giovedì 15 novembre 2012

Debito Pubblico al massimo storico: chi ne parla?


di Attilio Folliero
Nel più assoluto silenzio generale dei media ufficiali, il debito pubblico italiano, alla fine di settembre ha fatto registrare il massimo storico: 1.995,14 miliardi di Euro! E’ quanto emerge dall’analisi dei dati pubblicati dalla Banca d’Italia nell’ultimo Bollettino mensile “Finanza pubblica, fabbisogno e debito“, n. 61 del 13/11/2012, che riporta i dati al 30/09/2012.
Nell’ultimo mese il debito è cresciuto di ben 19,51 miliardi. Per avere una idea dell’ammontare di questa cifra basta considerare che è superiore all’intero monto pagato dagli italiani per l’IMU/ICI.
Dicevamo, nel più assoluto silenzio dei media uffciali e di regime perchè nessuno riporta la notizia ed è ovvio: sono tutti impegnati ad elogiare il Monti e quindi si astengono dal diffondere le cifre reali.
Monti è in carica dal 16 novembre del 2011 e nei 320 giorni di governo (al 30/09/2012), il debito pubblico italiano è aumentato complessivamente di 80,75 miliardi, al ritmo di 252,34 milioni di euro al giorno. Nell’anno anteriore al governo di Monti (31/10/2010-31/10/2011) il debito era cresciuto di 44,52 miliardi, al ritmo di 121,97 milioni al giorno (Vedasi di seguito la tabella del debito pubblico italiano, aggiornata mensilmente, degli ultimi due anni).
In termini percentuali, al 30/09/2012, il debito rapopresenta il 126,26% del PIL del 2011; sappiamo, però che il PIL italiano alla fine dell’anno in corso subirà una contrazione superiore al 2% e pertanto tale dato è destinato a crescere e potrebbe arrivare al 130%; ciò significa che in un solo anno il debito in relazione al PIL potrebbe aumentare del 10%; addirittura potremmo aversi l’aumento annuale più alto registrato dal 1970 in poi. Solo negli anni 2009 (+10.33%) e 1993 (+10,17%) l’aumento del debito annuale in relazione al PIL è stato superiore al 10%.
Nell’era Monti, oltre al valore assoluto e percentuale del debito, aumenta anche il debito a breve, quello in scadenza fino ad un anno. Infatti, nei 320 giorni di Monti, il debito con scadenza inferiore ad un anno è passato dai 494,63 miliardi del 15/11/2011 (nostra stima per interpolazione fra i 497,55 miliadi al 31/10/2011 ed i 491,71 miliardi del 30/11/2011. Ricordiamo che i dati del debito sono pubblicati mensilmente) ai 536,84 miliardi del 30/09/2012, con un aumento di 42,21 miliardi; mentre il debito con scadenza superiore ad un anno aumenta nello stesso periodo di 38,54 miliardi. Infine, come ulteriore dimostrazione del disastroso governo Monti, aggiungiamo che complessivamente la vita media residua del debito italiano pubblico è passata da 7,6 anni a 7,2.
Italia
Debito pubblico mensile totale e vita residua
30/09/2010-30/09/2012





Con il governo Monti continua inesorabilmente il peggioramento della qualità di vita degli italiani ed ovviamente aumentano ed aumenteranno sempre di più i conflitti sociali, destinati ad essere repressi con sempre maggior violenza dall’apparato repressivo dello stato (forze dell’ordine e militari).
In prospettiva intravediamo la possibilità di un ricorso al prestito del FMI e quando ciò avverrà, le pesanti ricette che questo istituto impone in cambio della concessione dei prestiti, obbligherà il governo di turno a misure che difficilmente potranno essere adottate in democrazia. Solo un regime forte può imporre ai popoli misure drastiche di vera e propria rapina dei patrimoni nazionali e personali e la sostanziale riduzione dei diritti civili e politici.
Al momento in cui scriviamo, in molti paesi d’Europa sono in corso uno sciopero generale e manifestazioni di potesta un po’ ovunque; arrivano notizie di scontri, di forti repressioni da parte delle forze dell’ordine e di arresti.
Ovviamente le forze dell’ordine sono state formate per reprimere ed ai difensori dei diritti umani non importa se sempre più spesso si lasciano andare ad atti di violenza gratuita (come quelli che propone la Repubbblica), che rimangono impuni perchè anche la giustizia è al servizio unicamente dei poteri forti. Per esempio, l’agente che appare nel video di cui sopra andrebbe identificato, espulso dal corpo di polizia, privato del lauto stipendio, multato e giudicato da un tribunale penale.
Le forze dell’ordine, le forze dell’apparato repressivo di uno stato sono costituite da esseri praticamente insensibili, incentivati con bonifici salariali e fra le poche categorie che non subiscono pesanti tagli. Loro non hanno il problema di perdere il posto di lavoro; non hanno il problema di non pagare una rata del mutuo e ritrovarsi a vivere in mezzo alla strada; a loro non importa se i governi chiudono le università pubbliche o aumentano le tasse da pagare, perchè i loro figli hanno sempre la possibilità di educarsi in costose università private e comunque hanno garantito per il futuro quanto meno un lavoro, dato che generalmente subentrano ai padri (sarebbe interessante analizzare quanti sono in Italia i poliziotti i cui padri o familiari più prossimi facevano i poliziotti); a loro non importa se chiudono gli ospedali pubblici, perchè in caso di malattia a loro ed ai loro familiari, con i lauti stipendi dello stato, è garantita la cura nelle più costose cliniche private; se tagliano le pensioni e la gente protesta, a loro non interessa perchè la loro pensione è sempre garantita. Che riflettano gli agenti di polizia e le forze dell’ordine! Che riflettano! Perchè il loro futuro sarà sempre più macchiato da atti di violenza. E’ questo che vogliono per il loro futuro?
Siamo solo agli inizi. L’Italia, assieme gli altri paesi europei, diventerà sempre più povera e scivolerà verso un regime forte. Purtroppo la maggioranza non ha chiaro cosa gli riserva il futuro, credono ciecamente in uno stato che paternalisticamente li protegge e li proteggerà sempre e terminano confidando nelle proposte di partiti e movimenti elettroralistici.


preso e pubblicato da: www.oltrelacoltre.com




mercoledì 14 novembre 2012

I parolai del vuoto cosmico.


