DI
EUGENIO ORSO
Pauper
class
In
liberaldemocrazia tutto si crea e s'inventa per orientare, o
addirittura predeterminare, gli effetti del voto. L’obiettivo è
impedire un effettivo esercizio della sovranità popolare. Persino il
voto libero d’opinione, che dovrebbe rappresentare la regola per i
“veri democratici e liberali”, è raro quanto i diamanti (se mai
è veramente esistito), perché a dominare la scena delle elezioni –
da intendersi quale scena del delitto in cui si neutralizza la
volontà popolare – sono il voto manipolato, il voto ricattato, il
voto in forza di paura, il voto ignorante, il voto d’inerzia e per
“tradizione” familiare, il voto di scambio. Il voto
liberaldemocratico, oggi, è come mai prima nella storia delle
sedicenti democrazie occidentali uno strumento di dominazione delle
élite.
Il
voto, così come si pratica in Italia, in Grecia, in Spagna, serve
essenzialmente per privare di qualsiasi traccia di sovranità i
popoli e per far eleggere governi graditi alla classe neodominate
globale. Una prova palese di quanto affermo, riscontrabile da
qualsiasi persona minimamente pensante, è l’assenza di alternative
reali, l’appiattimento delle politiche economiche, sociali e
finanziarie che l’”offerta” politica propone, attraverso
l’apposito marketing elettorale, sui principi inviolabili della
stretta osservanza neoliberista. Destra e sinistra non rappresentano
ormai che illusioni, svuotate di ogni contenuto politico effettivo,
ereditate da un passato sepolto e messe in campo con liste elettorali
differenziate, per ingannare il popolo votante. I moderni demi
obnubilati devono illudersi di scegliere fra i “prodotti” del
sistema e di decidere così il loro futuro. In questo contesto
nascono i programmi politici “fotocopia” – come li definiscono
gli stessi media di sistema, svelando in tal modo l’imbroglio –
che il popolo degli elettori dovrebbe votare, partecipando al rito
liberaldemocratico e illudendosi di scegliere. E’ chiaro che il
prodotto è unico e che soltanto il truffaldino marketing elettorale,
supportato da appositi pubblicitari e sondaggisti e derivato da
quello commerciale, è in grado di differenziare. In certi paesi
dell’Europa meridionale e mediterranea, oggi siamo però un passo
avanti, per quanto riguarda il controllo di massa e la
neutralizzazione della volontà popolare, perché ai governi eletti
con l’imbroglio si alternano governi non eletti, decisi
autoritariamente dalle Aristocrazie finanziarie accantonando
temporaneamente il rito elettorale. Il fatto che le reazioni
popolari, o meglio, le proteste delle masse pauperizzate, siano
deboli, frammentate e inefficaci conforta i veri decisori e gli
consente di perseguire i loro scopi senza intoppi, realizzando i
piani economici, finanziari e politici fino alle estreme conseguenze.
Così nell’Italia soggetta alla “supplenza direttoriale”
Monti-Napolitano, dove le reazioni di massa sono addirittura
inesistenti, ma anche in Grecia, ai tempi del governo Papademos
emanazione della “troika”, in cui non c’è stata un’efficace
opposizione popolare all’usurpatore. Se non vi saranno
ripensamenti, in Italia si andrà spediti verso le elezioni politiche
di fine legislatura seguendo il percorso greco – il
collaborazionista Samaras eletto dopo Papademos, il collaborazionista
Bersani dopo Monti – e le principali concentrazioni
burocratico-politiche che ci si ostina a chiamare partiti, per fare
propaganda, per tentare di “rilegittimarsi” davanti al corpo
elettorale e recuperare l’astensionismo, già si preparano a
inscenare la commedia delle primarie.
