
Le civiltà vanno e vengono...
La storia è un narratore di luoghi ed eventi,
è il mito di idee e ideali,
è la leggenda di desideri inespressi;
novelle da raccontare intorno a un falò,
cose di uomini e donne,
insomma.
Vicende che si consumano
su di una terra ignara di possedere inquilini,
o forse dolo noncurante
che quando cambia pelle
uccide.
Uccide?
La morte è rigenerazione,
la morte è ciclicità,
la morte è trasformazione,
la morte è...immortalità!
Ma noi siamo umani;
Umani!
Carne e sangue che pulsano,
consumandosi nel miraggio di un'eternità inafferrabile.
Per noi la morte è distacco,
oscurità,
paura,
fine.
La morte...è morte.
E lo spettro della morte
il preludio della comprensione del miracolo della vita,
beffardamente,
quando il miracolo sta terminando
e il sipario sta calando.
Accadrà.
Che il cielo si oscurerà di nuovo,
che il Sole non scalderà più,
che la terra tremerà.
E allora gli uomini vedranno morire altri uomini,
ma attraverso i loro stessi occhi,
e non dal comodo sofà di una vigliacca indifferenza;
e si stringeranno l'uno all'altro,
e cercheranno le briciole di una umanità dimenticata
lottando per il cibo e la sopravvivenza
come bestie tra le bestie,
nel ricordo delle loro antiche origini.
La fine del mondo è cominciata tanto tempo fa,
quando l'umanità è stata smarrita;
quando è diventato troppo tardi per ritrovarla.
E terminerà
quando,
dal fango,
un'altra civiltà annasperà per ricostruirla.
(Sabrina Mugnos, 2009)
prefazione a libro "I Maya e il 2012" di Sabrina Mugnos,Macro Edizioni, 2009.
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