lunedì 20 giugno 2011

La misura è piena.


“La crisi è alle spalle”; “il peggio è passato”; “abbiamo tenuto in ordine i conti pubblici”; “la tenuta dei conti pubblici ci ha reso meno esposti agli effetti della crisi”.
Quante volte lo abbiamo sentito dire in questi anni?
E quando qualcosa la ripeti all'infinito, diventa vera. E' questa l'alchimia della nostra modernità.
Eppoi ti senti dire dopo una manovra da 20 miliardi appena varata, che ce n'è in arrivo un'altra da 40 miliardi tondi tondi. E a dirlo, con il beneplacito della Confindustria, è il ministro Tremonti nelle dichiarazioni degli ultimi giorni.
E chi pagherà questa ulteriore stangata?
I ceti medio-bassi italiani. Vale a dire la stragrande maggioranza degli italiani.
Che sia chiaro: dobbiamo essere pronti a scendere in piazza in massa. Questo governo deve cadere, in un modo o nell'altro.
E' arrivato il tempo di mandare a casa questa gente. E di mandare a casa con loro, anche le pretese di Confindustria, degli interessi finanziari, bancari. Di mandare a fanculo le politiche al massacro degli ultimi decenni e cambiare il paese con un governo che incida una volta per tutte sulla forbice di disparità sociale in questo paese. Non è possibile continuare a sostenere le “vacche grasse” del capitalismo italiano con il sangue e il sacrificio di milioni e milioni di italiani.
Basta!
La misura è piena!
Se davvero l'Italia vuole uscire dalla crisi che dia un cambio netto di rotta rispetto alle politiche economiche che si sono portate avanti fino a questo momento. E che sia il popolo italiano a stabilire quale sia la rotta da seguire.
Qualche idea su come fare, ce l'ha anche la stragrande maggioranza del popolo italiano, statene certi.
Basta chiedercelo.

PS: In Italia il 10% della popolazione detiene il 47% della ricchezza nazionale.

(Francesco Salistrari)

sabato 28 maggio 2011

Un altro mondo non è possibile. E' NECESSARIO!


In Italia, in Spagna, nel mondo arabo, nel Mediterraneo, stiamo assistendo ad un fenomeno molto particolare. Assistiamo alla nascita di movimenti spontanei di protesta sganciati completamente dai partiti.

Movimenti a-ideologici, a-partitici, a-politici. E tutti reclamano un futuro.

Il Movimento 5 Stelle, il Movimento 15M spagnolo, i giovani del marghreb, i giovani libici. Movimenti di precari, di senza lavoro, studenteschi.

C'è un filo comune?

Credo proprio di si.

E il filo comune non è tanto negli slogan, nelle proposte, nelle modalità della formazione del dissenso, nelle modalità organizzative. Il filo comune è rappresentato dal fatto che inconsapevolmente tutti questi movimenti mettano in discussione l'intero modello di sviluppo economico e sociale del mondo della globalizzazione e della finanza. Il mondo delle banche. Del credito e del debito degli stati. Delle monete uniche e del signoraggio monetario.

Tutti questi movimenti sono accomunati da una condizione comune. Che è quella della percezione, ancora non perfettamente esplicata, che qualcosa nel modello di sviluppo che ci è stato proposto si è irreparabilmente rotto.

In altre parole a questi movimenti manca la consapevolezza degli obiettivi che dovrebbero porsi.

Perchè parlare di precariato come condizione esistenziale, senza però legare a questo una proposta per un modello del mercato del lavoro completamente diverso, significa solo lamentarsi e basta. Ed un modello del mercato del lavoro diverso, presuppone anche un modello industriale-produttivo diverso. Ed un modello industriale-produttivo diverso, presuppone un modello di distribuzione della ricchezza diverso.

Allora il punto qual'è?

Il punto è che il liberismo come sistema economico ha completamente fallito.

Il capitalismo in crisi ha ampiamente dimostrato di non essere compatibile né con il benessere complessivo dell'umanità, né sostenibile da un punto di vista ecologico.

Il punto è che è necessaria una elaborazione alternativa di società e di modello economico. E questo per la semplice ragione che l'idea del capitalismo a crescita illimitata è sostanzialmente una stronzata. Non si può continuare a credere che un sistema possa crescere ad infinitum e su questo basare le economie e gli apparati produttivi degli stati. E' una bufala pazzesca. E' la rappresentazione di un malato mentale.

La mia idea è che tutti i movimenti sociali che in qualche modo mettono in discussione questo modello di sviluppo, anche da prospettive diverse, debbano assolutamente trovare il proprio trait d'union nella ricerca di una elaborazione comune per una proposta alternativa di società.

Continuare a lamentarsi delle proprie condizioni di vita e di lavoro, dello sfruttamento del lavoro o dei disastri ambientali, delle storture giudiziarie o degli inganni della finanza o delle banche, continuare a gridare contro qualcuno o qualcosa, serve veramente a poco. Che si abbandonino i propri pulpiti e si scenda in piazza insieme per una nuova stagione di consapevolezza e di proposta politica.