Primarie
e marketing elettorale
Le
primarie, dal mio punto di vista, sono un importante sottoprodotto
del marketing elettorale, a lungo sperimentato negli USA, in cui ha
dato risultati soddisfacenti, e che quindi può essere
convenientemente “esportato” in altri continenti, adattandolo
alle varie realtà locali, esattamente come si adattano a usi e
costumi particolari i prodotti esportati nell’economia
neocapitalista, fino a invadere colonizzandoli i mercatini elettorali
europei. Durante le primarie americane, di lunga durata, si
costruisce mediaticamente la popolarità del candidato di partito
alla presidenza federale e si fa conoscere ben oltre i confini del
suo stato (e seggio) di origine. Le grandi entità finanziarie e
finanziario-produttive si mettono in moto, nell'interminabile
campagna elettorale americana che comprende la fase delle primarie,
per tutelare i loro interessi (privati) finanziando i candidati alla
presidenza dei due storici partiti (non di rado più di uno
contemporaneamente, come ha fatto l’IBM all’epoca della prima
elezione di Obama). L’evento è seguito mediaticamente in tutto il
mondo quasi quanto le elezioni effettive, per l’impatto geopolitico
(accordi internazionali, guerre, dinamiche economico-finanziarie) che
una nuova presidenza USA potrà avere nel mondo. Media e marketing
elettorale agiscono congiuntamente, fin dalle primarie, per
accreditare il candidato presidente ben oltre i confini statunitensi.
L’introduzione delle primarie in Italia si deve al critico
cinematografico con tendenze hollywoodiane Valter Veltroni, fondatore
del pd, “estimatore” un po’ meno nobile di Alexis de
Tocqueville del sistema politico americano, concepito come
inevitabile destino dell’umanità, e scadente imitatore dei leader
democratici di quel paese. Certo, ci sono differenze fra la
repubblica presidenziale sul modello americano e quella parlamentare
italiana, ma in luogo di eleggere il candidato del partito alla
presidenza, si può ben eleggere un candidato di lista alla carica di
“capo del governo”, e il gioco è fatto. In genere, anche nella
pre-contesa elettorale delle primarie, come nelle elezioni effettive,
si può predeterminare il vincitore, e ciò accadrà puntualmente in
Italia soprattutto in relazione al pd, dove la spunterà Bersani e
non Renzi, o altri minori come Vendola e Puppato. Ma questo
sotto-prodotto dell’”offerta politica” non rappresenta soltanto
un’americanata a effetto, come qualcuno potrebbe credere pensando
alla caratura del suo “importatore ufficiale” nella penisola. In
vista delle prossime politiche di primavera, “incoronare” il
candidato premier delle principali liste elettorali attraverso la
simulazione della partecipazione popolare diretta (non attraverso la
mediazione dei voti di grandi elettori) dovrebbe consentire di:
(a)
rinfocolare l’illusione (liberal)democratica della sovranità
popolare e dell’esercizio effettivo della volontà popolare,
concorrendo a legittimare il sistema nel pre-voto;
(b)
ridimensionare il fastidioso fenomeno dell’astensionismo – per
cercare di recuperare voti e partecipazione al rito –
pubblicizzando l’evento “partecipativo di massa” delle primarie
e orientando il consenso, con operazioni manipolatorie specifiche a
cura del marketing elettorale, validamente supportato dall’apparato
ideologico-massmediatico;
(c)
ridimensionare (recuperandolo in parte) il futuro consenso a liste
elettorali non troppo conformiste – come M5S – moderatamente
critiche, che mantengono saldamente un piede fuori dal sistema, pur
aderendovi e partecipando alla kermesse del voto, e che per tale
motivo nella rappresentazione incarnano il “pericolo populista
contro la democrazia”, la temuta “antipolitica”, la deviazione
eterodossa dalla “retta via” (ortodossia) liberale e
liberista;
(d)
regolare i conti all’interno delle strutture burocratico-politiche
liberaldemocratiche, “incoronando” ufficialmente un candidato
premier predeterminato e gradito dalle Aristocrazie finanziarie, o
almeno non troppo sgradito a queste, che a quel punto dovrà essere
accettato con “fair play” anche dagli altri pretendenti al
miserevole trono.
Le
primarie del pd e del pdl
Le
primarie sono previste sia per il pd che si appresta a governare –
a meno di contrordini esterni, euroglobalisti, che comporteranno il
rinvio forzato di un anno della scadenza elettorale – sia per il
pdl, se ce la farà a sopravvivere fino ad aprile. Il pdl dovrà
assumere nel nuovo parlamento, com'è già stato stabilito dai
decisori, un ruolo di (falsa) opposizione sistemica in alternativa a
quella, meno controllabile e ancora da “addomesticare”, di M5S.
