venerdì 15 gennaio 2010

Compagni di viaggio.


Dopo questa ennesima lunga notte, popolata da fantasmi che ormai mi accompagnano da anni, aspetterò come sempre la prima luce, sempre uguale, magnifica e melanconica, che mi sbircia da lontano e che viene solo per frugare tra le mie cose. La prima luce, compagna di questa notte, è anche la meno discreta, è quella che arriva a mostrare alla notte che fugge chi sono, chi è stato il suo compagno silenzioso per tutte le ore passate. E mi scorgono da lontano le stelle che stanno per sparire, mi osserva anche la luna e gli altri pianeti e tutto grazie a quel piccolo ed insignificante raggio di luce che arriva dal sole, il primo, l’unico capace di mostrare a tutti i compagni inconsapevoli di questa notte che insieme a loro c’ero anch’io.

Così il cielo del mattino lentamente si rischiara ed i miei compagni di viaggio svaniscono lentamente, dandomi però appuntamento per la notte che verrà. E grande sarà la loro sorpresa quando ormai convinti che non mi sia presentato, grazie a quel piccolo raggio mattutino, come una nuvola fino a quel momento invisibile mi vedranno apparire ancora e mi sorrideranno da lontano, felici di aver trovato qualcuno che come loro aspetta che la notte si consumi.

Felici di sapere che qualcuno, nonostante tutto, si sia accorto di loro.


(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 12 gennaio 2010

Mater.


Madre di ogni cosa.

Signora sovrana.

Il tuo utero,
centro dell'universo.

Le tue mammelle,
che danno vita alla strada lucente.

Mistico centro di potere magnetico.

Madre di tutte le cose.
Ode a te!

Signora sovrana,
dea dell'amore,
dea della vita.

Il tuo codice è la lingua
dell'Olimpo nei cieli.

I tuoi segreti
sono i segreti del tempo.

Signora sovrana,
ode a te!

Ora e sempre,
nei secoli dei secoli.


(Francesco Salistrari, 2010)

domenica 10 gennaio 2010

L'incubo del dormiente.


Il silenzio sopra di me,
spesso come catrame,
il buio simile a panna montata.
Immobile attendo qualcosa che non arriva,
all'orizzonte nulla scorgo se non la paura,
sul suo
galoppante cavallo ,
fiera e spietata.
Respiro come un'aria malsana
ed il mio corpo si ribella a qualcosa di indefinito.
Le mani fredde non toccano più nulla
ed il cuore pulsa lento una linfa vitale
di cui ignoro la verità.
Strana è la mia quiete,
nonostante senta in lontanaza rumore di zoccoli,
cavallo scuro al galoppo.
Strana calma la mia,
che mi attorciglia le membra.
Odore macchiato d'incenso e fiori appassiti,
come cimitero.
Cosa sarà tutto questo,
se non un altro scherzo della vita?
O della morte?
Ricomincio a camminare
in questo mondo stanco e desolato,
fatto di pietre e solitudine,
di silenzio e rassegnazione.
Cosa sarà tutto questo,
se non l'incubo di un dormiente?
E' calata la mezzanotte
su questo mondo strano.
Un assurdo sole
è già scomparso all'orizzonte.
C'è chi ha paura, chi sorride, chi se ne frega.
Il buio è calato, ma nessuno sa perchè.
Trema la terra ed ulula il vento,
divampa il fuoco e l'erba avvizzisce.
Siamo arrivati alla fine del viaggio,
cari miei mentecatti.
Cala lento il sipario
e c'è ancora qualcuno che si chiede il perchè.
Come me.
Sveglio o dormiente?

(Francesco Salistrari, 2010)

venerdì 8 gennaio 2010

Il cielo vuoto.

Chiodo fisso come immacolato, musica soffice, pensiero libero.

Il mistero della vita si erge dal lampo prima del tuono, che chiede aiuto quando il cielo si scurisce.

Cogli la tua mela, non aspettare perché il mondo non lo fa, e la mela va in malora.

Odore di funghi tra le righe del tempo, odore di sesso nei ricordi di chi giovane fu…non aver paura di gridare al cielo il proprio nome, perché nessuno ti risponderà.

Il cielo è vuoto, non sono certo io a dirlo. Dio non c’è lassù. Dio è qui. Dio sei tu stesso.

Fai la tua parte almeno una volta.

Il cielo è vuoto, è il pianto ad essere infinito.

E si leva fin lassù rendendolo pieno.

Pieno di ciò che non dovrebbe.

Il cielo non è quello che vedi. Ma è nei tuoi occhi uomo.

Aprili davvero e guarda aldilà delle nuvole, apri il tuo cuore e pensa a ciò che di bello sai fare.

Dio non esiste, ma esisti tu.

Fà la tua parte, maledetto animale.

Almeno una volta.


(Francesco Salistrari, 2010)



giovedì 7 gennaio 2010

L'urlo.