Quello che manca è la prospettiva.

La prospettiva di un mondo diverso. Alternativo.

E' questo di cui abbiamo bisogno.

Inconsapevolmente chiediamo tutti la stessa cosa, senza avere la pretesa di farlo sul serio.

(Francesco Salistrari)

mercoledì 25 maggio 2011

Un mondo marcio.





E' un sistema marcio.

Da folli.

Un sistema che sta trascinando popoli, ecosistema e pianeta sull'orlo del collasso.

Un collasso economico e sociale, ecologico, morale, politico.

Un mondo fatto di follia, di prevaricazione, di privilegi, di esclusione, di distruzione, egoismo.

Il bluff della democrazia, le balle sul potere al popolo sovrano, sulla scalata sociale, sul welfare, sul consumismo, sul rispetto dei diritti umani, sono una pietra tombale per questa umanità.

Bisogna prendere coscienza (e subito) che il rischio è quello della barbarie. Quando questo sistema arriverà al collasso (e lo farà in breve tempo), scoppierà la guerra tra poveri, dei forti contro i deboli. Ed il mondo si dividerà ulteriormente, tra “cittadelle” di privilegio, chiuse ed autoreferenziali, e zone di perdizione, di guerra, di morte, di disperazione.

Il mondo occidentale ha già organizzato la sua struttura per diventare questo. La società è già irregimentata. Le classi sociali sono già a compartimenti stagni da tempo.

Quando il mondo che conosciamo sarà finito, per noi poveri mortali sarà troppo tardi per fare qualcosa.

Dobbiamo IMPORRE ora e a tutto il mondo un diverso modello di produzione, consumo e distribuzione. Un nuovo modello energetico. Un nuovo modello dei trasporti. Un nuovo modello industriale e agricolo.

E mandare a cagare per sempre il denaro.

Il sistema del denaro, finanziario e tutto l'ambaradan ad essi legato, sono il cancro che sta rodendo dall'interno le prospettive del nostro vivere. Di tutta l'umanità.

Continuare a far finta di niente e “lottare” per avere un briciolo degli avanzi del pasto dei potenti non solo è da stupidi e ignoranti, ma soprattutto da SUDDITI.

SVEGLIATEVI CAZZO!

(Francesco Salistrari)

domenica 27 febbraio 2011

La rivoluzione della pancia.



Il vento di rivolta del Maghreb. Vento di democrazia. Un popolo giovane che si ribella a dittature sanguinarie ultradecennali, trovando nei nuovi mezzi di comunicazione il collante e la spinta alla unificazione, alla mobilitazione cosciente, alla presa della bastiglia.Un nuovo '89. Quello che succede oggi sull'altra sponda del Mediterraneo rappresenta una nuova pagina di riscatto sociale come quella che fece crollare i regimi comunisti dell'est europeo. Un mondo nuovo che viene alla ribalta e chiede dignità, giustizia, libertà.
Sono queste le parole e le frasi più usate in questi mesi da quando dalla rivolta Algerina (repressa nel sangue e che non ha conseguito nessun risultato politico evidente) il vento di rivolta ha invaso Egitto, Tunisia, Libia, Barhein e fermenta in altri paesi (Siria, Iran, Arabia Saudita). Le spiegazioni frettolose e incapaci di dare risposta da parte del mondo politico occidentale non ci hanno spiegato quali sono le ragioni REALI di questo moto rivoluzionario così prepotente, capace di spazzare via in brevissimo tempo regimi che erano al potere da decenni e decenni e che solo fino al novembre scorso sembravano molto solidi.
Delle due l'una. O il mondo occidentale non riesce davvero a comprendere cosa sta succedendo, dimostrando in questo una quasi totale cecità e incapacità analitica del mondo che ci circonda (e con il quale i rapporti economici, militari e politici sono molto stretti da sempre, per ovvie ragioni), o, ci nascondono qualcosa.
Delle due l'una.
Anche l'89 in Europa dell'est sarebbe potuto apparire come un vento improvviso di ribellione capace di spezzare le catene di 70 di socialismo reale. Ma il mondo occidentale sapeva benissimo e conosceva alla perfezione quali fossero le reali condizioni di stabilità del mondo sovietico. Il mondo occidentale lavorò per tutta la durata della “guerra fredda” alla caduta del socialismo reale, lo fece persino il Vaticano finanziando i movimenti di protesta. E le cause di quel crollo, gli osservatori più attenti, le trovarono non solo e semplicemente nella sete di libertà dei popoli (per quanto prepotente), ma le individuarono in precise ragioni economiche e strutturali del mondo sovietico.
Per il Maghreb oggi, la situazione non può essere troppo diversa. Perchè una rivoluzione politica sono le elites e le avanguardie che la portano avanti, la preparano e la guidano. Una rivolta di popolo, massiccia fin da subito come quella vista in atto in questi giorni in medio oriente e in nord africa, la porta avanti una cosa sola: la pancia.
La prima rivolta documentata in Algeria partì per l'enorme e insostenibile rincaro dei prezzi dei generi alimentari e di prima necessità (dinamica che colpirà anche i paesi industrializzati occidentali a breve). Quello che mi chiedo è il perchè di questi rincari. Quello che su cui mi voglio soffermare è il lato economico e sociale di questa rivolta così massiccia e incisiva. Quali sono le ragioni che stanno alla base di quello a cui assistiamo? Perchè nessuno ci parla delle condizioni reali di vita di queste popolazioni? Perchè nessun analista politico occidentale parla di questo? Nessun politico? Sarebbe impossibile spiegarsi anche l'enorme ondata di migrazioni che tutta Europa (e in particolare l'Italia) teme! Sarebbe impensabile dare motivazione ad un esodo massiccio, che già comincia, se le ragioni REALI, vere, aldilà delle motivazioni politiche, sono da ricercarsi semplicemente come viene affermato nelle prepotente voglia di libertà e democrazia delle popolazioni in questione. Se un paese si sta democratizzando, per quale ragione una pletora di disperati, dovrebbe scegliere di andarsene?
Interroghiamoci su questo amici. Perchè è su questo che si sta giocando il destino del mondo così come lo conosciamo.