Ma di cosa si parla in Italia?
Mentre centinaia di migliaia di persone scendono in piazza a prender manganellate (tanto per cambiare!), di cosa parla la politica? Tutta la politica?
E' veramente avvilente esser costretti a dover commentare il “confronto” tv delle primarie di centrosinistra. Perchè confronto letteralmente vuol dire paragone. Paragone tra persone, tra cose, in questo caso tra posizioni politiche. Ma può anche significare gara, competizione.
Ecco, più che un confronto tra idee, ricette, posizioni, si tratta di una gara, di una corsa tra candidati ad una vittoria. In questo caso elettorale.
E niente più.
Perchè, dicevo, è avvilente dover commentare il nulla.
E questo non solo a “sinistra”, ma anche, e per certi versi in maniera più accentuata, a destra, soprattutto dopo la “caduta” di Sua Maestà.
Il nulla del nulla.
L'inconcludenza fatta politica.
Tutti corifei nel descrivere il tal problema, nel descrivere la tal preoccupazione, nel denunciare il tal misfatto.
Soluzioni però zero.
Infatti, l'unica vera domanda che si dovrebbe rivolgere a questi parolai del vuoto cosmico che è diventata la politica italiana, dovrebbe essere: “Come?”
Come si affronta la crisi?
Come si risolve il problema del Debito Pubblico?
Come si risolve il problema della disoccupazione o della precarietà?
Come si fanno ripartire i consumi e i risparmi?
Come si trovano le risorse per gli investimenti?
Come si aiutano le famiglie in difficoltà?
Come Bersani? Casini? Alfano? Vendola? Tabacci? Renzi? E chi più ne ha più ne metta!
Ci dite come?
Non servono sermoni, parole, poesie. Servono fatti concreti! Programmi realizzabili, vale a dire coperti finanziariamente. Come imporrebbe la Costituzione, tra l'altro.
E invece?
Invece ci troviamo ad assistere ad un livello del dibattito politico così basso, da vergognarmi di vivere in questo paese e dover ammettere, si, sono italiano!
Il Centrosinistra non dovrebbe essere il “motore del cambiamento” del paese? Non ci avete rotto i coglioni vent'anni dicendoci che il problema era il centrodestra e il suo satapro miliardario?
Cosa avete mai fatto o solamente proposto voi di diverso?
Cosa vi distingue dalle politiche liberiste ed europeiste del centrodestra?
Tutti a sbraitare ai quattro venti che vogliono salvare il paese dalla catastrofe. Tutti a vaneggiare su Stati Uniti d'Europa e/o Europa dei Popoli. Tutti a parlare di Stato Sociale, di lavoro, di giovani, di disoccupazione, di scuola, cultura, povertà, investimenti, crescita.
Parole VUOTE!
Parole senza il benchè minimo collegamento con la realtà.
E chi dovrebbe rappresentare la vera alternativa a questa melma puteolente di politicanti in carriera, parla da Fra Dolcino, ma in realtà è solo un povero piccolo patarino.
E si butta contro la Casta evitando di affrontare i nodi cruciali dei problemi che ci troviamo davanti, come Paese e come individui, ogni giorno.
Nodi cruciali che inferiscono alla natura della costruzione europea, ai Trattati, ai disastri causati dalla moneta unica, dalle politiche della BCE e alle ingerenze della finanza internazionale, al ricatto criminale dei debiti sovrani, allo stesso funzionamento generale del sistema economico.
Come, cari politici italiani intendete affrontare queste questioni CENTRALI?
Di cosa parlate?
Di nulla!
Ma perchè così qualcuno vi ha imposto di fare? O siete proprio zero di vostro?
Vi rendete conto che il paese precipita nel baratro? Nel capestro ventennale del Fiscal Compact? Nella dittatura oligarchica finanziaria?
Come potete non vedere da cosa è composto il Debito Pubblico? Chi lo detiene? Da dove nasce? Da cosa è alimentato?
Come potete non rendervi conto di cosa causa i fallimenti aziendali a catena? La disperazione sociale e i suicidi? La rabbia popolare per le strade?
Come potete continuare (e mi riferisco ai partiti in Parlamento) a sostenere un Governo come quello presieduto dal Maestro Massone Mario Monti, ex Goldman Sachs, ex Presidente della Trilaterale Europea, membro Bilderberg?
Mi rispondo da solo.
Siete tutti in malafede.
Compreso chi, da fuori il Parlamento sbraita, anelando solo a racimolare qualche poltroncina vellutata.
Ve lo dico con tutto il cuore: mi fate schifo.
Non esistono argomenti politici da contrapporvi. Perchè non avete argomenti politici.
Esiste solo il disgusto per quello che siete, rappresentate e difendete.
Ma sappiate bene che pagherete caro il peso delle vostre scelte dinnanzi alla Storia.
I repubblichini di Weimar pagarono con il Nazismo. Il mondo con la Guerra Mondiale.
Dopo la catastrofe, statene sicuri, se ancora vivi, vi verranno a cercare.

(Francesco Salistrari)

Perchè Monti è un criminale, spiegato a tua figlia.


di PAOLO BARNARD

Cara ragazza, l’economia è tutto, perché è il motore che fa andare tutto quello che ci sostiene nella vita, dal lavoro, alle case, la scuola, la sanità, la cultura, la libertà, fare figli, progettare, persino amarsi, perché senza economia, cioè in assenza di mezzi, l’essere umano non ha più spazio per nessuna di queste cose. Ti fa specie che abbia menzionato l’amore? Prova a essere serena col tuo futuro bambino o col tuo amato se ogni santo giorno hai l’angoscia di non avere abbastanza per la casa, per curarli, per proteggerli. Impossibile.


L’economia si fa in due modi.


1) la si studia sui libri o nei congressi fra cervelloni.

2) la si usa in politica per mantenere il tuo Paese.

Mente i primi dovrebbero studiare per il beneficio del 99% di noi persone (e spesso non accade), la politica DEVE usare l’economia per il beneficio del 99% di noi persone. Punto. Zero discussione. Ok?

Quanto sopra dovrebbe, in un mondo sano, essere tanto scontato quanto il fatto che l’acqua si beve. Ma no. Non è affatto così. Oggi, al contrario, l’economia dei politici serve nel 99% dei casi all’interesse dell’1%, cioè dei potenti e della finanza. Perché glielo permettiamo? Perché ci tengono nell’ignoranza di economia. Tu e le tue amiche/amici sapete che c’è la crisi, e quindi dobbiamo tutti stringere la cinghia. Lo dice il professore serio con la faccia da primario che sta a Roma. Tutti i politici annuiscono con tono greve. Ma no, è tutto falso.
Non c’è una crisi. C’è un disastro creato appositamente per rubare ricchezza al 99% di noi, così che i politici possano fare nel 99% dei casi l’interesse dell’1% dei potenti, che gli garantiscono la carriera. Questa tragica truffa oggi te la spacciano per ‘l’economia’. No! Perché, cosa ancora più grave, l’ECONOMIA SANA, quella che tutelerebbe noi persone comuni fino al benessere per tutti, ESISTE! C’è eccome, e porta la firma di grandissimi studiosi di fama non solo mondiale, ma anche storica.

Attenta qui: se stiamo tutti soffrendo lo strazio della finta crisi, e se invece si potrebbe stare tutti meglio con una diversa economia, è ovvio che i politici che ci nascondono la cura sono dei delinquenti. Hai dubbi? Parla coi disoccupati; con le donne che abortiscono perché hanno perso il lavoro e non possono mantenere il bambino, pensa a che orrore avranno dentro; parla coi genitori che ogni sera arrivano a casa distrutti dal lavoro e con in tasca due soldi, che non avranno neppure la testa per parlare ai figli che cresceranno nella tensione continua e nella solitudine; parla con gli ammalati che aspettano mesi per una cura, e che poi scoprono che quell’attesa li ha condannati a morire; parla con chi ha investito tutti i sacrifici di una vita per metter su un’attività, e oggi vede questa falsa crisi distruggergliela. Magri uno di questi è tuo padre… Perché devono soffrire così se non è necessario? Non è delinquenziale questo?

Ma allora cos’è successo a quell’economia sana, così autorevole? Ce l’hanno nascosta, l’hanno fatta sparire dai libri di testo, gli intellettuali temono a parlarne, perché i padroni delle loro carriere gli toglierebbero fama e incarichi. I politici idem. Ma nel frattempo milioni di noi soffrono inutilmente. Orribile.

Bene. Oggi un tal Mario Monti è il capo del tuo governo. Ed è in prima fila a nasconderci l’economia sana, mentre fa di tutto per distruggere quel poco di economia che ancora ci rimane. Già questo è un delitto. Ma più precisamente, ecco perché Monti è un criminale.

RAGIONE UNO.

La Costituzione dell’Italia è la più alta Carta giuridica del Paese, inviolabile. Essa inizia con un articolo di importanza storica, eccolo

Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Ok. Il capo del tuo governo è il funzionario PUBBLICO numero uno dell’Italia. Ok. 

Facciamo uno più uno:

1 La massima legge del Paese dice che il lavoro è tutto
+
1 Monti sta facendo di tutto per distruggere il lavoro: Monti lo precarizza sempre più; Monti ci tassa le attività a morte e questo causa licenziamenti in massa; Monti taglia la spesa di Stato, gli stipendi pubblici e le pensioni, e questo impoverisce tutti, ma se siamo più poveri compriamo di meno, se compriamo di meno le aziende o i negozi non vendono, sono costretti a licenziare e non assumono; di nuovo mazzate al lavoro.
=
Monti lavora violando la massima legge italiana nel suo articolo numero 1. Monti è un criminale costituzionale. Gravissimo.

RAGIONE 2

Gli studiosi dell’economia sana, e ripeto, sono grandi nomi mondiali dell’economia, hanno sancito che il danno più distruttivo in assoluto per l’economia di una nazione si chiama disoccupazione. Chi non lavora non solo costa allo Stato un sacco di soldi inutili, ma è proprio ricchezza perduta, gettata nella discarica. Immagina questo esempio: un bellissimo campo ha prodotto un oceano di fragole, pesche, ciliegie, patate, mirtilli, grano, uva… occorrono 1000 uomini per raccogliere tutto e offrirlo a noi persone. Ma 400 di questi uomini non lavorano, cioè, i politici NON LI FANNO LAVORARE. Il 40% di tutto quel ben di Dio rimarrà quindi nel campo sotto al sole a seccare e a marcire. Allucinante, inaccettabile. Cioè: i disoccupati sono ricchezza reale sottratta alla società, ricchezza che potrebbe arrivarci, ma è invece buttata via. Ok.