E’ ovvio che le primarie più importanti saranno quelle organizzate
dal pd, le quali avranno il maggior impatto propagandistico e
legittimante sul corpo elettorale. Per il pdl, invece, la strada si
prospetta in salita e le primarie potranno servire – se non vi sarà
un indesiderato fiasco in termini di partecipazione – per risalire
la china mantenendo, nel prossimo parlamento, un’adeguata presenza
di centro-destra (in liberaldemocrazia, le apparenze sono essenziali
e vanno salvaguardate). Il principale aspetto delle primarie, non
soltanto per il pdl in ambasce e crollo di consensi, ma anche per lo
stesso pd, è quello della partecipazione, cioè del numero dei
votanti. Questo elemento è essenziale per la riuscita complessiva
dell’operazione propagandistica e manipolante, conditio sine qua
non perché tutto si basa sulla simulazione della partecipazione
popolare al pre-voto. E allora gli apparati del pd e del pdl faranno
il possibile per gonfiare il dato della partecipazione popolare, come
è già accaduto in passato per quanto riguarda le primarie
sperimentate dal pd. Ci saranno ovviamente differenze quantitative
fra le due kermesse, poiché, per la più rilevante, ossia quella del
pd, Bersani che si appresta a vincerla ha già (incautamente?)
dichiarato che si attende due o tre milioni di votanti, mentre al pdl
basterebbe qualche centinaia di migliaia di voti (mezzo milione
potrebbe bastare, piuttosto che il desiderato milione) per mostrare
che si è invertita la tendenza e i suoi elettori iniziano a “tornare
all’ovile”. Del resto, un Berlusconi che sta abbandonando Alfano
al suo destino, ha commissionato specifici sondaggi di cui da sempre
si nutre, avvertendo che in occasione delle primarie pidielline si
rischia un flop.
Primarie
e partecipazione
Si
può cercare di indovinare quel che accadrà nel prossimo futuro
quando (e se) si faranno le primarie del pd e del pdl. Cominciamo dal
partito in ascesa. Il pd che vuole ufficializzare la leadership di
Bersani in modo fintamente democratico, ha bisogno di due o tre
milioni di polli che si rechino alle urne con entusiasmo, come
dichiarato dallo stesso Bersani. Un numero un po’ troppo alto, data
la situazione in cui concretamente vive la popolazione, e dato che la
caduta a precipizio del prodotto, la continua riduzione del potere
d'acquisto dei redditi popolari e la disoccupazione si aggraveranno
rapidamente, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Tutto
questo grazie alle politiche recessive del direttorio
Monti-Napolitano che sono state votate, in parlamento, proprio dal
pd. Bersani e molti altri della nomenclatura pidiina hanno sempre
ammesso di aver voluto Monti, e gli hanno dato pubblicamente il loro
sostegno. E’ chiaro che solo un idiota – o meglio, un
idiotizzato-manipolato che subisce gli effetti di questa drammatica
situazione economica e sociale – potrebbe votare per i democrat,
partecipando con entusiasmo e “spirito democratico” alle
primarie-truffa bersaniane. Tanto più che un possibile, futuro
esecutivo del pelatone emiliano prestato al liberismo continuerà le
politiche che furono di Monti e Fornero, non sognandosi neppure di
“disfare” le controriforme fino a quel momento realizzate. Non
basterà ai burocrati pidiini calibrare bene le candidature alle
primarie, in modo che non siano troppe, generando caos e sfiducia, ma
in modo tale che i candidati fingano di rappresentare concrete
alternative a disposizione dei votanti, quali la rottamazione dei
dinosauri di partito e la riduzione dei costi della politica,
l’alleanza a sinistra, un cauto “riformismo” nel liberismo,
eccetera, eccetera. Affinché l’intera operazione funzioni e
produca i frutti sperati, si dovrà puntare su un’ampia
partecipazione popolare, o meglio, sulla simulazione di un’ampia
partecipazione. Per raggiungere tale obiettivo irrinunciabile, si
metterà in moto tutto l’apparato di partito e si ricorrerà a
qualsiasi espediente, a qual si voglia bassezza resa possibile
dall’assenza di etica che contraddistingue i liberaldemocratici,
servi dell’eurocrazia e dei mercati. Se non vi sarà sufficiente
afflusso di polli chiamati alle urne, ciò non vorrà dire che non si
riuscirà a raggiungere, o almeno approssimare in difetto, la soglia
dei due milioni di voti. Da bravi illusionisti e truffatori, i
suddetti potranno compiere il miracolo. Vediamo come nel seguito del
post.