(Francesco Salistrari)

venerdì 4 febbraio 2011

Un tempo esisteva il matriarcato.


*Tratto da "The Mind" di Francesco Salistrari.


"Voglio confessare quello che penso delle donne in generale. Questo felino sinuoso mascherato da essere umano.

Un essere complesso, multiforme, poliedrico. Un prisma di emozioni complicate, profonde, antagonisti, paradossali.

Se dovessi definire una donna ne parlerei come il più grande rompicapo dell'esistenza.

A noi uomini non fa paura il sesso, come molti hanno affermato per secoli. Non ci sentiamo minacciati dalla fragranza del richiamo sessuale. Non è quella la vera arma delle donne nei nostri confronti. La vera arma, quella che ci atterrisce, è la loro logica. E' inutile negarlo. Non ha senso mascherarsi con uno sterile maschilismo, controproducente, che non ha ragione di esistere. Le donne, nella media, posseggono una mente affilata. Un coltello da usare sotto forma di lingua e dialettica, capace di ribaltare i termini di una discussione in un attimo, capace di lasciarti senza parole quasi senza accorgertene. Sarebbe bugiardo negarlo. La donna intelligente fa paura, perchè è difficile competere con essa. E non ha rivali in questo. Da parte nostra siamo costretti a ricorrere alla forza, alla prepotenza verbale e alla deterrenza fisica. Un uomo che picchia la sua donna, in ultima analisi, non è altro che un uomo surclassato da quest'ultima sul piano dialettico. E' un uomo che non ha più parole, che non riesce a scalfire la logica delle argomentazioni della donna che si trova di fronte. Del resto è questo ciò che a noi uomini, ci ha permesso per millenni di dominare il mondo. Abbiamo giocato la nostra partita millenaria per il controllo del mondo, prima che tra popoli diversi, sulle proprie donne.

Tutto il medioevo è stato vissuto all'insegna di questa annosa battaglia, a colpi di roghi e scomuniche e la società matriarcale è stata completamente spazzata via quasi completamente da ogni luogo della terra. Abbiamo vinto la guerra quando abbiamo decisamente imbracciato le armi e messo da parte la diplomazia.

Non può esserci diplomazia con la donna. E' uno scontro ormonale, fisico, di cervello contro muscolo, di pensiero contro desiderio.

Il sesso in tutto questo c'entra, ma non come si è soliti pensare. Il sesso c'entra perchè la donna è la culla della razza umana. E' colei che riproduce la specie. E' colei che garantisce all'essere umano di sopravvivere. Il fatto di essere noi uomini solo un tramite per la vita, un elemento si fondamentale, ma passeggero, ci rende perennemente afflitti da un senso di inferiorità nei confronti della donna. Ci fa sentire come un attrezzo, una chiave che mette in moto una macchina meravigliosa che però funziona e si mette in moto nel ventre di una donna e ci lascia distanti, anche se partecipi, isolati anche se complici, inutili dopo l'uso.

Molti uomini si ammantano della loro virilità, nascondendo a se stessi che l'ostentazione del proprio io, altro non è se non il mascheramento di un senso di inferiorità inaccettabile, che ci vedrebbe, in un mondo diverso dominato dalle donne, sottomessi, orpelli sessuali di una casta di sacerdotesse.

Abbiamo vinto la guerra e siamo noi uomini a dominare il mondo. E questo, da uomo, mi rassicura, ma mi svilisce. E mi fa arrabbiare.

