitiva, l’amore è un’illusione. La più grande, la più bella, la più indispensabile illusione della nostra esistenza. L’unica capace di dare un senso alla nostra vita.

Perché scegliendo bene, saremo costretti ad amare davvero.

Il nostro più grande dilemma risiede proprio in questo.

 

(Francesco Salistrari)

mercoledì 9 ottobre 2013

Ecco come va veramente l'economia americana.

Di MIKE WHITNEY

counterpunch.org

"Il crollo dei prezzi delle attività mostrano che ormai è cominciata la recessione e anche le scorte ... cominciano a diminuire più di quanto diminuisca il valore degli immobili. Questi sono segnali sufficienti per predire l'arrivo della recessione". come dice un documento del FMI redatto dagli economisti John C. Bluedorn , Joerg Decressin e Marco E. Terrones . Il fatto che i prezzi delle azioni abbi
ano preso una deriva al ribasso, non prova comunque che l'economia sia in recessione. Né serve a dimostrarlo la disfunzione politica (il blocco del governo), né la vendita delle case che non riparte, né la fiducia della gente che è ormai sotto i tacchi, o la disoccupazione che resta tenacemente troppo alta, o l'aumento del livello della povertà estrema, o della dipendenza dei sempre più poveri, dai buoni pasto, o dalla bassa propensione al consumo , o dai salari stagnanti, o dal calo dei redditi della classe media, o dall’aumento delle disuguagòianze sociali.

Sono riusciti a spingere il paese cverso una strada sbagliata e a fargli affrontare tutte le sue priorità a caso, ma non vogliono dirci che incombe una nuova recessione. Anche così, è facile comprendere quanto debbano ancora andar male le cose prima che nell'economia si rifletta veramente tutto lo stato d'animo del paese, che è spietatamente pessimista.

Dire che qualcuno creda in un recupero di Obama sarebbe uno stupido eufemismo. I suoi sostenitori si sentono ingannati, fuorviati e scoraggiati. Obama non è l’uomo del cambiamento che avevano sperato. Ha fatto aumentare i fronti di guerra, ha ridotto i programmi essenziali per la rete di sicurezza, ha graziato i criminali di Wall Street e ha continuato il feroce attacco alle libertà civili. Ha fatto tutto quanto era in suo potere per far aumentare i profitti delle grandi imprese e delle banche, ma non ha mosso un dito per aiutare la gente che lavora.

E i suoi sforzi sono stati ripagati, basta guardare a questi articoli del Huffington Post :

"I profitti delle imprese sono aumentati del 18,6 % l'anno scorso .... oggi veramente, gli utili delle società costituiscono la percentuale di PIL più alta di qualsiasi altro periodo nella storia ...

I salari reali sono diminuiti di quasi il 7% negli ultimi sette anni, secondo i dati raccolti dall' istituto di ricerca PayScale. In altre parole, i lavoratori americani oggi hanno meno potere di acquisto di quanto ne avevano prima della crisi finanziaria ...

Le rivelazioni di PayScale sono solo le ultime di una sfilza di indagini che dimostrano che la lenta ripresa economica non ha fatto bene alla maggior parte di noi. > La disuguaglianza dei redditi negli Stati Uniti è arrivata a un nuovo massimo facendo arrivare a guadagni stellari quell’ 1% della popolazione che è soddisfatto per la stagnazione dei salari che affligge praticamente tutti gli altri. "(I profitti delle imprese sono alle stelle, ma tu non te ne accorgi - Huffington Post )

Certo già sapevate tutto prima, ma ecco qualcosa che forse non sapevate. Sia le imprese che le banche stanno registrando profitti record, i sondaggi della Gallup dimostrano che "la fiducia in tutti e tre i rami del governo federale è scesa nella parte più bassa mai storicamente vista" e contemporaneamente la fiducia “" degli americani nelle banche " è scesa al minimo storico del 18% - . sotto quel minimo toccato al culmine del crollo finanziario globale " ( Gallup ).