A volte è come se sentissi dentro me tutto il dolore del mondo, il pianto degli affamati, il freddo dei senzatetto, la sofferenza dei malati.
Come un'ancestrale malìa che mi avvolge l'anima che per un attimo mi fa dimenticare chi sono e cosa ho.
Mi sento vecchio, stanco, affamato e soffro il freddo di un inverno infinito che avvolge la storia del mondo.
Non ne ho mai compreso il perché, nè ho cercato risposta, nè giustificazione, nè comprensione.
Vorrei solo esser capace di fare qualcosa, ma mi consumo in un'inutilità accecante, senza senso e vano mi sembra ogni sforzo.
Non cerco commiserazione, nè simpatia, nè ammirazione. E la mia non è superbia. Ve lo assicuro.
Vorrei solo essere in grado qualche volta di riuscire a parlare per chi soffre, per chi non ha nulla e muore nell'anonimato di questo mondo che dimentica.
Vorrei urlare ed esser capace di farmi sentire ai quattro angoli del globo.
Per un attimo.
E regalare ad ognuno un semplice istante di comprensione.

(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 5 gennaio 2010

Il sonno del giorno.


Vorrei non dover dormire mai.
Vivere la mia vita ogni istante, un minuto alla volta, intensamente, senza perdermi nulla.
Vorrei poter cullare i miei sogni ad occhi aperti, senza esser costretto a fuggire ogni volta in quel luogo senza luce che tutti chiamiamo sonno.
Vorrei vivere ogni singolo istante del giorno e della notte, veder nascere il sole e sparire la luna, colorarsi il mondo e poi di nuovo, fino alla prossima volta. Ad attendermi c'è una notte senza fine, sonno eterno aldilà del mondo. Non voglio dormire, non adesso, troppo breve la vita. E' assurdo lasciare tutto questo tempo per strada, dormire e sognare e non ricordare, morire ed amare ed è solo illusione. Voglio sentire la realtà, respirarla, farla parte di me, sentire le cose e la loro consistenza, amare e ricordare, lottare e vincere la propria battaglia di ogni giorno. Ma poi cado stanco ed il buio mi avvinghia e così dolce è l'alcova che mi accoglie, così rassicurante, materna miracolosa. Cado stanco della vita appena vissuta, trascorsa e consumata per sempre. Comincio a dormire ed il mondo non ha più importanza. Vorrei non dover dormire. Ma quando lo faccio non vorrei più tornare.

(Francesco Salistrari, 2010)

sabato 2 gennaio 2010

Il cielo sfuggito.






Sono stanco di parlare.
Le parole hanno senso solo se qualcuno è disposto ad ascoltare.
Ci parliamo addosso ogni giorno senza più comprenderci e ci schieriamo l'un contro l'altro, pur essendo d'accordo.
Non siamo più in grado di capire chi siamo, perchè smarrita è la nostra capacità di sognare.
I nostri sogni hanno l'odore di un negozio e degli scarichi delle auto.
Siamo rimasti soli, accecati dalle luci delle nostre città, senza più possibilità di vedere il cielo.
E' forse per questo che ci sentiamo così grandi.

(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 31 dicembre 2009

Le cose non dette.


Sono lieto di comunicarvi che il testo "Le cose non dette", iscritto alla sezione D (narrativa inedita) del II premio Artistico-Letterario Internazionale A. Proviero di Trenta (CS), è stato premiato dalla giuria con una menzione speciale.
Potete scaricare il testo premendo sul seguente link:
"Le cose non dette".

La motivazione della giuria:

"Uno sfogo. Questo non è un racconto, ma un vero e proprio sfogo che l'autore affida alla sua penna ed ad un modo originalissimo di raccontare e raccontarsi. E poi è una vera e propria sfida, che Salistrari ingaggia col lettore: una sfida che l'autore vuole chiaramente perdere, in quanto ci invita costantemente ad abbandonare la lettura. In quel caso, però, il suo scritto si trasformerebbe in quelle parole non dette richiamate dal titolo che non avrebbero nessun valore. Inoltre, sarebbe un peccato fermarsi prima del punto finale: si perderebbe l'occasione d'incontrare un'anima sorprendente, attraversata da dubbi e da una confusione che la rende unica e tutta da scoprire. Lo stile di scrittura adoperato da Salistrari affonda le sue radici nel linguaggio moderno con una differenza sostanziale rispetto a quello usato altrove: un grande senso di rispetto per la parola scritta e per quella non detta, che comunque viene pensata e quindi ha acquisito diritto di cittadinanza fra gli uomini".

Spero vi piaccia.


(Francesco Salistrari, 2009)


NB: premendo sul link si aprirà una pagina di filehosting, in basso vedrete la scritta in blu "Click here to Donwload".

mercoledì 30 dicembre 2009

Mondo di senatori.