Vorrei non pensare queste cose, ma le penso. E inconsciamente, sono sicuro, le pensano tutti gli uomini. Quelli che davanti agli amici trattano male le proprie donne solo per dimostrare agli altri che non le subiscono, mentre in realtà ne sono succubi.

La donna è magnetica. E' una calamita che distorce la realtà. E noi siamo limatura di ferro.

E' questo il nostro problema.

Il fatto di essere di ferro, ci ha fatto forti.

E questa è la nostra fortuna".


(Francesco Salistrari, 2011)

mercoledì 8 dicembre 2010

Il passato che non passa mai.


E' solo quando perdi qualcosa che consideri davvero importante che ti rendi conto di una cosa. Che in realtà hai perso un pezzetto di te stesso.

Diventa una mancanza fisica. Come se ti avessero asportato una costola.

Un senso strano di vuoto, come di burrone dentro.

Come rimanere intrappolato in una scatola di cartone.

Ti guardi alle spalle e vedi il tuo sentiero, tracciato dal sudore dei tuoi passi. Scorgi i segni delle cadute, te ne vedi addosso ancora le cicatrici. E dietro gli angoli che hai svoltato c'è sempre qualcosa di tuo. Lasciato lì, per sempre nell'eternità di un'idea.

Intrappolato dall'imcompiutezza della tua vita.

Il futuro ci appare sempre così lontano. Come se avessimo mille anni davanti da vivere.

Mentre il passato è tutto qui. Nelle tasche, negli odori, nella musica, nelle screpolature sul muro.

Potresti tenerlo in un pugno.

Nel passato il tempo si è fermato. Ha smesso di essere ciò che è: un lento conto alla rovescia. Ed è diventato un briciolo d'infinito. Un granello dell'esistenza.

Cristallizato. In un lungo momento che nessuno potrà mai cancellare.

Ciò che ero 16 anni fa, lo sarà per sempre.

Esisterà sempre un adolescente sognatore troppo impaurito per vivere davvero. Da qualche parte, lì, nel passato.

Ed esiste per la semplice ragione che io SONO stato un adolescente. In quell'attimo. In quegli anni. Ho vissuto ogni momento della mia vita e mentre sono andato avanti, loro, inconsapevoli, sono rimasti indietro. Immobili nel tempo, in un tempo che non vedrò mai più.

Non vedrò mai più il 18 settembre del 2010. Ma quel giorno è lì da qualche parte. Fermo. Che si ripete da allora.

Io non potrò mai più riviverlo.

Ed è così che guardandoti alle spalle, ti rendi conto che in quegli anfratti, nascosti nelle piaghe del tempo, hai lasciato ogni istante un pezzetto di te stesso che non incontrerai mai più.

Moriamo ogni giorno. Disse qualcuno.

Forse in fondo non aveva tutti i torti.


(Francesco Salistrari)

lunedì 22 novembre 2010

Luce Sfuggente.












Sono luce sfuggente,

d'infinito mi tingo,

voce lontana svanita

del tuono al rumore.


Sono luce sfuggente

come chimera sospesa,

il miglio ormai giallo

come luce del campo.


Sono irto sentiero

enigma arcano dell'uomo,

giunto in un dove

andare o tornare?


Sono luce sfuggente,

d'incanto svanisco,

ristretto è il cammino

del mio cuore le chiavi.


Sono parole sospese,

su un lago distante,

Sono luce sfuggente,

inutile è il corrermi incontro.


(Francesco Salistrari, 2010)


venerdì 12 novembre 2010

Una semplice lametta per capire il mondo.


Se fossimo in un mondo civile, la politica sarebbe la più nobile della attività umane. Sarebbe l'impegno da parte del singolo per il miglioramento della vita della comunità.

Il denaro e gli interessi l'hanno resa tra quelle più sporche, dannose, controproducenti.

Laddove c'è da fare una scelta politica, c'è sempre la magagna. E tutto quello che di buono viene fatto, il più delle volte o è il frutto di sinceri filantropi illuminati, o nasconde comunque qualcosa di losco.

Nel senso comune ormai politica significa altro. Significa raccomandazione, influenza, prestigio, ricchezza, “amicizie”, ruberia, inganno, mistificazione. La connotazione tutta positiva che il termine avrebbe dovuto acquisire con il progresso (non solo materiale) della società, è stata travisata dai fatti, dalle condotte, dalla storia.

Ed è triste constatare come lo strumento designato a rendere via via la vita sul nostro pianeta sempre più agevole e divertente, sia invece diventata la causa principale di tutti i danni e le storture del nostro vivere assieme.

Il denaro ed il sistema ad esso sotteso sono diventati una mostruosa deformazione della realtà, che rende la vita dell'essere umano completamente innaturale e condizionata da una straripante stupidità. Per denaro vengono commessi i peggiori crimini che si possano immaginare, vengono prodotti i maggiori danni all'ambiente, alle altre specie viventi, alla stessa salute umana.