Tutto questo vorrà dire che gli amici di Obama si sono spartiti il bottino del furto fatto a quelli che lavorano; questo si può dedurre dal livello di fiducia che dimostrano gli americani.

Gli americani non hanno più fiducia nel governo, non hanno più fiducia nel mercato, non hanno più fiducia nel sistema giudiziario. A poco a poco , questa mancanza di fiducia si trasmetterà nell'economia e i consumatori sempre più diffidenti cominceranno a mettere da parte qualcosa in più dei loro guadagni per proteggersi dalla oligarchia di un governo–corporativo-camorrista. Un rallentamento dei consumi personali avrà un impatto sulle vendite al dettaglio, sui beni durevoli, sulle assunzione e sugli investimenti di capitale .

Farà seccare i germogli verdi che stava mettendo l’economia e la respingerà indietro, in territorio negativo. E mentre questo potrebbe non accadere nel prossimo mese o due, ci sono settori economici che già presentano sintomi di debolezza. Prendiamo, per esempio, le case che, man mano che passa il tempo stanno perdendo sempre più slancio. Ecco uno stralcio da un articolo del Global Economic Intersection:

" Il registro immobiliare registra un chiaro calo della domanda, e forse anche una maggiore motivazione dei venditori ad uscire dal mercato. Il trend segue il modello delineatosi nel 2010 .... ed indica che il mercato immobiliare sta raggiungendo un punto critico dove non servirà nessun altro intervento né della FED né del Governo Federale per dargli ancora un pò di ossigeno. " “(Global Economic Intersection) 

Poi c'è questo brano di “Wells Fargo” sulla fuga degli investitori che sono usciti dal mercato l'anno scorso :

" Il mercato immobiliare si sta muovendo, passando da un rimbalzo guidato, soprattutto da forze speculative verso un altro i cui fondamentali saranno molto più forti” - Nel corso degli ultimi anni gli acquisti degli investitori sono stati il motivo primario per la ripresa del mercato immobiliare, contribuendo a smaltire l’invenduto di proprietà pignorate e di chi non poteva più pagare il mutuo sulla casa, mantenendo così alti i prezzi delle case. Prezzi delle case, che erano crollati fino ad un massimo del 33,7% e che hanno recuperato il 16,3%, sono aumentati del 12,4% negli ultimi 12 mesi. L'altalena dei prezzi esagera l'entità del miglioramento e probabilmente riflette l'effetto a zig-zag prezzi dovuto al crollo del settore" (" Wells Fargo Predicts Market Rebound " DS News)

E qui c'è più da CNBC Realty Check:

" Un potenziale stallo nell’aumento dei prezzi delle casei e un forte calo del numero di proprietà in difficoltà hanno fatto uscire alcuni grandi investitori dal mercato dei piccoli proprietari e degli affitti ...
"Penso che il mercato degli investitori sia in gran parte ormai superato " ha detto Doug Lebd, CEO di Lending Tree alla CNBC . "Si compravano immobili per investimento tre, quattro, cinque anni fa . Quello che sento adesso è un forte rallentamento".
Il fatto che Oaktree Capital Group stia vendendo circa 500 delle sue case, ha fatto scrivere a Och-Ziff Capital che il settore sta ricominciando a tirare. Ma nessuno ha commentato questa notizia. Carrington Mortgage Services, alla fine dell'anno scorso, ha smesso di comprare case pignorate, sostenendo che il mercato era un po "troppo schiumoso”... "(E 'un business non è un mestiere- CNBC) 

Credevamo che gli speculatori alla fine sarebbero usciti dal mercato , ma non pensavamo che sarebbe successo così velocemente. Questa notizia dovrebbe scuotere l'amministrazione e far sudare freddo la FED perché la ripresa della corazzata immobiliare è l'unico settore che stava mostrando miglioramenti. Una caduta della domanda si dovrebbe vedere dai dati delle vendite di ottobre, e questo metterà più pressione sulla FED per far aumentare i suoi acquisti di titoli garantiti dai mutui (MBS ), anche se si vedono spuntare bolle ovunque nei mercati finanziari.