Sto per entrare in un luogo che non ho mai visitato. Ostile, fatto di facce languide e sguardi interessati.
Ognuno vorrà carpire un segreto, una debolezza, da un atteggiamento, giuria messa lì a posta dalla propria superbia.
Sto entrando in un luogo di senatori, di dibattito, dove ognuno crede di poter criticare, proporre, cambiare. In realtà vedo il luogo dell'immobilismo e delle buone maniere. In cui ognuno recita una parte convinto di essere il regista.
Mi sento già le loro dita addosso, i loro falsi sorrisi di cera.
Sento già il vento della loro superbia e della loro ipocrisia scompigliarmi i capelli.
Il mondo delle parole e dei grandi maestri.
Sono già in soggezione, ma non mi interessa. Guarderanno me e crederanno di vedermi davvero. Crederanno di convincermi di essere simili. Proveranno a parlare attraverso le mie labbra, ma non riusciranno a farmi dire ciò che vorrebbero.
Navigherò in mezzo a loro simil fantasma, apparirò e scomparirò come solo io so fare e tutti crederenno di vedere qualcosa di nuovo.
Avranno mani e occhi solo per me, solo per un istante e sarò la loro ennesima illusione. Entrerò nel loro mondo e continuerò a fare ciò che so fare meglio.
Le luci, lo sfarzo, non mi faranno paura, ma solo sorridere.
Riderò, mentre tutti crederanno di vedermi piangere.

(Francesco Salistrari, 2009)

lunedì 28 dicembre 2009

Voglio essere.




Voglio essere spirito puro.
Sganciato da questo mondo duro.
Fatto di cose, consistenze,
spigolosa materia.

Voglio essere nube.
Vapore vitale di ancestrale memoria.

Corpo, anima, mente...

Voglio essere cielo.
Aria da gustare,
dolce continuazione di luce.

Materia, atomi, elettroni...

Voglio essere magnetismo.
Animale, selvaggio.
Sogno celato in spesse coperte.

Voglio essere occhio che guarda.
Innamorarmi di una materia che, oggi, non riesco ad amare.

(Francesco Salistrari, 2009)

domenica 27 dicembre 2009

Il sorriso sfumato.




Ho smesso di sognare anni fa
quando ho visto un estraneo
sbirciarmi dai pezzi di uno specchio spezzato.

Antichi erano i suoi occhi,
simili al tempo, sbiaditi,
grigi di nostalgia.

Amare le sue rughe,
come carta strappata.
Sporche di polvere,
come carta vetrata.

Le sue labbra scarlatte parlavano
di cose lontane,
di navi salpate,
di adii consumati.

Un sorriso sfumato
nell'incrinatura del vetro,
ennesima beffa di un destino beffardo,
ennesimo trucco di un gioco truccato.

La sua guancia,
solcata da lacrima tagliente,
come cicatrice dimenticata.

Il fiume dei giorni sarebbe trascorso,
senza indugi,
24 ore alla volta.

Tutto sarebbe accaduto
e l'orma del mio passaggio mi avrebbe inseguito,
trepida amante.

Ho smesso di sognare a 16 anni
e da allora porto sempre con me
un frammento di quello specchio spezzato.

(Francesco Salistrari, 2009)

sabato 26 dicembre 2009

Il mondo dei morti.



Ho di fronte una strada lucente, bagnata da una pioggia lontana, segnata dal passaggio di migliaia e migliaia di anime dannate, terra di confine tra un mondo ed un altro.
Sento in lontananza il pianto di un bambino, il rantolo di un vecchio morente.
Forse sto sognando, ma è tutto così reale, così vero, inconfutabile.
Ho davanti agli occhi lo spettacolo più strano che abbia mai potuto concepire. Non so se resisterò.
Vedo chilometri di code umane che attendono il proprio passaggio, vedo in lontananza degli occhi accesi nel buio da cieco furore.
Guida i suoi servi di rame fin nella fiamme, senza battere ciglio.
Forse sto anch’io aspettando il mio turno. E fremo di paura al solo pensiero di trovarmi di fronte quel mostro di carne e sangue.
Il solo modo per scoprire la mia presenza qui è aspettare e aspettare.
Se sentirò gridare il mio nome, così come quello degli altri, mi dirigerò alla meta finale del mio destino e piegherò le spalle chiedendo perdono.

(Francesco Salistrari,2008)

mercoledì 23 dicembre 2009

Pezzo di vetro.


Sono il pallido riflesso di un sorriso lasciato a marcire su una spiaggia deserta, dimenticato, scartato, dissolto da indifferenza ed incuria.

Sono il pianto del nibbio, il canto del cuculo e la voce triste del vento.

Sono foglie morte e tempesta, sono luce ed ombra, paura e rimpianto.

Sono la luna coperta da una coltre di nubi, sono quella stella cadente svanita prima che sia espresso un desiderio.

Sono acqua e fuoco.

Sono bile e rimorso.

Sono solitudine e rabbia.

Sono ruggine e nebbia.

Sono il senso indefinito di un sogno svanito al risveglio.

Sono l’amore che non esiste.

Sono il riflesso in quello specchio rotto.

Quella che vedi è la mia immagine, intrappolata per sempre in un frammento di vetro.


(Francesco Salistrari, 2004)

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