Il problema è di ordine non solo pratico, ma anche semantico. Il denaro da mezzo di scambio e agevolazione delle transazioni economiche, è diventato LA transazione economica di per sé. In altre parole, l'utilità della transazione economica non deriva, come dovrebbe, dalla transazione in sé, ma dalla capacità di apportare vantaggio monetario. In definitiva il denaro è diventato il fine unico e totalitario della transazione, non bensì il mezzo attraverso il quale favorire quest'ultima. L'accumulazione di denaro, consente di acquisire potere politico, decisionale e condiziona pesantemente il progresso e lo sviluppo delle società umane.

Faccio un esempio.

Se inventassimo una lametta capace di durare per sempre sarebbe assolutamente inutile dal punto di vista economico. Perchè qualsiasi produttore di lamette perderebbe interesse a produrre. Una volta soddisfatta la domanda, in altri termini, verrebbe a mancare la necessità di produrre lamette. Ecco che allora il sistema economico, per sua struttura, consente lo sviluppo di quelle tecnologie capaci solo di produrre vantaggio economico, frenando e accantonando tutte quelle che tale vantaggio negherebbero. Così, sempre per restare nell'esempio, il sistema del denaro permette, anzi incoraggia, lo spreco di risorse per la produzione di qualcosa che semplicemente smetterebbe di dover essere un'esigenza. Risorse che altresì potrebbero essere investite in altri settori e in altre tecnologie.

La lametta è l'esempio banale della mostruosità e dell'inutilità, della stupidità e dell'irrazionalità, del nostro modo di produrre e consumare.

Vi invito a pensarci. Soprattutto quando pensate al denaro come vostra e unica meta da raggiungere nella vita.

Una meta che moltiplicata per sei miliardi di esseri umani, ci sta portando al fallimento, non già alla vittoria.


(Francesco Salistrari, 2010)



giovedì 14 ottobre 2010

Ma quale futuro?


Il mondo sta finendo...

...la sua pazienza...le sue risorse...

E le sta finendo in fretta più di quanto tutte le teste di rapa che gestiscono economia e potere si aspettassero.

Lo dice l'ultimo report del WWF.

E le cifre sono allarmanti.

Nel 2030, a questi ritmi di consumo, avremo bisogno di un pianeta terra aggiuntivo per soddisfare le necessità.

Le risorse sono ormai agli sgoccioli.

A tutti i livelli.

Petrolio, acqua, pesce.

E i livelli di cambiamento climatico sono scioccanti.

Il mondo sta finendo....

...e noi che facciamo?

Finta di niente.

Come se delegare le decisioni ci avesse anche privato di una coscienza.

Al contrario dovremmo essere tutti partecipi, consapevoli, arrabbiati e pretendere, anche con la forza, un'inversione di tendenza.

Un'inversione di tendenza radicale.

Qui non si tratta di cambiare qualche legge, eliminare qualche sopruso, risolvere qualche problema contingente.

Qui si tratta di cambiare le cose.

Innanzitutto il modo di produrre, di consumare e di distribuire le ricchezze.

Il modo di utilizzare le risorse e sapere quali risorse utilizzare, come e quanto.

Si tratta di capire che c'è bisogno di cambiare ad ogni livello l'economia, il mercato, la circolazione delle merci. Bisogna cambiare il mercato del lavoro, il sistema dei trasporti, il sistema energetico.

E bisogna farlo adesso!

Siamo già in ritardo.

Siamo già ampiamente in ritardo.

E' ormai chiaro che il sistema di potere del denaro non porta da nessuna parte se non all'autodistruzione.

E' ormai chiaro che chi vuole che le cose rimangano così, non ha cuore il futuro dell'umanità, ma solo quello delle proprie ricchezze personali.

Quello che bisogna far capire loro è che così facendo quelle stesse ricchezze diventeranno assolutamente inutili.

Cimeli da portarsi nella tomba.

E' ora che ci svegliamo tutti.

Che ci sediamo insieme ad un tavolo e discutiamo.

E' ora che tutti, finalmente, prendiamo in mano il nostro futuro.


(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 7 ottobre 2010

Ciò che comprendo.


E' quando guardo te che capisco
Che comprendo il significato di tutte le cose.

E' quando vedo il tuo sorriso che capisco.
Che comprendo il senso del mio vivere.
Sei la ragione dei miei sogni.

Sei il senso nascosto del cielo.
E' quando ti vedo che comprendo.

Che capisco il mondo e il suo perchè.


La sua crudeltà, le sue iniquità, la sua brutalità.

Sono solo il segno dei folli.
Cicatrici lasciate da una malattia.

E' con te che la bellezza acquista un senso.

E' solo con te che le stelle hanno una ragione.
Sei tu l'origine dei miei sogni.
E' quando ti vedo che comprendo.

Che scorgo il mio cammino.

E' tuo il sorriso che mi guida.
Gli occhi in cui mi perdo.

Le labbra che vorrei baciare.

Sei il senso del mondo e non lo sai.