Anche se Mohamed El – Erian, di Pimco, ha recentemente detto in una intervista a Bloomberg "Praticamente ogni mercato si muove a livelli artificiosi ", mentre gli investitori si stanno "prendendo più rischi di quanto sia giustificato".

A parte i livelli storici di indebitamento marginale e la follia del "buyback" delle proprie azioni, ci sono anche segni di bolle in arrivo sui redditi fissi e sui titoli spazzatura . Diamo un'occhiata a queste note di Reuters :

"Il piccolo risparmio continua ad inondare i fondi-di-credito, segnando la 66° settimana di pesanti afflussi, secondo i dati di Lipper. I fondi di credito hanno raccolto US$ 1,3 miliardi nella settimana conclusasi il 18 settembre, durante la quale la FED ha sorpreso i mercati con il suo piano per continuare ad acquistare 85 miliardi dollari di obbligazioni settimanali, mantenendo tassi bassi e stimolando la crescita economica .

Gli afflussi dei fondo di credito hanno accelerato durante l'estate per la speranza che la banca centrale USA stesse per ridurre gli acquisti di obbligazioni, continuando ad aumentare i tassi di interesse. Le emissioni di obbligazioni di prestito garantite ( CLO ), che servono al controllo sul livello dei prestiti, quest'anno hanno già superato i 57.000 milioni di dollari dello scorso anno. " i>(“U.S. leveraged loan buyers undeterred by Fed, regulation“ - Reuters) 

Evviva ! Un'altra bolla speculativa gigantesca ! 

Con la scelta di non ridurre i suoi acquisti mensili, la FED ancora una volta cammina sulle acque e inonda i mercati con “beaucoup de liquidité”. Cosa che riempie bolle letali sempre più grandi. Ma non si tratta solo di spazzatura sia, le bolle si estendono fino ad abbracciare tutto lo spettro delle attività finanziarie, dalle azioni e dalle obbligazioni, ai debiti strutturati, ai derivati, ai terreni agricoli, e alle CLO.

È Bernanke che ha gonfiato le bolle. L' intera faccenda è stata grossolanamente falsata dalla frenesia persistente della FED di pompare nuovo denaro. Basta cercare di comprendere quello che ha detto, la settimana scorsa, il capo di Blackstone.
Questo è tratto da Testosterone Pit:

"Il Responsabile globale di Blackstone per i private equity founds, Giuseppe Baratta, giovedì ha detto che" noi " siamo "nel bel mezzo di una epica bolla di credito ", cosa che non aveva mai visto nella sua carriera ...

Le emissioni di obbligazioni spazzatura hanno raggiunto il record assoluto di 47,6 miliardi di dollari nel mese di settembre, superando il record precedente, di settembre dello scorso anno, che era stato di 46,8 miliardi di dollari – dati S & P Capital IQ / LCD. Dall’ inizio anno, le emissioni sono pari a 255 miliardi di dollari ed hanno già scavalcato il volume dello scorso anno che, per questo periodo, era di 243 miliardi di dollari. Nel 2012, già in piena bolla, si stabilì il record di tutti i tempi con 346 miliardi di dollari ...