La disoccupazione può, raramente, essere causata da problemi genuini, ma quasi sempre è… sì, incredibile a dirsi, è il frutto dell’uso di quell’economia distruttiva, di cui Mario Monti è il primo paladino in Italia. Puoi quindi immaginare che Monti con le sue enormi tasse e i suoi tagli alla spesa MANTIENE IN VITA LA DISOCCUPAZIONE DISTRUTTRICE, anche se potrebbe scegliere l’economia sana e abolire la disoccupazione del tutto. E allora…
… ti chiedo: un politico che mantiene apposta in vita questa distruzione che ci danneggia tutti, che fa soffrire milioni di persone, e che avvantaggia solo i suoi amici potenti, non è un criminale? Non è un crimine fare questo al tuo Paese quando ci sarebbe l’alternativa?

RAGIONE 3

Mario Monti sta assassinando l’economia della tua Italia per favorire i suoi patròn ideologici, che sono i mega industriali (soprattutto tedeschi) e i mega banchieri. Guarda, non ti annoio qui con i dati di cosa è successo in questi mesi e che provano senza dubbio quanto ho detto. Ti cito solo un episodio: il mio falegname, con un’aziendina di 4 persone, ha chiesto un prestito a una banca per 30.000 euro. Lo ha fatto per non chiudere, vuole lavorare. Ma no. La banca glieli ha rifiutati. Questa banca si chiama Monte dei Paschi di Siena, famosa. E’ intervenuto Monti? No. Potrebbe intervenire? Certo! La politica fa le leggi e può costringere le banche ad aiutare noi persone comuni. Poi cosa è accaduto? Che un giorno è stato proprio questo Monte dei Paschi di Siena ad avere bisogno di soldi, ma tanti eh? Sai quanti? Due miliardi di euro… sì, hai capito bene. E cosa ha fatto Monti? Glieli ha dati subito, come no?! Sai cosa avrebbe risposto questo Monti al mio falegname, e a tutti i poveri italiani come lui, se gli avesse chiesto i 30 mila? Questo: “No! Lo Stato deve fare ordine nei conti, ci dispiace, abbiamo le casse vuote”. Infatti questo sta dicendo Monti a tutti noi lavoratori, agli ammalati in difficoltà, ai genitori senza casa, ai disoccupati, ai pensionati minimi, ecc. Dobbiamo soffrire e zitti. Ma poi ci sono subito due miliardi per il suo amico banchiere, sull’unghia, e non solo per lui, anche per gli altri banchieri. E questo non è criminale? Ragazza: questo sta ammazzando la tua economia, e senza di essa tu non sei più protetta, non hai più diritti.

RAGIONE 4

La durezza delle privazioni economiche e la paura per il futuro che queste generano nelle persone, possono giocare bruttissimi scherzi alla società, veramente orribili. A scuola hai sicuramente studiato il nazismo. Come è nata una simile aberrazione storica? Come fece quell’ometto insignificante di Hitler a trasformare quello che era un gruppetto di sparuti fanatici in un regime che ha distrutto l’Europa? Risposta: le Austerità.

No, non è affatto una boutade. Oggi tu sai che Monti e i suoi complici della tecnocrazia europea stanno distruggendo passo dopo passo il nostro benessere con queste politiche economiche chiamate Austerità. Come detto sopra, esse impoveriscono severamente milioni di persone per il beneficio di una elite, creano crisi, le crisi creano paura e ansia nella gente. Accadde proprio questo, seppur su scala molto più ampia, con la Germania sconfitta nella Prima Guerra Mondiale. I Paese vincitori, che oggi nell’Eurozona sono i Paesi del nord, ebbero il potere col Trattato di Versailles di imporre Austerità feroci alla Germania, per obbligarla a ripagare i suoi debiti di guerra. Oggi ce le impongono per farci ripagare altri debiti, che oltre tutto non sono neppure veri debiti, ma lasciamo stare. Nel caso della Germania del 1919, l’errore tragico non fu nel pretendere un compenso per i danni che aveva causato, ma fu di pretendere dai tedeschi sacrifici assurdi per le riparazioni di guerra. Li spremettero come schiavi, al punto che uno dei più grandi economisti della Storia, John Maynard Keynes, scrisse a quel tempo un’opera celebre dove denunciava le Austerità contro la Germania come eccessive e crudeli. Risultato: Hitler compare sulla scena e catalizza la disperazione e la paura dei tedeschi, promette salvezza e… milioni di cittadini terrorizzati dalle privazioni gli si buttano dietro. Il Nazismo.

“Esagerato!!” dirai. Un cavolo. Sai cosa è successo in Grecia alle ultime elezioni? I greci alla disperazione propria a causa delle Austerità del club di politici europei amici di Monti hanno eletto in parlamento un partito apertamente… neo-nazista. Ma ti rendi conto? Ma ti pareva possibile una cosa simile nel mondo civile del terzo millennio? Ecco cosa accade ad esasperare la povera gente con le Austerità, e nel nome di una economia truffa al servizio dei poteri finanziari. Nell’Italia in crisi ed esasperata abbiamo già forze pronte a raccogliere la disperazione e la paura di tanti per imporre soluzioni anti democratiche, odio e violenza. Si tratta di forze che in un’economia sana al servizio del 99% di noi sarebbero ignorate da tutti, ma oggi, nel clima d’incertezza e di privazione causato da Monti, stanno drizzando la loro brutta testa.

Monti quindi sta sospingendo l’Italia verso una disgregazione democratica gravissima, un vero crimine contro lo sforzo che questo Paese ha fatto per ritagliarsi una civiltà moderna dopo il fascismo. Ricordati: Monti è il Presidente del Consiglio di una nazione pacifica, e ne sta avvelenando la fibra democratica con conseguenze gravissime. Anche questo è un crimine.

Ho spiegato abbastanza? Forse no. Allora questo: la Mafia è criminale no? Certo che sì. Può la Mafia, che è criminale, attentare all’articolo 1 della nostra Costituzione? Può creare milioni di disoccupati e distruggere l’economia? Può causare il crollo dei redditi milioni di lavoratori e di anziani? Può sospingere gli italiani verso derive autoritarie fascistoidi in accordo coi maggiori politici europei? No, non può. Monti e i suoi partner lo stanno facendo. Allora come possiamo dire che la Mafia è criminale e che Mario Monti e i suoi amici speculatori non lo sono? Ciao, tuo PB



martedì 13 novembre 2012

Primarie, fra propaganda brogli e illusionismo.


DI EUGENIO ORSO
Pauper class

In liberaldemocrazia tutto si crea e s'inventa per orientare, o addirittura predeterminare, gli effetti del voto. L’obiettivo è impedire un effettivo esercizio della sovranità popolare. Persino il voto libero d’opinione, che dovrebbe rappresentare la regola per i “veri democratici e liberali”, è raro quanto i diamanti (se mai è veramente esistito), perché a dominare la scena delle elezioni – da intendersi quale scena del delitto in cui si neutralizza la volontà popolare – sono il voto manipolato, il voto ricattato, il voto in forza di paura, il voto ignorante, il voto d’inerzia e per “tradizione” familiare, il voto di scambio. Il voto liberaldemocratico, oggi, è come mai prima nella storia delle sedicenti democrazie occidentali uno strumento di dominazione delle élite.

Il voto, così come si pratica in Italia, in Grecia, in Spagna, serve essenzialmente per privare di qualsiasi traccia di sovranità i popoli e per far eleggere governi graditi alla classe neodominate globale. Una prova palese di quanto affermo, riscontrabile da qualsiasi persona minimamente pensante, è l’assenza di alternative reali, l’appiattimento delle politiche economiche, sociali e finanziarie che l’”offerta” politica propone, attraverso l’apposito marketing elettorale, sui principi inviolabili della stretta osservanza neoliberista. Destra e sinistra non rappresentano ormai che illusioni, svuotate di ogni contenuto politico effettivo, ereditate da un passato sepolto e messe in campo con liste elettorali differenziate, per ingannare il popolo votante. I moderni demi obnubilati devono illudersi di scegliere fra i “prodotti” del sistema e di decidere così il loro futuro. In questo contesto nascono i programmi politici “fotocopia” – come li definiscono gli stessi media di sistema, svelando in tal modo l’imbroglio – che il popolo degli elettori dovrebbe votare, partecipando al rito liberaldemocratico e illudendosi di scegliere. E’ chiaro che il prodotto è unico e che soltanto il truffaldino marketing elettorale, supportato da appositi pubblicitari e sondaggisti e derivato da quello commerciale, è in grado di differenziare. In certi paesi dell’Europa meridionale e mediterranea, oggi siamo però un passo avanti, per quanto riguarda il controllo di massa e la neutralizzazione della volontà popolare, perché ai governi eletti con l’imbroglio si alternano governi non eletti, decisi autoritariamente dalle Aristocrazie finanziarie accantonando temporaneamente il rito elettorale. Il fatto che le reazioni popolari, o meglio, le proteste delle masse pauperizzate, siano deboli, frammentate e inefficaci conforta i veri decisori e gli consente di perseguire i loro scopi senza intoppi, realizzando i piani economici, finanziari e politici fino alle estreme conseguenze. Così nell’Italia soggetta alla “supplenza direttoriale” Monti-Napolitano, dove le reazioni di massa sono addirittura inesistenti, ma anche in Grecia, ai tempi del governo Papademos emanazione della “troika”, in cui non c’è stata un’efficace opposizione popolare all’usurpatore. Se non vi saranno ripensamenti, in Italia si andrà spediti verso le elezioni politiche di fine legislatura seguendo il percorso greco – il collaborazionista Samaras eletto dopo Papademos, il collaborazionista Bersani dopo Monti – e le principali concentrazioni burocratico-politiche che ci si ostina a chiamare partiti, per fare propaganda, per tentare di “rilegittimarsi” davanti al corpo elettorale e recuperare l’astensionismo, già si preparano a inscenare la commedia delle primarie. 