Sei un sorso d'acqua nel deserto.
E' quando ti guardo che comprendo.

E' solo quando ti ascolto che tutto prende forma.
La tua è la voce calma del vento.

Che culla nella notte. Che regala ristoro.
E' quando ti sento che capisco.
E comprendo il significato del freddo.

Il mondo sa essere atroce. Spietato, quando a vincere è il dolore.
Capace di irridere l'amore.

Svilire un uomo in un battito d'ali.
Crudele, perchè a perdere è ognuno di noi.

Ed è quando ti scorgo che comprendo.
Che conosco il senso di tutto.
Che capisco il senso del dolore.
Che accetto il male.
E' quando penso a te che comprendo.

Che capisco che val la pena di combattere.

Sei tu che disperdi le nuvole nel cielo.

Un tuo sorriso accende il sole.

In un attimo, ovunque tu sia.

Regalando al mondo l'opportunità di redimersi.

Non sai nemmeno che è così.

Ed è la tua ingenuità a perpetuare la magia.

Non conosci nemmeno la ragione di te stessa.
Dei tuoi affanni, del tuo dolore, della tua incompiutezza.

Ed è la tua inconsapevolezza l'alchimia del tuo sorriso.


Se fossi capace di scorgerti, non crederesti ai tuoi occhi.
Non capiresti il senso della luce che emani.

Non accetteresti tanta responsabilità.

Avresti paura di quello che significa.

Se fossi capace di vederti, crederesti di impazzire.

Ma è quando ti guardo che capisco.

Che comprendo il perchè della vita.
Che scorgo la ragione del mio destino.

E' quando sento il tuo profumo che capisco.

Che comprendo il senso del mio naso.
E' quando ti vedo che comprendo.
Che capisco il significato dei miei occhi.

E' quando sei qui, che capisco.

Che comprendo il senso del mio corpo.

Sei una scintilla d'infinito.
Sei una carezza di Dio.
Sei il significato recondito dell'amore.

E' quando sono qui, che capisco.
Che comprendo la ragione della mia esistenza.

Il mondo ha un senso solo nell'amore.

Nella crudeltà, nell'avidità, nel potere, nella guerra, nel denaro.

Il mondo è solo uno scarabocchio su un foglio di carta.

Inutile. Biodegradabile. Insignificante.
Apri il tuo cuore, mia dea. Accoglimi nelle tue braccia.
Dammi forza.
Dammi speranza.
E' solo guardandoti che capisco.

Che comprendo la ragione.


L'unica per la quale la vita è degna di essere vissuta.


(F.Salistrari, 2010)

lunedì 31 maggio 2010

La somma di tutti i colori.












Il nero che si annida nelle storie di oggi e di ieri.

Un nero marcio, da pozzo.

Un nero come gli occhi di Satana.

I morti ammazzati e le vedove piangenti.

Triste rituale degli anni italiani.

Il nero che si annida nel cuore degli uomini.

Quello sotto cui sono sepolti i corpi e le verità.

Siamo soli di fronte al nero strisciante.

Alla storia melmosa del potere italiano.

Il nero che si annida in noi.

Nei nostri cuori.

Contaminati per anni.

Siamo piccoli e schiavi.

Siamo piccoli e ignari.

Guardiamo questa processione di morti.

Senza capire.

Senza sapere.

C'è un filo nero che tutto lega e tutto annoda.

C'è un filo nero macchiato di sangue che tutto tira.

E tutto trascina.

E' il filo delle bugie e delle mezze verità.

E' il filo che unisce le mani omicide.

E le menti pensanti.

Quelle sedute in poltrona.

Quelle al riparo.

Il nero che si annida nel cuore italiano.

Il nero pece della nostra storia.

Un delitto non è solo un delitto.


Il nero non è solo un colore.

E' la somma di tutti i colori.




(Francesco Salistrari, 2010)



lunedì 24 maggio 2010

L'arroganza di sentirsi vivi.








Quando non si trova il tempo di guardare. Di scrutare a fondo una persona, si commette un errore grossolano nell'emettere un giudizio. Quando ci si ferma ai particolari, evidenziandone solo i difetti, si commette un'ingiustizia. Ed è uno sbaglio molto comune. Un qualcosa che come un filo invisibile ci lega ognuno all'altro. E senza rendercene conto diventiamo i giudici spietati di noi stessi. Perchè ci giudichiamo con sospetto credendo a nostra volta di essere giudicati. E in questo circolo vizioso perdiamo l'identità. Come in un magico gioco di specchi, il nostro io svanisce fagocitato dall'illusione. Diventiamo esseri senza volto gli uni uguali all'altro. Indistinguibili. Sfigurati come mostri. Inconsapevolmente ci nascondiamo dietro le apparenze. E ci fa arrabbiare essere scoperti. Ci fa arrabbiare diventare i primi a cadere. Uno ad uno, come in un gioco, diventiamo perdenti. Fino all'ultimo. Fino a quando non ci sentiremo ognuno sconfitto.