Il costo di una azione ad alto rendimento su base assoluta è basso quanto non è mai stato ", ha spiegato Baratta, che gestisce i 53 miliardi di dollari delle attività di Blackstone-Equity. Anche le aziende a più alto rischio stanno vendendo le obbligazioni più avventate e con rese basse ..... Baratta si è anche lamentato che le valutazioni "relative alle prospettive di crescita per il momento sono “fuori servizio” " (“Bubble Trouble: Record Junk Bond Issuance, A Barrage Of IPOs, “Out Of Whack” Valuations, And Grim Earnings Growth”, Testosterone Pit)

" Temporaneamente fuori servizio" ? Pensiamo questo ? Vogliamo dire che Bernanke non può collegare con un tubo una bombola di un elio ai mercati finanziari e pompare come un matto per 4 anni di seguito, senza far prendere alla bolla le dimensioni di un dirigibile che minaccia di far andare l'intero sistema all'altro mondo ? È questo che vogliamo dire ?

Questa è psicopatia . L'economia se va bene fa il 2%, milioni di persone non riescono a trovare lavoro , la fiducia nel governo scorre come l’acqua nello scarico del lavandino e Bernanke si sta masturbando buttando soldi sul mercato. E’ questa la ripresa ci aspettavamo ? Basta guardare i problemi che stanno avendo le banche. Questo è dal Wall Street Journal :

" Nuovi problemi affliggono le banche USA, mentre si preparano a pubblicare i risultati del terzo trimestre tra moniti per le deboli entrate del trading, per un brusco calo dell'attività di rifinanziamento dei mutui e per l'aumento dei costi legali .... Gli analisti hanno abbassato le stime dei ricavi delle sei più grandi banche USA per il quarto trimestre e stimano un taglio dei profitti per tutti ...

" Non vedevo un morale così basso dai tempi del Titanic ", ha detto Richard Stein , un Senior Recruiter di Caldwell Partners CWL.T -3,41 % azienda specializzata nei servizi finanziari ...

Basse aspettative sono un segnale preoccupante per superare la domanda poco brillante in un settore già in difficoltà, in una economia debole e dopo la sbornia della crisi finanziaria del 2008 ... " Weak Trading, Mortgage Slump, Legal Costs to Cut Results at Banks - - Wall Street Journal)

Sappiamo bene che ci devono essere grossi problemi quando qualcuno che conosce bene il settore comincia a confrontarlo con la situazione del Titanic. Non è proprio una " raccomandazione sicura" .

Ma possiamo crederci ? Sono sempre le stesse, inutili banche-zombie che abbiamo salvato appena quattro anni fa, spendendo molte migliaia di miliardi di dollari e adesso : Stanno andando di nuovo per stracci ? Come può succedere? E intanto la FED ha continuato a dare a queste banche altreslinguazzate di prestiti senza interessi , riempiendole con migliaia di miliardi di fondi di riserva , pompando così il valore delle loro azioni e facendole navigare in un oceano di liquidità. ….. E queste banche ancora non riescono a cambiare le cose ? Ci sono due possibilità o questi signori cercano di seguire il modello di business più stupido che si sia mai sperimentato nella storia, oppure, alla fine, il crimine non paga.

Il fatto è che le banche stanno trascinando verso il basso l'intera economia e tutto il resto, perché non si può rimodellare l' intero sistema solo per far piacere ad imbecilli imbranati, la cui unica strategia per sopravvivere è succhiare sangue al governo. Dopo quattro anni durante i quali ci hanno costretto a fargli la respirazione bocca a bocca per farli riprendere, il credito bancario non si è ancora ripreso.
Questo è il ridicolo.
Questi signori del governo stanno facendo il palo mentre e i complici fanno affari con i derivati e registrano i soldi, che il governo gli ha dato per i prestiti, nella colonna dei profitti per gli azionisti che dicono che il mercato è al rialzo. E' tutta una dannata fregatura . Avremmo dovuto abbatterli questi zombie quando ne abbiamo avuto la possibilità. Ora sono entrati nel governo. Ed è per questo che l'economia sta per crollare un’altra volta .