Il
pd alle primarie
Forse
qualcuno ricorda il referendum indetto fra i lavoratori per
approvare, nel 2007, la cosiddetta “riforma del welfare” contro
il lavoro e i ceti popolari. I voti furono circa cinque milioni. La
riforma è stata fatta passare, con prevalenza dei favorevoli sui
contrari, facendo votare anche più di due volte i sindacalisti
“ammaestrati” (in alcuni casi ben cinque volte), chiamando alle
urne le clientele sindacali e i “ricattati” (tesserato, ti
garantisco che non sarai messo in mobilità se farai tutto ciò che
ti ordinerò) e infine manipolando a volontà i risultati del voto.
Risultato concreto: i si al “protocollo d’intesa” fra governo e
parti sociali prevalsero sui no nella misura di quattro contro uno.
La vera sostanza della democrazia, parola con la quale si riempiono
solitamente la bocca i servi politici e sindacali delle Aristocrazie
finanziarie, traspare con estrema chiarezza in questi episodi. Ciò
che hanno fatto i sindacati ascari del sistema (vedi il maggiore, la
cgil), lo possono fare anche meglio i partiti, altrettanto ascari del
sistema, e fra questi in primo luogo il pd. Una ghiotta occasione per
i brogli e gli illusionismi saranno le primarie. Voglio fare, in
proposito, una “divertente” ipotesi, anche se so che le cose non
andranno esattamente nei termini da me descritti, non essendo il
sottoscritto una chiromante!
Supponiamo
che alle primarie i polli che si presenteranno a votare, sommati ai
burocrati e ai mercenari di partito di ogni ordine e grado, ai
cigiellini spediti ai seggi dalla segreteria Camusso, non superino
nelle previsioni il milione di unità (1.000.000 secco, poniamo),
mentre il target minimo e irrinunciabile è di (quasi) 2.000.000 di
votanti. Una bella forbice, in grado di produrre un colossale fiasco!
Ma il gioco si può facilmente truccare, com'è stato fatto in
occasione di precedenti primarie pidiine, quando in certe località
si sono fatti votare, lusingandoli con promesse poi non mantenute,
persino gruppi di extracomunitari non in possesso della cittadinanza.
Si potranno far votare due o tre volte quadri di partito e gruppi di
tesserati tenuti a guinzaglio con forme di clientelismo o con mezzi
ricatti, naturalmente per un candidato ben determinato, che potrà
essere in prevalenza Bersani e in subordine Renzi (dotato di minori
mezzi e appoggi rispetto al segretario-avversario). Supponendo che si
“coinvolgano” nell’imbroglio 200.000 fra dirigenti e tesserati
e moltiplicando per tre il numero si ottengono ben 400.000 voti in
più. Trattasi naturalmente di voti invalidi, frutto di scorrettezza,
che però saranno di grandissima utilità per gonfiare il cruciale
dato della partecipazione. Ma ancora non basta, perché così si
arriverà soltanto a 1.400.000 voti. Troppo poco. Ecco che allora si
ricorrerà ad altri trucchi, al mercenariato spicciolo, alla compra,
pagando decine di migliaia di soggetti in difficoltà economica
perché votino, oppure, anziché pagarli, promettendogli mari e monti
con solenni promesse che poi, in molti casi, saranno puntualmente
disattese. Ad esempio, facendo balenare la prospettiva concreta di un
posto di lavoro stabile, o della vincita in un concorso per
l'assegnazione di posti, piuttosto che sganciare al povero
disgraziato qualche decina di euro (pochi, maledetti e subito) in
cambio della sua occasionale prestazione, traducibile in
“partecipazione al voto democratico”. In vaste zone dell’Italia
meridionale ci saranno sicuramente seggi pidiini controllati dalla
mafia o dalla camorra, che in qualità di alleati e cointeressati
potranno “favorire” la partecipazione al voto, rendendola più
consistente. Sì, perché la criminalità organizzata vota quando c’è
da votare e non si astiene, si rende disponibile alle trattative con
lo stato (sperando di ricavarne consistenti vantaggi) e s'infiltra
nelle liste elettorali del partito al momento più forte, che a sua
volta, per questioni di opportunità, di potere e di consensi
elettorali si lascia infiltrare. Prova ne sia che alcuni anni fa,
quando è iniziata la moda delle primarie italiote, intorno ai
chioschi pidiini di Napoli in molti hanno notato la presenza di noti
esponenti camorristi, che andavano e venivano a piacimento
controllando le operazioni di voto. In caso di emergenza, per
gonfiare il quoziente, si potrà far votare anche alcuni
extracomunitari, con promesse e lusinghe, ma sarà certo più
consigliabile – per non esporsi a troppi attacchi e critiche se la
cosa dovesse trapelare – “chiamare alle urne” soltanto chi ha
la cittadinanza. E perché non far votare anche i sedicenni se serve?