La vita è un mistero. E noi siamo il mistero più grande all'interno di essa. Siamo una scintilla di luce destinata a spegnersi troppo presto. Siamo magnifici nella nostra debolezza. Nella nostra fragilità. Nella nostra insicurezza. Distruttivi, combattivi, spietati, egoisti. Ma fragili. Giunchi in un'immensa corrente.

Non comprendiamo i perchè del nostro agire. Li studiamo, li analizziamo, in un'astrazione solo apparente. E siamo destinati alla sconfitta dell'ignoranza. Senza appello. Ma l'illusione di essere in grado di comprenderci ci spinge a continuare. L'illusione di essere capaci di vedere oltre il velo delle cose, ci lascia aperta la porta della redenzione interiore. Perchè di fronte alla morte, tutti, siamo sicuri di avere validi argomenti. Non capendo, non volendo accettare il fatto che siamo inesorabilmente destinati al silenzio.

Qualunque cosa ci aspetti dopo la morte.

Siamo destinati a restare sgomenti della nostra stupidità.

Di quella che vediamo tutti i giorni. Di quella che ci portiamo dietro come pelle.

La vita è un mistero.

Questo è certo.

E' l'arroganza di credere il contrario, che ci fa sentire vivi.


(Francesco Salistrari, 2010)


giovedì 13 maggio 2010

Il mio angelo.


Ci sono stati momenti terribili, bui come un tunnel senza fine.
Momenti che sembravano irreversibili. Neri come il cuore di un assassino.
Ci sono stati giorni in cui ho maledetto anche le nuvole che coprivano il sole. In cui ho maledetto le ore che trascorrevano, il vento che muoveva gli alberi.
Ma tu eri qui. Come sempre. Ed ho odiato la tua risata. Ho odiato la tua presenza, a volte. La tua insistenza. E tu sei rimasta. Come se niente fosse. Facendo finta di essere trattata da regina. Sei rimasta e non hai mai fatto domande. Non hai mai voluto sapere nulla. Sei stata il mio angelo custode. Colei che mi ha dato forza e speranza. Hai dato un senso ai momenti tristi, con la tua sola presenza. Assidua.
Il tuo amore mi ha sorretto, mi ha dato coraggio. E ha permesso al sole di far capolino tra le nuvole.
Sono stati i momenti più brutti della mia vita. Te ne sarai accorta. Ed in parte ancora faccio fatica a dimenticare. A mettere da parte tanta sofferenza.
Dopo così tanto tempo è ora che tu sappia quanto ti sia riconoscente. Quanto bene ho capito tu mi voglia. Quanta importanza tu rivesta nella mia vita. Sarà forse stupido dirti grazie adesso. Sarà forse superfluo, inutile. Ma voglio farlo.
Sei il mio angelo. Quello che ho sempre sognato di avere al fianco e che mi sono accorto solo ora di avere da tempo vicino.
Sei il mio angelo, quello che ha pianto per me con il sorriso sulle labbra.
Quello che ha fatto di tutto per non mostrare la sua sofferenza.
Quello che ha dato il suo cuore non ricevendo nulla in cambio.

Oggi, quando tutto è passato, è venuto il momento di ricambiare in qualche modo.
Ed io conosco solo un modo per farlo.
Questo è il mio cuore.
Puoi farne quello che vuoi.
E' tuo per sempre.
Ti sembrerà puerile, infantile ed inutile. Ma non è così.
Per me è troppo importante farti sapere quanto ti sono grato. Quanto importante è stata la tua presenza allora. Proprio quando ne avevo più bisogno, proprio quando tutti sembravano sparire nell'ombra, proprio quando il giorno sembrava più scuro.
Tu non immagini nemmeno quanto bisogno abbia ancora di te. Non immagini nemmeno quanto solo mi senta quando le luci vengono spente ed il mondo dorme. Perchè è proprio allora che il passato ritorna, con i suoi fantasmi, con le sue paure, con i suoi mostri. Ed è solo pensando a te che riesco a scacciarli. Con l'immagine del tuo eterno sorriso. Con il suono della tua voce che mi culla nella notte.

Non so perchè ho scelto proprio ora di scriverti queste cose. Ma sento che è l'unico modo per sdebitarmi. Anche perchè a voce sarei incapace di parlarti. Perchè mi si bloccherebbero le parole per l'emozione. Perchè rischierei di piangere e davanti a te non voglio farlo.
Sei la mia forza. Sei il mio coraggio. Sei il mio sorriso.
Sei il mio angelo.
Quello credevo non esistesse...e invece eccoti qui.

(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 6 maggio 2010

La coscienza degli Zeno.


Il senso della vita si ritrova nei nostri pensieri più reconditi. E non è altro che la rappresentazione mentale di tali pensieri.