MIKE WHITNEY vive nello stato di Washington . Ha collaborato a Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion (AK Press). Hopeless è disponibile anche in edizione Kindle . La Storia di Whitney sulla diminuzione dei salari della classe media americana è stata pubblicata sul June issue of CounterPunch. Per contattarlo : fergiewhitney@msn.com

Fonte:  http://www.counterpunch.org/2013/10/04/the-state-of-the-econom 
7.10.2013

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di 
Bosque Primario

martedì 1 ottobre 2013

La Banca più potente al mondo annuncia il crash.

Con sede a Basilea, la BRI, la Banca dei regolamenti internazionali, promuove la cooperazione tra la banche centrali, fornisce servizi finanziari in qualità di “banca delle banche centrali” e opera come agente o mandataria nei pagamenti internazionali che le vengono affidati.
In definitiva, nella sua veste di banca di tutte le banche, la BRI di Basilea è la banca più potente al mondo, quella che capta e dirige il clima della finanza a livello mondiale. E le sue ultime previsioni sono allarmanti.
L’allarme lanciato dalla BRI settimana scorsa in un rapporto, fa stato di uno tsunami del debito che – nell’indifferenza generale dei governi e dei media – sta per abbattersi sui mercati, sulla finanza e sull’economia. Un crash dalle proporzioni ciclopiche.
E non sarà certamente il dietrofront del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, che ha rinunciato a ridurre la massiccia (quanto inutile) iniezione di 85 miliardi di dollari mensili nella disastrata economia americana che metterà a posto le cose.
L’annuncio della Fed di proseguire con il programma del Quantitative easing e con la stampa illimitata di moneta, conferma l’impotenza del governo americano nel rimettere in piedi una situazione economica compromessa da tempo e che non è in grado di rinunciare all’illusorio sostegno di questi stimoli artificiali.
In parallelo, malgrado il proseguimento del Quantitative easing, la Fed ha rivisto nuovamente al ribasso la previsione di crescita per il 2013.
William White, ex economista presso la BRI, conferma le sinistre previsioni del rapporto dell’istituto finanziario :
“Siamo tornati a una situazione peggiore di quella che prevaleva alla vigilia del crollo di Lehman Brothers, nel 2008. Tutte le situazioni di disequilibrio sono ancora presenti. I livelli di indebitamento pubblico e privato sono aumentati del 30% rispetto a cinque anni fa.”
Il debito mondiale viene quantificato in cifre tanto allucinanti quanto incomprensibili. Secondo il giornale The Economist sarebbe di 52 mila miliardi di dollari. E c’è chi lo quantifica ancora più alto, addirittura di 190 mila miliardi di dollari.
In pieno dibattito sul tetto del debito, il Congresso americano farà quello che ha sempre fatto : entro il 15 ottobre voterà a favore di un nuovo innalzamento del limite massimo del debito nazionale.
Cosa può fare d’altro? Se non voterà a favore, gli Stati Uniti andranno in default di pagamento.
Il Giappone prosegue la sua rovinosa fuga in avanti. Indebitato al 211% del suo Pil, il paese consacra oltre la metà delle sue entrate fiscali al rimborso dei soli interessi del debito nazionale. E il 46% del budget 2013 può essere finanziato unicamente con debiti supplementari.
In Cina, negli ultimi cinque anni i debiti privati sono saliti da 8 a 23 miliardi di dollari.
In Europa, in un anno il tasso d’indebitamento è aumentato da 88,2 a 92,2%. Il tutto mentre i governi della Zona euro si affannano a dichiarare che la crisi è passata e l’economia è in ripresa.
Davanti a noi si apre il baratro e gli artefici di questa gravissima crisi economica e finanziaria sono incapaci di trovare un rimedio.
Sinora, nei paesi più disagiati della Zona euro l’unico rimedio trovato dai governi è stato quello di proporre – e in taluni casi di attuare – il prelievo sui conti dei cittadini, per tentare di salvare il settore bancario e chiudere i buchi nelle finanze dello Stato. Cipro ne è un chiaro e tragico esempio.
(fonte: Nexus - Redazione/Le.veilleur.com)
Fonte: ticinolive.ch

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