Sedicenni che poi, però, non parteciperanno alle politiche di
aprile. Per garantirsi comparse, partecipazione e pubblico,
Berlusconi e i berlusconiani erano disposti a pagare una giornata di
lavoro a giovani interinali in cerca di occupazione, mescolandoli con
i pochi giovani del pdl! Il pd lo farebbe? Certo che sì, contando
sulla natura berlusconiana “di sinistra” del secondo candidato in
lizza, il liberal blairiano Matteo Renzi! Scherzi a parte, comprando
i voti dei disperati disoccupati, dei precari, degli “esodati”,
dei pensionati ridotti al lumicino dalle politiche di Monti con il
sostegno dello stesso pd, e grazie all’intervento della criminalità
organizzata in certe aree del meridione (o anche del nord?) si
potranno “recuperare” senza eccessivi patemi altri 400.000/
450.000 voti, e il gioco sarà fatto. Nel paese ci sono numerose
sacche di povertà che si estendono rapidamente, e questo è tutto
“grasso che cola” per chi vorrebbe comprar voti e “partecipazione
democratica” a buon prezzo. Così si sfrutterà il bisogno dei
singoli sempre più poveri per soddisfare il supposto bisogno
collettivo di democrazia e partecipazione. Ecco che operando in tal
modo – con astuzia, spregiudicatezza e la dovuta “professionalità”
dell’imbroglione politico – si approssimerà la fatidica soglia
dei 2.000.000 cercando di (a) rinfocolare l’illusione
liberaldemocratica, di (b) ridimensionare il pericolo astensionista,
di (c) ridimensionare il consenso a M5S se possibile recuperandolo,
di (d) ristabilire definitivamente la gerarchia all’interno del
partito, “incoronando” Bersani candidato premier. Intanto, lunedì
12 novembre alle ore 20.30, è previsto il primo confronto televisivo
su Sky fra i cinque candidati pidiini alle primarie: Bersani e Renzi
(cane e gatto, nella rappresentazione scenica), il furbetto Vendola,
l’inossidabile Tabacci e la patetica trevigiana Puppato. Con tale
evento di “democrazia televisiva” (negli studi di X-Factor!)
partirà il vero e proprio battage mediatico, per intontire ancor di
più popolazione e “elettori” e indurli a partecipare numerosi.
Speriamo almeno che Bersani, vincitore in pectore della contesa
pilotata, non si comporti da clown che usa un linguaggio da bar
sport, come fa spesso, per mostrare che non parla “politichese” e
per fingere che è vicino “alla gente”. Possiamo andare ben oltre
la critica al parlamentarismo di Lenin buonanima, visti i tempi che
corrono. Illusionismo politico, brogli, scorrettezze, il voto per
lusinga, compra, promessa e menzogna, il voto estorto con il ricatto,
il voto colluso con la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta saranno
alla base delle tanto attese primarie pidiine e prepareranno la
vittoria nelle elezioni (pilotate) di primavera.