Primarie e marketing elettorale 

Le primarie, dal mio punto di vista, sono un importante sottoprodotto del marketing elettorale, a lungo sperimentato negli USA, in cui ha dato risultati soddisfacenti, e che quindi può essere convenientemente “esportato” in altri continenti, adattandolo alle varie realtà locali, esattamente come si adattano a usi e costumi particolari i prodotti esportati nell’economia neocapitalista, fino a invadere colonizzandoli i mercatini elettorali europei. Durante le primarie americane, di lunga durata, si costruisce mediaticamente la popolarità del candidato di partito alla presidenza federale e si fa conoscere ben oltre i confini del suo stato (e seggio) di origine. Le grandi entità finanziarie e finanziario-produttive si mettono in moto, nell'interminabile campagna elettorale americana che comprende la fase delle primarie, per tutelare i loro interessi (privati) finanziando i candidati alla presidenza dei due storici partiti (non di rado più di uno contemporaneamente, come ha fatto l’IBM all’epoca della prima elezione di Obama). L’evento è seguito mediaticamente in tutto il mondo quasi quanto le elezioni effettive, per l’impatto geopolitico (accordi internazionali, guerre, dinamiche economico-finanziarie) che una nuova presidenza USA potrà avere nel mondo. Media e marketing elettorale agiscono congiuntamente, fin dalle primarie, per accreditare il candidato presidente ben oltre i confini statunitensi. L’introduzione delle primarie in Italia si deve al critico cinematografico con tendenze hollywoodiane Valter Veltroni, fondatore del pd, “estimatore” un po’ meno nobile di Alexis de Tocqueville del sistema politico americano, concepito come inevitabile destino dell’umanità, e scadente imitatore dei leader democratici di quel paese. Certo, ci sono differenze fra la repubblica presidenziale sul modello americano e quella parlamentare italiana, ma in luogo di eleggere il candidato del partito alla presidenza, si può ben eleggere un candidato di lista alla carica di “capo del governo”, e il gioco è fatto. In genere, anche nella pre-contesa elettorale delle primarie, come nelle elezioni effettive, si può predeterminare il vincitore, e ciò accadrà puntualmente in Italia soprattutto in relazione al pd, dove la spunterà Bersani e non Renzi, o altri minori come Vendola e Puppato. Ma questo sotto-prodotto dell’”offerta politica” non rappresenta soltanto un’americanata a effetto, come qualcuno potrebbe credere pensando alla caratura del suo “importatore ufficiale” nella penisola. In vista delle prossime politiche di primavera, “incoronare” il candidato premier delle principali liste elettorali attraverso la simulazione della partecipazione popolare diretta (non attraverso la mediazione dei voti di grandi elettori) dovrebbe consentire di:

(a) rinfocolare l’illusione (liberal)democratica della sovranità popolare e dell’esercizio effettivo della volontà popolare, concorrendo a legittimare il sistema nel pre-voto; 

(b) ridimensionare il fastidioso fenomeno dell’astensionismo – per cercare di recuperare voti e partecipazione al rito – pubblicizzando l’evento “partecipativo di massa” delle primarie e orientando il consenso, con operazioni manipolatorie specifiche a cura del marketing elettorale, validamente supportato dall’apparato ideologico-massmediatico;

(c) ridimensionare (recuperandolo in parte) il futuro consenso a liste elettorali non troppo conformiste – come M5S – moderatamente critiche, che mantengono saldamente un piede fuori dal sistema, pur aderendovi e partecipando alla kermesse del voto, e che per tale motivo nella rappresentazione incarnano il “pericolo populista contro la democrazia”, la temuta “antipolitica”, la deviazione eterodossa dalla “retta via” (ortodossia) liberale e liberista;

(d) regolare i conti all’interno delle strutture burocratico-politiche liberaldemocratiche, “incoronando” ufficialmente un candidato premier predeterminato e gradito dalle Aristocrazie finanziarie, o almeno non troppo sgradito a queste, che a quel punto dovrà essere accettato con “fair play” anche dagli altri pretendenti al miserevole trono. 

Le primarie del pd e del pdl

Le primarie sono previste sia per il pd che si appresta a governare – a meno di contrordini esterni, euroglobalisti, che comporteranno il rinvio forzato di un anno della scadenza elettorale – sia per il pdl, se ce la farà a sopravvivere fino ad aprile. Il pdl dovrà assumere nel nuovo parlamento, com'è già stato stabilito dai decisori, un ruolo di (falsa) opposizione sistemica in alternativa a quella, meno controllabile e ancora da “addomesticare”, di M5S. E’ ovvio che le primarie più importanti saranno quelle organizzate dal pd, le quali avranno il maggior impatto propagandistico e legittimante sul corpo elettorale. Per il pdl, invece, la strada si prospetta in salita e le primarie potranno servire – se non vi sarà un indesiderato fiasco in termini di partecipazione – per risalire la china mantenendo, nel prossimo parlamento, un’adeguata presenza di centro-destra (in liberaldemocrazia, le apparenze sono essenziali e vanno salvaguardate). Il principale aspetto delle primarie, non soltanto per il pdl in ambasce e crollo di consensi, ma anche per lo stesso pd, è quello della partecipazione, cioè del numero dei votanti. Questo elemento è essenziale per la riuscita complessiva dell’operazione propagandistica e manipolante, conditio sine qua non perché tutto si basa sulla simulazione della partecipazione popolare al pre-voto. E allora gli apparati del pd e del pdl faranno il possibile per gonfiare il dato della partecipazione popolare, come è già accaduto in passato per quanto riguarda le primarie sperimentate dal pd. Ci saranno ovviamente differenze quantitative fra le due kermesse, poiché, per la più rilevante, ossia quella del pd, Bersani che si appresta a vincerla ha già (incautamente?) dichiarato che si attende due o tre milioni di votanti, mentre al pdl basterebbe qualche centinaia di migliaia di voti (mezzo milione potrebbe bastare, piuttosto che il desiderato milione) per mostrare che si è invertita la tendenza e i suoi elettori iniziano a “tornare all’ovile”. Del resto, un Berlusconi che sta abbandonando Alfano al suo destino, ha commissionato specifici sondaggi di cui da sempre si nutre, avvertendo che in occasione delle primarie pidielline si rischia un flop. 

