
Sono stato bambino un tempo...e forse ancora lo sono. Mi guardo in giro e mi commuovo per le cose semplici, per una carezza, per un candido pensiero.
Ammiro la natura con l'incanto di un estraneo, come se la vedessi per la prima volta e mi innamoro di lei, come se fosse la donna più bella. Gli alberi mossi dal vento somigliano ad antichi giganti, pronti a difenderci, ad ammantarci da un torrido sole o da un cielo poco indulgente. I fiori, con i loro meravigliosi colori, simili a tocchi di pennello magistrali ed il cielo, azzurro come i suoi occhi. Guardo il lombrico scivolare via, lentamente, incurante e la formica che segue sua sorella, inseparabile, pronta a sacrificarsi per lei pur di salvarle la vita. Sento gli uccelli cantare, picchettare, mentre sfrecciano nel cielo alla ricerca di cibo per i piccoli pigolanti nel nido.
Mi sento proprio un bambino quando vedo le cose e me ne innamoro. Vorrei dare loro il nome che mi viene in mente e ringraziare il sole. Lui, là, lontano, ma così vicino, potente ma così gentile, simile ad una palla di fuoco, in realtà Dio che suscita la Vita. La sua mano calda e gentile si posa sulla Terra e la avvolge, come in una carezza maestosa, la sua forza fa salire in alto i germogli come amanti bramosi.
La sua luce, capace di dare senso all'oscurità.
Alzo gli occhi e vedo il mio Dio. Tutti noi veniamo da là. Siamo fatti dalla stessa polvere di cui è fatta la nostra stella, nostra madre, il nostro Dio. Siamo polvere e acqua, luce e pensiero.
Sono ancora un bambino, lo so. Ma non me ne vergogno, perché non voglio ignorare da dove veniamo, non voglio rassegnarmi a sentirmi superiore a ciò che ci ha dato la vita, a ciò che ha permesso questo miracolo meraviglioso.
Sono un bambino che non vuol dimenticare l'innocenza di questa magia.
(Francesco Salistrari, 2009)
Ammiro la natura con l'incanto di un estraneo, come se la vedessi per la prima volta e mi innamoro di lei, come se fosse la donna più bella. Gli alberi mossi dal vento somigliano ad antichi giganti, pronti a difenderci, ad ammantarci da un torrido sole o da un cielo poco indulgente. I fiori, con i loro meravigliosi colori, simili a tocchi di pennello magistrali ed il cielo, azzurro come i suoi occhi. Guardo il lombrico scivolare via, lentamente, incurante e la formica che segue sua sorella, inseparabile, pronta a sacrificarsi per lei pur di salvarle la vita. Sento gli uccelli cantare, picchettare, mentre sfrecciano nel cielo alla ricerca di cibo per i piccoli pigolanti nel nido.
Mi sento proprio un bambino quando vedo le cose e me ne innamoro. Vorrei dare loro il nome che mi viene in mente e ringraziare il sole. Lui, là, lontano, ma così vicino, potente ma così gentile, simile ad una palla di fuoco, in realtà Dio che suscita la Vita. La sua mano calda e gentile si posa sulla Terra e la avvolge, come in una carezza maestosa, la sua forza fa salire in alto i germogli come amanti bramosi.
La sua luce, capace di dare senso all'oscurità.
Alzo gli occhi e vedo il mio Dio. Tutti noi veniamo da là. Siamo fatti dalla stessa polvere di cui è fatta la nostra stella, nostra madre, il nostro Dio. Siamo polvere e acqua, luce e pensiero.
Sono ancora un bambino, lo so. Ma non me ne vergogno, perché non voglio ignorare da dove veniamo, non voglio rassegnarmi a sentirmi superiore a ciò che ci ha dato la vita, a ciò che ha permesso questo miracolo meraviglioso.
Sono un bambino che non vuol dimenticare l'innocenza di questa magia.
(Francesco Salistrari, 2009)
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