Le
primarie del pdl
Infine,
qualche parola moderatamente profetica può esser spesa per le
possibili, future primarie del pdl, che avranno comunque un peso
limitato nello scenario pre-elettorale italiano. Non importa se il
pdl cambierà nome e simbolo in una scontata operazione di
maquillage, come va dichiarando Alfano, perché, a meno di drammatici
abbandoni, gli esponenti saranno sempre quelli e così anche il
partito. Chi saranno i candidati? Alfano probabilmente ci sarà, ma
lo scialbo giovane-vecchio non è esattamente un catalizzatore di
consensi in grado di infiammare le folle. Berlusconi potrebbe
presentarsi a sorpresa, se “andranno a puttane” tutte le altre
possibili opzioni e se lo consiglieranno i sondaggi. Daniela
Santanchè, attempata soubrette dell’avanspettacolo politico di
destra (fascisti e missini, Rauti compreso, rivoltatevi nelle
tombe!), potrebbe regalarci un’imitazione minore, ruspante,
discutibile ma sexy, di Marine Le Pen. Si parla della candidatura di
un imprenditore-faccendiere molto noto, in grado di attrarre consenso
idiotizzato, che secondo alcune indiscrezioni sarà Flavio Briatore
compagno di merende di Silvio. Potrebbe essere della partita il
peggior ministro dell’istruzione della storia d’Italia (il
secondo è la Moratti), cioè la giovane insipida e bruttina Maria
Stella Gelmini. Oppure quella che è stata definita irrispettosamente
(ma verosimilmente) “la stronza tascabile”, l’ex finiana
rampante ed ex ministro delle politiche giovanili Giorgia Meloni. E
via di seguito elencando. I giovani trenta-quarantenni, per il
semplice fatto di essere tali, fungeranno ancora una volta da
“specchietto per le allodole” assieme ai candidati donna. La
paroletta magica “rinnovamento” sarà presente nelle primarie del
pdl come in quelle del pd, ma sarà soltanto aria fritta. Con buona
probabilità ci saranno candidati (liberal)montiani contrapposti a
candidati (pseudo)populisti, ma se saranno troppi a contendersi
l’osso, troppo litigiosi reciprocamente, troppo contrapposti come
programmi in un “tutto e il contrario di tutto”, il pdl darà
l’impressione di essere ormai irrimediabilmente frammentato, preda
del caos post-Berlusconi e destinato alla scissione in formazioni
minori, o semplicemente alla scomparsa. Ancor più del dubbio che
riguarda le candidature pesa l’incognita che grava sulla
partecipazione. Se, per disgrazia pidiellina, si presenteranno a
votare meno di duecentomila pollastri, chiunque vinca assisteremo a
un’autentica Caporetto dalla quale sarà difficile riprendersi, e
questo il Berlusconi abituato a primeggiare quanto a audience e
consensi l’ha compreso benissimo. Un po’ meno l’ha compreso, mi
sembra, il mancato enfant prodige Angelino Alfano, critico nei
confronti dello stesso “padre putativo” Berlusconi (che
recentemente ha osato paragonare a Scalfari di repubblica!).
Considerando non troppo realistico l’obiettivo del milione o più
di votanti, se si approssimerà o supererà la soglia dei 500.000
partecipanti al voto il pdl potrebbe tirare un piccolo sospiro di
sollievo, e presentare l’evento addirittura come un successo,
sostenendo che la tendenza si è invertita, gli elettori son tornati
a casa, e che mancando ancora qualche tempo per le elezioni
effettive, si sarà riaccesa la speranza di rimontare lo svantaggio
rispetto al pd. Ovviamente si tratterà di sparate propagandistiche –
è già stabilito che vincerà il pd – buone per orientare il voto
“in libera uscita” (M5S) o finito in astensioni nei sondaggi, ma
ciò non toglie che potranno recuperare consenso elettorale almeno in
piccola parte. Basterebbe un tre o quattro per cento in più per
rendere un po’ meno drammatico il ridimensionamento di consensi
subito dal pdl. Un exploit del pdl nelle primarie, quanto a
partecipazione al voto, mi sembra che si possa escludere fin d’ora.
Anche il pdl per raggiungere l’obiettivo minimo di partecipazione,
come il pd ma in misura minore, potrà comprare una parte dei votanti
alle primarie sfruttando il bisogno dei singoli, promettere qualcosa
ai poveri diavoli in cambio della loro presenza ai seggi, beneficiare
in qualche regione dell’apporto di voti della criminalità
organizzata (che furbescamente giocherà su più tavoli, per pararsi
il sedere e incrementare il suo bottino). Ed anzi, lo farà
sicuramente perché le risorse non gli mancano.
Nota
di chiusura
Chiudo
questa breve dissertazione, vagamente predittiva, sulle primarie
prossime venture del pd e del pdl (se si faranno veramente) con la
preghiera, rivolta a coloro che sono ancora dotati di senno, di
capacità critiche decenti, degli strumenti minimi per analizzare e
comprendere la realtà, di non partecipare al rito pre-elettorale
preparatorio del voto, e di stare lontani, in quei giorni, dai seggi
presidiati dai servi liberali delle Oligarchie finanziarie, comunque
si schierino in parlamento.
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