Primarie e partecipazione

Si può cercare di indovinare quel che accadrà nel prossimo futuro quando (e se) si faranno le primarie del pd e del pdl. Cominciamo dal partito in ascesa. Il pd che vuole ufficializzare la leadership di Bersani in modo fintamente democratico, ha bisogno di due o tre milioni di polli che si rechino alle urne con entusiasmo, come dichiarato dallo stesso Bersani. Un numero un po’ troppo alto, data la situazione in cui concretamente vive la popolazione, e dato che la caduta a precipizio del prodotto, la continua riduzione del potere d'acquisto dei redditi popolari e la disoccupazione si aggraveranno rapidamente, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Tutto questo grazie alle politiche recessive del direttorio Monti-Napolitano che sono state votate, in parlamento, proprio dal pd. Bersani e molti altri della nomenclatura pidiina hanno sempre ammesso di aver voluto Monti, e gli hanno dato pubblicamente il loro sostegno. E’ chiaro che solo un idiota – o meglio, un idiotizzato-manipolato che subisce gli effetti di questa drammatica situazione economica e sociale – potrebbe votare per i democrat, partecipando con entusiasmo e “spirito democratico” alle primarie-truffa bersaniane. Tanto più che un possibile, futuro esecutivo del pelatone emiliano prestato al liberismo continuerà le politiche che furono di Monti e Fornero, non sognandosi neppure di “disfare” le controriforme fino a quel momento realizzate. Non basterà ai burocrati pidiini calibrare bene le candidature alle primarie, in modo che non siano troppe, generando caos e sfiducia, ma in modo tale che i candidati fingano di rappresentare concrete alternative a disposizione dei votanti, quali la rottamazione dei dinosauri di partito e la riduzione dei costi della politica, l’alleanza a sinistra, un cauto “riformismo” nel liberismo, eccetera, eccetera. Affinché l’intera operazione funzioni e produca i frutti sperati, si dovrà puntare su un’ampia partecipazione popolare, o meglio, sulla simulazione di un’ampia partecipazione. Per raggiungere tale obiettivo irrinunciabile, si metterà in moto tutto l’apparato di partito e si ricorrerà a qualsiasi espediente, a qual si voglia bassezza resa possibile dall’assenza di etica che contraddistingue i liberaldemocratici, servi dell’eurocrazia e dei mercati. Se non vi sarà sufficiente afflusso di polli chiamati alle urne, ciò non vorrà dire che non si riuscirà a raggiungere, o almeno approssimare in difetto, la soglia dei due milioni di voti. Da bravi illusionisti e truffatori, i suddetti potranno compiere il miracolo. Vediamo come nel seguito del post. 

Il pd alle primarie

Forse qualcuno ricorda il referendum indetto fra i lavoratori per approvare, nel 2007, la cosiddetta “riforma del welfare” contro il lavoro e i ceti popolari. I voti furono circa cinque milioni. La riforma è stata fatta passare, con prevalenza dei favorevoli sui contrari, facendo votare anche più di due volte i sindacalisti “ammaestrati” (in alcuni casi ben cinque volte), chiamando alle urne le clientele sindacali e i “ricattati” (tesserato, ti garantisco che non sarai messo in mobilità se farai tutto ciò che ti ordinerò) e infine manipolando a volontà i risultati del voto. Risultato concreto: i si al “protocollo d’intesa” fra governo e parti sociali prevalsero sui no nella misura di quattro contro uno. La vera sostanza della democrazia, parola con la quale si riempiono solitamente la bocca i servi politici e sindacali delle Aristocrazie finanziarie, traspare con estrema chiarezza in questi episodi. Ciò che hanno fatto i sindacati ascari del sistema (vedi il maggiore, la cgil), lo possono fare anche meglio i partiti, altrettanto ascari del sistema, e fra questi in primo luogo il pd. Una ghiotta occasione per i brogli e gli illusionismi saranno le primarie. Voglio fare, in proposito, una “divertente” ipotesi, anche se so che le cose non andranno esattamente nei termini da me descritti, non essendo il sottoscritto una chiromante! 

Supponiamo che alle primarie i polli che si presenteranno a votare, sommati ai burocrati e ai mercenari di partito di ogni ordine e grado, ai cigiellini spediti ai seggi dalla segreteria Camusso, non superino nelle previsioni il milione di unità (1.000.000 secco, poniamo), mentre il target minimo e irrinunciabile è di (quasi) 2.000.000 di votanti. Una bella forbice, in grado di produrre un colossale fiasco! Ma il gioco si può facilmente truccare, com'è stato fatto in occasione di precedenti primarie pidiine, quando in certe località si sono fatti votare, lusingandoli con promesse poi non mantenute, persino gruppi di extracomunitari non in possesso della cittadinanza. Si potranno far votare due o tre volte quadri di partito e gruppi di tesserati tenuti a guinzaglio con forme di clientelismo o con mezzi ricatti, naturalmente per un candidato ben determinato, che potrà essere in prevalenza Bersani e in subordine Renzi (dotato di minori mezzi e appoggi rispetto al segretario-avversario). Supponendo che si “coinvolgano” nell’imbroglio 200.000 fra dirigenti e tesserati e moltiplicando per tre il numero si ottengono ben 400.000 voti in più. Trattasi naturalmente di voti invalidi, frutto di scorrettezza, che però saranno di grandissima utilità per gonfiare il cruciale dato della partecipazione. Ma ancora non basta, perché così si arriverà soltanto a 1.400.000 voti. Troppo poco. Ecco che allora si ricorrerà ad altri trucchi, al mercenariato spicciolo, alla compra, pagando decine di migliaia di soggetti in difficoltà economica perché votino, oppure, anziché pagarli, promettendogli mari e monti con solenni promesse che poi, in molti casi, saranno puntualmente disattese. Ad esempio, facendo balenare la prospettiva concreta di un posto di lavoro stabile, o della vincita in un concorso per l'assegnazione di posti, piuttosto che sganciare al povero disgraziato qualche decina di euro (pochi, maledetti e subito) in cambio della sua occasionale prestazione, traducibile in “partecipazione al voto democratico”. In vaste zone dell’Italia meridionale ci saranno sicuramente seggi pidiini controllati dalla mafia o dalla camorra, che in qualità di alleati e cointeressati potranno “favorire” la partecipazione al voto, rendendola più consistente. Sì, perché la criminalità organizzata vota quando c’è da votare e non si astiene, si rende disponibile alle trattative con lo stato (sperando di ricavarne consistenti vantaggi) e s'infiltra nelle liste elettorali del partito al momento più forte, che a sua volta, per questioni di opportunità, di potere e di consensi elettorali si lascia infiltrare. Prova ne sia che alcuni anni fa, quando è iniziata la moda delle primarie italiote, intorno ai chioschi pidiini di Napoli in molti hanno notato la presenza di noti esponenti camorristi, che andavano e venivano a piacimento controllando le operazioni di voto. In caso di emergenza, per gonfiare il quoziente, si potrà far votare anche alcuni extracomunitari, con promesse e lusinghe, ma sarà certo più consigliabile – per non esporsi a troppi attacchi e critiche se la cosa dovesse trapelare – “chiamare alle urne” soltanto chi ha la cittadinanza. E perché non far votare anche i sedicenni se serve? Sedicenni che poi, però, non parteciperanno alle politiche di aprile. Per garantirsi comparse, partecipazione e pubblico, Berlusconi e i berlusconiani erano disposti a pagare una giornata di lavoro a giovani interinali in cerca di occupazione, mescolandoli con i pochi giovani del pdl! Il pd lo farebbe? Certo che sì, contando sulla natura berlusconiana “di sinistra” del secondo candidato in lizza, il liberal blairiano Matteo Renzi! Scherzi a parte, comprando i voti dei disperati disoccupati, dei precari, degli “esodati”, dei pensionati ridotti al lumicino dalle politiche di Monti con il sostegno dello stesso pd, e grazie all’intervento della criminalità organizzata in certe aree del meridione (o anche del nord?) si potranno “recuperare” senza eccessivi patemi altri 400.000/ 450.000 voti, e il gioco sarà fatto. Nel paese ci sono numerose sacche di povertà che si estendono rapidamente, e questo è tutto “grasso che cola” per chi vorrebbe comprar voti e “partecipazione democratica” a buon prezzo. Così si sfrutterà il bisogno dei singoli sempre più poveri per soddisfare il supposto bisogno collettivo di democrazia e partecipazione. Ecco che operando in tal modo – con astuzia, spregiudicatezza e la dovuta “professionalità” dell’imbroglione politico – si approssimerà la fatidica soglia dei 2.000.000 cercando di (a) rinfocolare l’illusione liberaldemocratica, di (b) ridimensionare il pericolo astensionista, di (c) ridimensionare il consenso a M5S se possibile recuperandolo, di (d) ristabilire definitivamente la gerarchia all’interno del partito, “incoronando” Bersani candidato premier. Intanto, lunedì 12 novembre alle ore 20.30, è previsto il primo confronto televisivo su Sky fra i cinque candidati pidiini alle primarie: Bersani e Renzi (cane e gatto, nella rappresentazione scenica), il furbetto Vendola, l’inossidabile Tabacci e la patetica trevigiana Puppato. Con tale evento di “democrazia televisiva” (negli studi di X-Factor!) partirà il vero e proprio battage mediatico, per intontire ancor di più popolazione e “elettori” e indurli a partecipare numerosi. Speriamo almeno che Bersani, vincitore in pectore della contesa pilotata, non si comporti da clown che usa un linguaggio da bar sport, come fa spesso, per mostrare che non parla “politichese” e per fingere che è vicino “alla gente”. Possiamo andare ben oltre la critica al parlamentarismo di Lenin buonanima, visti i tempi che corrono. Illusionismo politico, brogli, scorrettezze, il voto per lusinga, compra, promessa e menzogna, il voto estorto con il ricatto, il voto colluso con la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta saranno alla base delle tanto attese primarie pidiine e prepareranno la vittoria nelle elezioni (pilotate) di primavera. 