La vita non esiste al di fuori di noi stessi. Siamo vivi solo perché sappiamo, siamo coscienti, di esistere, e l’essenza dell’io risiede nelle nostre rappresentazioni mentali del reale. L’istinto alla sopravvivenza non è altro che il principio informatore di tutto il regno vivente, dall’ameba all’organismo più complesso, tutti lottano e combattono per la sopravvivenza ogni giorno incessantemente e così fin dall’inizio dei tempi. Le società umane sono solo più complesse per il fatto che l’uomo è l’organismo vivente più complesso, ma pur sempre guidato dal suo istinto di sopravvivenza e le convenzioni umane non sono altro che il manifestarsi di questa lotta per la vita quotidiana. Così come il leone più forte guida il branco, mangia le prede migliori, sceglie le compagne più ambite, l’uomo non fa altro che cercare di imporsi giornalmente sul proprio prossimo per il suo unico e solo interesse personale. I sentimenti d’altro canto fanno ciò che l’istinto non potrebbe mai fare: rendere la vita degna di essere vissuta. Senza i sentimenti (che informano tutto il regno animale) la vita sarebbe solo una sterile radura su cui morire lentamente.

Viviamo per morire, ma ce ne rendiamo conto solo quando siamo sul punto di morte. L’istinto alla sopravvivenza, la Volontà di vivere, sono il velo che la vita ci mette davanti agli occhi per la continuazione della specie. Senza la consapevolezza della morte, vera reale immanente, riusciamo ad essere ciò che siamo. Divenire coscienti di essere solo un ammasso di carne in decomposizione, ci renderebbe perdenti in partenza e metterebbe in serio pericolo la sopravvivenza della specie.

Un giaguaro che ogni mattina si sveglia consapevole di dover rincorrere gazzelle e gnu per la savana alla ricerca del sostentamento quotidiano, che tutt’a un tratto si rendesse cosciente del suo destino, si lascerebbe morire di fame così come farebbe l’uomo che lavora ogni giorno per portare il pane a casa. Sapere di essere circondato dagli affetti dei propri cari,e il fatto di non pensare e di non concepire mai la morte nella sua essenza, fa dell’uomo e del giaguaro dei campioni di sopravvivenza nel mondo attuale, così come nel mondo di un tempo…

Il fatto di essere calati in una realtà fatta di piccole cose quotidiane, ci distrae dal fatto che proprio quelle piccole cose quotidiane, non sono altro che delle creazioni messe lì apposta per distrarci dal nostro destino.

La vita dunque è un sogno.

E’ il sogno di una carcassa putrefatta, che si illude di essere immortale.


(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 27 aprile 2010

Il mio tempo.


Non ho altro che questa testa per pensare e queste mani per battere sui tasti stanchi
di un computer.
Sono l'assassino del mio tempo, spietato, senza lacrime.
Uccido i miei giorni cancellando qualcosa, riscrivendone altre.
Uccido il mio tempo con cinismo, senza paura, pur sapendo in fondo a me stesso che un giorno
non ci sarà più giorno da uccidere e allora il mio cinismo si trasformerà in vendetta.
Non ho altro se non queste dita veloci e pasticcione, questa lingua lunga e velenosa,
stupida, semplice, codarda, testarda.
Non ho altro se non il peso sullo stomaco da eliminare.
Il mal di denti da calmare.
Il mal di testa da assopire.
Chiudo gli occhi all'alba, perchè dolce mi è la culla della notte, capace di lasciarmi
solo con i miei pensieri e le mie storie.
La notte è silenziosa, a dispetto del giorno rumoroso. E' premurosa, a dispetto del giorno
ciarliero. La notte è la calma dell'anima mia e mi concede un attimo di infinito,
vale a dire quell'unico istante capace di dar forza alla mia voce, di dar senso ai miei
pensieri.
Sono l'omicida del mio tempo. Ne sono certo. Perchè il tempo vola via e ancora non comprendo
nessuno dei misteri del mondo.
Sono l'omicida dell'unica cosa che abbia veramente valore. Aldilà dei soldi e delle
cose di cui ci circondiamo ingordi.
Il tempo è l'unico interesse che dovremmo avere.
Io sono il primo a sperperarne la ricchezza.
Sono il conto che non torna. Sono l'imbroglio nella fattura.
Perdo il mio tempo, non c'è dubbio e sono convinto che ci sia qualcuno pronto a maledirmi
per questo, a deridermi, a sbeffeggiarmi.
Voglio che lo sappiano: sono con loro, in tutto e per tutto.
Perdo il mio tempo, di sicuro.
Parlo di cose lontane, luoghi inesplorati, persone mai esistite, mondi paralleli.
amori perduti, ricordi sfumati, pianti asciugati.
Perdo tempo dinnanzi alle ombre di un'illusione e divento parte di essa.
Lascio tempo alle mie spalle.
Ma lo regalo a voi.
Che, sono, sicuro saprete farne tesoro, molto meglio di me.

(Francesco Salistrari, 2010)

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