Le primarie del pdl

Infine, qualche parola moderatamente profetica può esser spesa per le possibili, future primarie del pdl, che avranno comunque un peso limitato nello scenario pre-elettorale italiano. Non importa se il pdl cambierà nome e simbolo in una scontata operazione di maquillage, come va dichiarando Alfano, perché, a meno di drammatici abbandoni, gli esponenti saranno sempre quelli e così anche il partito. Chi saranno i candidati? Alfano probabilmente ci sarà, ma lo scialbo giovane-vecchio non è esattamente un catalizzatore di consensi in grado di infiammare le folle. Berlusconi potrebbe presentarsi a sorpresa, se “andranno a puttane” tutte le altre possibili opzioni e se lo consiglieranno i sondaggi. Daniela Santanchè, attempata soubrette dell’avanspettacolo politico di destra (fascisti e missini, Rauti compreso, rivoltatevi nelle tombe!), potrebbe regalarci un’imitazione minore, ruspante, discutibile ma sexy, di Marine Le Pen. Si parla della candidatura di un imprenditore-faccendiere molto noto, in grado di attrarre consenso idiotizzato, che secondo alcune indiscrezioni sarà Flavio Briatore compagno di merende di Silvio. Potrebbe essere della partita il peggior ministro dell’istruzione della storia d’Italia (il secondo è la Moratti), cioè la giovane insipida e bruttina Maria Stella Gelmini. Oppure quella che è stata definita irrispettosamente (ma verosimilmente) “la stronza tascabile”, l’ex finiana rampante ed ex ministro delle politiche giovanili Giorgia Meloni. E via di seguito elencando. I giovani trenta-quarantenni, per il semplice fatto di essere tali, fungeranno ancora una volta da “specchietto per le allodole” assieme ai candidati donna. La paroletta magica “rinnovamento” sarà presente nelle primarie del pdl come in quelle del pd, ma sarà soltanto aria fritta. Con buona probabilità ci saranno candidati (liberal)montiani contrapposti a candidati (pseudo)populisti, ma se saranno troppi a contendersi l’osso, troppo litigiosi reciprocamente, troppo contrapposti come programmi in un “tutto e il contrario di tutto”, il pdl darà l’impressione di essere ormai irrimediabilmente frammentato, preda del caos post-Berlusconi e destinato alla scissione in formazioni minori, o semplicemente alla scomparsa. Ancor più del dubbio che riguarda le candidature pesa l’incognita che grava sulla partecipazione. Se, per disgrazia pidiellina, si presenteranno a votare meno di duecentomila pollastri, chiunque vinca assisteremo a un’autentica Caporetto dalla quale sarà difficile riprendersi, e questo il Berlusconi abituato a primeggiare quanto a audience e consensi l’ha compreso benissimo. Un po’ meno l’ha compreso, mi sembra, il mancato enfant prodige Angelino Alfano, critico nei confronti dello stesso “padre putativo” Berlusconi (che recentemente ha osato paragonare a Scalfari di repubblica!). Considerando non troppo realistico l’obiettivo del milione o più di votanti, se si approssimerà o supererà la soglia dei 500.000 partecipanti al voto il pdl potrebbe tirare un piccolo sospiro di sollievo, e presentare l’evento addirittura come un successo, sostenendo che la tendenza si è invertita, gli elettori son tornati a casa, e che mancando ancora qualche tempo per le elezioni effettive, si sarà riaccesa la speranza di rimontare lo svantaggio rispetto al pd. Ovviamente si tratterà di sparate propagandistiche – è già stabilito che vincerà il pd – buone per orientare il voto “in libera uscita” (M5S) o finito in astensioni nei sondaggi, ma ciò non toglie che potranno recuperare consenso elettorale almeno in piccola parte. Basterebbe un tre o quattro per cento in più per rendere un po’ meno drammatico il ridimensionamento di consensi subito dal pdl. Un exploit del pdl nelle primarie, quanto a partecipazione al voto, mi sembra che si possa escludere fin d’ora. Anche il pdl per raggiungere l’obiettivo minimo di partecipazione, come il pd ma in misura minore, potrà comprare una parte dei votanti alle primarie sfruttando il bisogno dei singoli, promettere qualcosa ai poveri diavoli in cambio della loro presenza ai seggi, beneficiare in qualche regione dell’apporto di voti della criminalità organizzata (che furbescamente giocherà su più tavoli, per pararsi il sedere e incrementare il suo bottino). Ed anzi, lo farà sicuramente perché le risorse non gli mancano.

Nota di chiusura

Chiudo questa breve dissertazione, vagamente predittiva, sulle primarie prossime venture del pd e del pdl (se si faranno veramente) con la preghiera, rivolta a coloro che sono ancora dotati di senno, di capacità critiche decenti, degli strumenti minimi per analizzare e comprendere la realtà, di non partecipare al rito pre-elettorale preparatorio del voto, e di stare lontani, in quei giorni, dai seggi presidiati dai servi liberali delle Oligarchie finanziarie, comunque si schierino in parlamento.




lunedì 12 novembre 2012

Il Bilderberg si riunisce a Roma per un incontro straordinario.


di Italo Romano
Avete capito bene. Domani a Roma si riunirà in tutta fretta il gruppo Bilderberg. Almeno secondo quanto riportato dal sito Dagospia.
Per 61° sessione dei lavori del segretissimo gruppo è stata scelto come luogo di incontro Roma, la capitale dell’Italia,  la capitale di uno dei paesi caduto nella mani della grande finanza internazionale e pronto a cedere, come più volte auspicato dai massimi vertici del governo tecnocratico, quote della propria sovranità per annettersi alla prossimo venturo Stato centralizzato europeo.
L’incontro dei potenti del mondo, dove si discuteranno i destini dei così detti Piigs e del loro probabile commissariamento, si terrà nel prestigioso Hotel de Russie, in via del Babuino, angolo Piazza del Popolo, in pieno centro, venendo meno alla tradizione che vuole l’ubicazione delle riunioni del gruppo para-massonico in luoghi isolati, segreti e difficilmente raggiungibili.
Forse la drammaticità del momento ha imposto questa scelta o forse la spregiudicatezza e la necessità di provocare una qualche reazione per scatenare disordini da usare come scusa per l’adozione di talune decisioni ha fatto optare gli organizzaro per una locazione straordinaria. Ipotesi. Nulla di più.
Addirittura, spulciando sul sito web del Bilderberg non si trova alcun cenno a riguardo di questo blitz romano.
Proprio il centro di Roma sta ospitando in questi giorni il Festival del Cinema, quindi la zona è invasa di turisti, curiosi, attori, giornalisti e televisione da tutta Italia. Proprio questo potrebbe avvalorare l’ipotesi sopra esposta.
Non contenti dell’affollato “palcoscenico”, i partecipanti alla misteriosa riunione delBilderberg, si concederanno addirittura un pomeriggio da turisti, recandosi, insieme alla proprie blindatissime scorte, ai Musei Capitolini che per l’occasione chiuderanno al pubblico alle 17, per permettere ai facoltosi padroni del mondo una visita guidata a partire dalle 19, con conseguente paralisi di tutta l’area per l’intera durata del tour.
Non era mai capitato. Sembra una cosa fatta di proposito per farsi notare, per indispettire e far infuriare la gente. Cosa vorranno dirci? Cosa vuole dimostrare questo gesto eclatante?
Forse, vuole dimostrare che dopo un pò di anni che il nome Bilderberg ha circolato nel web, facendo quindi capolino nella grande massa, ci hanno abituato al loro agire e adesso lo fanno allo scoperto, sapendo che non ci sarà alcuna reazione particolare, se non la solita indignazione a tempo determinato.
Anche questa è un’ipotesi. Nulla di più.
Esisterebbe anche un preventivo che fa il conto della visiti guidata dei circa 80 partecipanti e si agirerebbe intorno e forse anche oltre, i 100 mila euro, poco più di 1000 euro ad invitato. Roba di extralusso, in netta antitesi con la linea di austerità dettata dal governo tecnico di Mario Monti.
Lo stesso Monti che prenderà parte a questa pomposa riunione, insieme al ministro dell’istruzione Francesco Profumo, Elsa Fornero e Paola Severino. Oltre a loro, a “rappresentare” il “nostro” paese ci sarà l’immancabile Giuliano Amato, Enrico Letta, l’ex sindacalista della CGIL il ferroviere Mauro Moretti, Alberto Nagel, ad di Mediobanca, Angelo Cardani, presidente di Agcom, Federico Ghizzoni ad di Unicredito, Enrico Cucchiani di Intesa, Fulvio Conti dell’Enel, la presidente della Rai Anna Maria Tarantola, il neo presidente della CIR Rodolfo De Benedetti il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, il solito Gabriele Galateri, Ferruccio De Bortoli, l’habitué Lilli Gruber, la new entry Chicco Mentana e Franco Bernabè, proprietario dell’emittente La7 per la quale lavorano i due famosi giornalisti.
Inserito nella lista degli ospiti vi era anche il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che per la delicatezza dei temi che verranno trattati, che in un certo senso lo coinvolgono istituzionalmente, ha fatto sapere al francese Henry de Castries, presidente del Bilderberg, che seguirà prudenzialmente gli sviluppi dei lavori da Francoforte per evitare con la sua presenza a Roma inevitabili strumentalizzazioni.
Avrebbero invece declinato l’invito: Squinzi, Montezemolo, Della Valle, Mario Greco, John Elkann e Renato Pagliaro.
Staremo a vedere. Anche se i “grandi” media ancora una volta hanno deciso di tacere in merito alle riunioni del gruppo Bilderberg.


link di approfondimento:


domenica 11 novembre 2012

Il fine del Governo Monti: come reagire (e come non reagire).


DI PAOLO FRANCESCHETTI
paolofranceschetti.blogspot.it/

1. Alcuni cenni agli ultimi colpi di genio del governo Monti. 2. Come non reagire. 3. Come reagire.

1. Alcuni cenni agli ultimi colpi di genio del governo Monti

Pochi giorni fa sono scesi in piazza i poliziotti in varie parti d’Italia; nello stesso giorno protestavano a Montecitorio gli avvocati e pochi giorni prima avevano manifestato gli insegnanti. Sono categorie, queste, poco inclini alle manifestazioni di piazza, ma se lo hanno fatto è per un solo e semplice motivo: la misura è colma e il paese sta per scoppiare, nel senso che stanno per scoppiare disordini di massa, scontri, caos e malessere sociale.



Parto dall’analisi di due vicende che hanno coinvolto le due categorie degli avvocati e degli insegnanti.

Per quanto riguarda gli avvocati, le novità di questi ultimi tempi sono le riduzione dei tempi della pratica legale, l’abolizione delle tariffe minime, e la tragicommedia della mediazione civile risolta – come era facile prevedere – in un bluff.

Mi soffermo in particolare su questa vicenda della mediazione, spiegandola ai non addetti ai lavori (quindi i giuristi mi perdoneranno se non uso il giuridichese e semplifico alcuni concetti).

Nel 2010 è entrata in vigore la mediazione obbligatoria per i procedimenti civili; in sostanza il legislatore ha detto: “Da adesso in poi, prima di fare una causa civile, si va prima da un mediatore che cerca di pacificare le parti, così si evita il processo e si fa tutto in tempi rapidi”.

Messa così, al cittadino ignorante poteva sembrare una buona cosa.

I problemi erano però i seguenti:

- i costi erano elevati;

- venivano affidate cause molto complesse, che richiedevano una preparazione lunga e specialistica, a soggetti del tutto privi di competenze giuridiche (geometri, ragionieri, architetti, ecc.) che diventavano mediatori (e quindi sostanzialmente assolvevano a funzioni identiche a quelle di un magistrato) con pochi giorni di un corso, al termine del quale si veniva abilitati a diventare mediatori; 

- il mediatore lo sceglieva la parte; in altre parole se io decidevo di fare causa a Tizio, andavo dal mediatore che sceglievo io, ovviamente scegliendo un mediatore amico/parente/corrotto.

Fin dai primi tempi, infatti, il risultato di questo schifo di legge – che si traduceva, in sintesi, in una sorta di privatizzazione della giustizia, che veniva esercitata da persone spesso incompetenti e corrotte – era che la maggior parte delle mediazioni sono andate deserte.

All’indomani dall’uscita della legge, si sono precipitate migliaia di persone a fare corsi di mediazione, creare società di mediazione, ecc., nella maggior parte dei casi giovani avvocati senza lavoro che vedevano nella mediazione una prospettiva di lavoro in più; nessuno si è fatto venire il dubbio che tutta questa “facilità” nell’accesso a una nuova professione nascondesse qualcosa di diverso e che i conti non tornavano.

Era inevitabile l’impugnazione della legge davanti alla Corte Costituzionale, così come è stata inevitabile la bocciatura da parte della Corte. La Corte Costituzionale, con un colpo di penna, ha cancellato in un istante speranze di lavoro, reso inutili gli sforzi di chi aveva creato le società, buttato a mare i milioni di euro spesi per realizzare questo istituto. Ora, aggiungo, è facile prevedere che la mediazione verrà riproposta in forme diverse, con la scusa che è un istituto che ha ricevuto l’avallo anche dell’UE; ed è facile prevedere che la Corte Costituzionale boccerà nuovamente anche la mediazione riformata che gli organismi appositi, d’intesa col governo, predisporranno. Il motivo è presto detto. 

La mediazione è stata creata fin dall’inizio per sfasciare in modo definitivo la giustizia civile (che comunque era già vicina al collasso) e per creare malesseri e disordini nella categoria degli avvocati. La bocciatura della Corte Costituzionale, infatti, lungi dall’essere un’operazione di giustizia, era semplicemente parte del progetto complessivo, che ancora non è terminato.

Situazione analoga per gli insegnanti.

Il governo dapprima ha varato un concorso demenziale per reclutare nuovi insegnanti, dicendo che in questo modo creava nuovi posti di lavoro; ma contemporaneamente ha elevato il numero di ore di lavoro agli insegnanti di ruolo, togliendo così diversi posti di lavoro ai precari.

Mi spiego meglio.

Per decenni, da che ho memoria io, l’orario di lavoro degli insegnanti è stato sempre di 18 ore settimanali. Un numero di ore che può sembrare basso, ma a cui poi andavano aggiunte le ore per i consigli di classe, per il ricevimento, per la correzione dei compiti, per l’aggiornamento, ecc.

Improvvisamente, dopo decenni, il governo decide di elevare il numero di ore degli insegnanti a 24 ore settimanali. Il 33% di ore in più, che si traduce nella perdita secca del 33% dei posti di lavoro per gli insegnanti precari.

In sostanza il governo da una parte ha detto "ragazzi ecco che creo posti di lavoro" varando un concorso demenziale destinato ad essere bocciato dalla Corte Costituzionale; dall'altro ha tolto lavoro ai precari dimostrando in tal modo che non gliene frega nulla della creazione di nuovi posti di lavoro.

Scopo di tutta la manovra?

Far incazzare i precari, far incazzare gli insegnanti di ruolo, insomma far incazzare tutti e mettere ogni categoria l'una contro l'altra, oltre a far perdere loro una marea di tempo e soldi in ricorsi al TAR, proteste, manifestazioni ecc.

Si osserverà che aumentando le ore ai docenti di ruolo in questo modo si fanno “tagli” e si risparmiano soldi; è semplice invece rispondere che per risparmiare era sufficiente evitare il maxi concorso demenziale che farà spendere soldi inutili senza creare alcun posto di lavoro in più, e magari si poteva tagliare qualche finanziamento ai pescatori di granchi in Kiribati, o anche – perché no? – operare un drastico ridimensionamento dei fondi dati agli apicoltori della Slovenia e ai ristoranti vegetariani in Groenlandia. 

A questi provvedimenti dobbiamo aggiungere la chiusura dei piccoli tribunali di provincia (gli unici che funzionavano davvero, perlomeno per quanto riguarda i tempi e i costi); l’IMU che sottrae liquidità agli imprenditori già in crisi accellerando il fallimento in atto della maggior parte delle imprese italiane; il taglio dei fondi agli ospedali e la chiusura di molti centri di pronto soccorso; gli sgravi fiscali per chi assume lavoratori extracomunitari (con il risultato che alcune imprese licenziano i lavoratori italiani per assumere extracomunitari); i tagli alla polizia; la liberalizzazione delle licenze di commercio, colpo mortale a chi aveva speso centinaia di migliaia di euro per acquistare una licenza di pizzeria o di altre attività commerciali; ecc.

Ormai anche le persone più ignoranti e poco inclini al “complottismo” si sono accorte che gli ultimi provvedimenti del governo Monti vanno in una sola direzione: lo sfascio del paese. 
La domanda è: perché? E ad essa abbiamo risposto più volte (creazione di malcontento, al fine di instaurare una dittatura e accentrare i poteri dell’UE).

Lo ha detto chiaramente Monti in un’intervista: “La crisi è una cosa positiva, l’Europa ha bisogno di crisi”. E Napolitano di recente ha detto che per reagire alla crisi è necessario “cedere ulteriori quote di sovranità all’UE”, ovvero rafforzare l’UE (una stronzata colossale, simile a quella dei medici del ’400 che curavano prevalentemente col salasso e, a fronte di malattie gravi cui non sapevano come reagire, per prudenza praticavano un “salasso”).
Quello che adesso voglio cercare di spiegare è cosa non bisogna fare, e cosa invece si potrebbe fare per reagire.

2. Come non reagire.

La prima cosa da non fare è quella di scendere in piazza e manifestare.
Alle prime manifestazioni, fino ad oggi pacifiche, seguiranno infatti scontri di piazza, ove ovviamente lo scontro partirà da agenti dei corpi speciali infiltrati, travestiti da Black Block o da manifestanti normali, per scatenare il caos, come è avvenuto a Genova durante il G8 o l’anno scorso a Roma.
Il governo vuole che manifestiamo....e, proprio per questo, noi non dobbiamo manifestare.

L’altra cosa da non fare è spendere tempo e soldi in ricorsi inutili all’UE, alla Corte di Giustizia e ad altri organismi, per rivendicare il proprio diritto di sovranità, la proprietà del denaro, ecc. In realtà si tratta di rivendicazioni sacrosante, ma che verrebbero fatte a organi che sono strumenti docili e corrotti di quello stesso potere che si vuole combattere. Questi ricorsi (tra i quali rientra anche quello effettuato per abrogare – legittimamente – la mediazione, o quello che verrà fatto per annullare – sempre legittimamente – il concorso nella scuola) sono ampiamente programmati e previsti. 

In linea di massima, tutto il sistema legale e dei tribunali è un’immensa macchina per far perdere tempo, soldi e dignità ai cittadini, facendoli sperare in una giustizia che cali comunque sempre dall’alto, ovvero una giustizia che provenga da quelle stesse fonti che hanno creato il disagio e il malessere contro cui si pretende di combattere. Rivolgersi a un tribunale per avere giustizia, cioè, è come rivolgersi a Totò Riina per avere giustizia perché la mafia ti ha ammazzato un parente.

3. Come reagire

Gli esempi di cose da fare sono molti, e mi sono venuti in mente in questi anni viaggiando per l’Italia o all’estero e vedendo questi fenomeni. Negli USA ho visto locali che servivano pasti gratis all’ora di chiusura, con il cibo avanzato e non venduto. In Spagna i medici hanno deciso che, nonostante i tagli, cureranno lo stesso i malati, gratis. Un imprenditore agricolo italiano, invece di licenziare i dipendenti, li ha organizzati in una specie di comunità, in cui ciascuno mette a disposizione ciò che ha e le proprie competenze (chi fa il meccanico ripara gratis tutto ciò che si rompe alle famiglie dei dipendenti, chi fa il sarto cuce i vestiti se servono, i prodotti agricoli vengono portati a casa dai dipendenti e una parte dell’azienda è stata adibita a orto e ad altri prodotti di consumo giornaliero, ecc.). In un altro caso mi è capitato un’imprenditore che ha dovuto licenziare i dipendenti, ma ha provveduto, tramite amicizie e conoscenze, affinché le famiglie continuino ad avere vitto e alloggio, mettendo a disposizione un casale per coloro che non potevano permettersi l’affitto e assicurandosi che tutte le famiglie dei disoccupati, tramite gli abitanti del paese, abbiano da mangiare tutti i giorni.

Vediamo quindi quali potrebbero essere le mosse da effettuare per affrontare la crisi: 

- Creazione di monete locali da parte degli amministratori dei piccoli comuni (in teoria sarebbe possibile farlo anche nei grandi comuni), sull’esempio del SIMEC di Giacinto Auriti. Mi si obbietterà che il SIMEC è un progetto che fallì perché la guardia di finanza né impedi il proseguimento arrivando addirittura a perseguire legalmente il professor Auriti; replico che in realtà la moneta di Auriti non era illegittima, che oggi i tempi sono maturi per un’operazione del genere su larga scala ad iniziativa di sindaci e amministratori locali, e che peraltro si potrebbero operare piccoli correttivi legali per evitare l’intervento della guardia di finanza e delle autorità monetarie. Ad esempio, invece di moneta, si potrebbe chiamare buono. 

- Organizzarsi a livello locale tra cittadini. Specie nei piccoli paesi, è assolutamente possibile creare piccole forme di vita comunitaria, in cui ciascuno metta a disposizione le sue competenze e le sue capacità gratuitamente, per ricevere in cambio altri beni e servizi a titolo gratuito.

- Organizzazione di piccole comunità autosufficienti, di natura prevalentemente agricola, in cui si torni a vivere e a lavorare come nelle campagne di 50 anni fa. A titolo di esempio:

-  imprenditori che abbiano a disposizione capannoni sfitti, potrebbero cederli in uso gratuito a gruppi di persone senza casa e senza lavoro;

-  i ristoratori potrebbero dare il cibo gratis a fine giornata (so bene che qualcuno obietterà che le norme igieniche della USL non lo permettono; ma le norme sull’igiene alimentare servono in gran parte ad evitare proprio che il cibo in abbondanza venga dato gratuitamente a chi non lo ha e venga buttato nella spazzatura, quando in realtà ci sono diverse forme di cessione gratuita assolutamente legali, che possono essere concordate e organizzate); la stessa cosa possono fare i negozi di alimentari con i cibi prossimi alla scadenza ma ancora buoni;

-  i medici potrebbero curare gratis, gli avvocati dare consulenze gratuite, fabbri falegnami idraulici ecc. potrebbero prestare una parte della loro opera a titolo gratuito;

- il governo Monti ha adito la Corte Costituzionale per far dichiarare incostituzionale una legge della Regione Calabria sui prodotti agricoli a Km 0, ovvero della regione, perché viola le regole imposte dall’UE sulla libera concorrenza? Bene, nulla però impedisce che, pur senza una legge, supermercati e commercianti possano acquistare solo prodotti regionali o che i cittadini acquistino solo prodotti a Km 0 per aiutare l’economia della loro terra. Molto più efficace, economico e rapido che impelagarsi in ricorsi e inutili manifestazioni;

- i Comuni possono impiegare per i lavori sul territorio lavoratori disoccupati (muratori, falegnami, elettricisti, informatici, ecc...) a cui, come compenso per il lavoro prestato possono non far pagare le tasse locali (IMU, rifiuti, ecc...);

- Rendersi conto che il sistema in cui viviamo ci ha abituato a far dipendere la nostra felicità dal numero e dalla qualità di beni che possediamo; capire la trappola in cui il sistema ci ha fatto cadere e abituarsi a un nuovo regime di vita, che potrebbe anche essere migliore del precedente.

Nessuna manifestazione dunque che, come sappiamo, attraverso agenti provocatori può facilmente essere trasformata in violenza, ma una forma di resistenza civile, pacifica e quotidiana. Senza la fattiva collaborazione dei cittadini nessuna manovra operata dal governo può trovare attuazione. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che è assolutamente inutile protestare e scendere in piazza. A Roma ogni giorno c’è una manifestazione senza che la popolazione ne abbia nemmeno notizia, salvo quando questa si trasforma in guerriglia, così da poter essere strumentalizzata (il  motivo della manifestazione passa in secondo piano, e quello che viene messo in evidenza serve a ingenerare insicurezza e paura nella popolazione, così che possa essere più docile). Inutile continuare su una strada che, è chiaro, non ha portato alcun risultato. Nessuna rivoluzione di massa, ma solo tante piccole rivoluzioni personali, e tante piccole rivoluzioni nelle piccole comunità in cui ciascuno vive.

Una frase che in questi anni mi è rimasta in mente è questa: per chi vive in montagna o in campagna, dei prodotti quotidiani della propria terra, che al governo centrale ci sia una dittatura o una democrazia non cambia assolutamente nulla. La dittatura non può cambiare l'anima delle persone, i propri pensieri e le proprie emozioni; la dittatura può preoccupare unicamente coloro che misurano la loro felicità dalla quantità di beni che hanno.

In conclusione: 

Il governo vuole che noi manifestiamo. E noi non dobbiamo manifestare.
Il governo vuole che noi ci riduciamo alla disperazione. E noi ci rimbocchiamo le maniche e scopriamo il gusto della solidarietà,
Il governo vuole affamarci. E noi mangeremo lo stesso, in modo diverso, con abitudini diverse, ma mangeremo.




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