venerdì 13 aprile 2012

Una rivoluzione indispensabile.




E’ ormai da troppo tempo che a livello sociale uno dei maggiori problemi, forse il più insidioso per quando riguarda coesione, sicurezza, qualità della vita, è rappresentato dal massiccio consumo e diffusione delle sostanze stupefacenti. In Calabria, regione storicamente individuata come crocevia di traffici illeciti, la crescita esponenziale del consumo di sostanze stupefacenti rappresenta un pericolo che non è dissimile dal resto del paese. Infatti, l’allarme per la diffusione anche in fasce d’età mai toccate in precedenza (14-15 anni), non appare né infondato, né tanto meno esagerato. Oggi in Italia il consumo di droga cosiddetta “pesante” comincia proprio in fasce d’età molto precoci e che fino a qualche tempo fa le reti protettive della famiglia e dei gruppi sociali avevano mantenuto in qualche modo preservate da questo pericolo. In un periodo storico di transizione come quello che stiamo vivendo oggi (ma transizione per cosa?), il rifiuto della realtà, di un destino sgradevole, di condizioni di vita che non ricalcano i modelli veicolati dai mass media, l’emulazione, il disincanto, la disillusione per una vita più difficile di quello che si sognava, sono solo alcuni aspetti che potrebbero spiegare, quantomeno in superficie, la “scelta” di molti giovani di intraprendere il cammino della droga. Ma non esistono spiegazioni universali, non esistono modelli teorici per giustificare quello che succede oggi nella nostra società, esiste solo la consapevolezza che il problema nel giro di qualche decennio potrebbe diventare insostenibile, deleterio, disgregante per quei vincoli e quelle solidarietà sociali che pur tuttavia ancora oggi, nelle metropoli e nelle città dell’individualismo, continuano ad esistere.
Appare evidente infatti come se fino a qualche decennio fa alcune droghe come la cocaina, ad esempio, restavano appannaggio di fette sociali “alte”, oggi, al contrario l’abbassamento progressivo del prezzo sul mercato di questa sostanza ne ha permesso una diffusione mai registrata prima. Esistono moltissimi studi sull’argomento e tutti sono concordi nel sottolineare come il consumo, lo spaccio e la reperibilità di cocaina nelle nostre città sia diventato sempre più conveniente (economicamente), sempre più semplice e incontrollabile. Ma non è solo cocaina il problema. Il problema investe tutte le sostanze stupefacenti immesse oggi sul mercato illecito. Dalla ketamina all’MDMA, dagli LSD di vario tipo alle anfetamine, dall’eroina sintetica alla vecchia “brown sugar”. Tutte indistintamente deleterie, spersonalizzanti, alienanti, pericolose per la salute e per la convivenza.
A Cosenza la situazione appare non meno preoccupante di altre realtà. Un tossidipendente, che naturalmente vuole restare anonimo, ecco cosa ci dice: “Ormai a Cosenza è diventato più facile trovare cocaina ed eroina che non hashish…sembra assurdo ma è così. Conosco ragazzini di non più di 16 anni che comprano regolarmente cocaina”. Letteralmente spiazzante.
Ma qui il problema diventa “culturale” ed ecco che anche qui, per l’ennesima volta, intervengono responsabilità precise, dai mass media alle istituzioni e alle politiche varate nel corso degli anni. Diventa culturale in quanto, abituato da campagne martellanti di “sensibilizzazione” sull’eroina nel corso degli anni ’80 e ’90 che hanno sempre e solo delineato un “certo tipo di figura del tossico”,violento, pericoloso, criminale, negando invece una realtà ben più complessa e bisognosa di aiuto, il giovane di oggi trova più sicuro e soprattutto più accettabile a livello sociale fare uso di cocaina nel novero delle droghe pesanti in circolazione, eliminando fin da subito l’eroina. Purtroppo però, la cocaina non è né meno devastante, né meno alienante dell’eroina (anzi può diventarlo di più) e tende a determinare in chi ne fa uso abitualmente comportamenti violenti e nelle situazioni di astinenza (nei soggetti assuefatti da tempo), comportamenti tipicamente criminali.
Ma il problema non si esaurisce qui, perché nonostante il prezzo della “polvere bianca” sia sceso costantemente fino a diventare accessibile a sempre più persone, pur tuttavia la specifica della sostanza (assuefazione, durata effetti) “costringe” il consumatore all’assunzione di quantitativi sempre più elevati, fino a diventare insostenibili dal punto di vista fisico, ma soprattutto economico. Questo comporta quello che il giovane tossicodipendente di Cosenza chiama “soluzione di ripiego”. La soluzione di ripiego diventa essenzialmente quella più vicina per “sovrapposizione dei mercati” (il più delle volte gli spacciatori posseggono entrambe le sostanze), cioè l’eroina o il devastante uso combinato delle due. L’eroina, più economica, più durevole nella tempistica degli effetti, diventa così il surrogato “naturale” della cocaina in quegli individui che non possono più sostenere i ritmi e le spese per la cocaina. Lungi quindi dallo sparire, ecco che l’eroina conosce, anche a Cosenza, una “nuova giovinezza”, una ritrovata espansione che si era vista ridursi solo qualche decennio fa e che oggi, trainata dalla cocaina, diventa di nuovo problema pericolosissimo, non tanto in termini di ordine pubblico, quando di coesione sociale e sanità. Le morti per overdose di Cosenza degli ultimi periodi, tra l’altro ci rimandano ancora una volta alla drammaticità estrema che l’uso di eroina comporta e ci dovrebbe indurre a riflettere.
Le ultime morti qui a Cosenza, sono dovute ad un preciso evento” dice il tossicodipendente “l’arrivo sul mercato cosentino dell’eroina sintetica di Napoli, le cosiddette pietrine”.
-Che differenza c’è tra l’eroina, diciamo così, tradizionale e questo tipo sintetico?”
Innanzitutto è più potente, sballa di più, per capirci. E porta più dipendenza”
-E le morti da overdose come si spiegherebbero?
La differenza è estrema. Almeno con l’eroina che normalmente negli ultimi anni ha circolato a Cosenza. Quella sintetica, l’eroina di Scampia, come qualcuno la chiama, è fino a dieci volte più potente, quindi per noi tossici, diventa ancora più difficile regolarci sulle quantità. Il fatto poi che molti hanno una dipendenza non proprio giornaliera, i rischi aumentano a dismisura quando si maneggia una bomba atomica come questa!”
-Arriva davvero da Napoli questa nuova eroina?
A quanto ne so io si…la cosa potrebbe continuare e ingigantirsi”
-Hai elementi per confermare questa affermazione?
No, sono solo mie sensazioni…”
Sensazioni o no, il problema dovrebbe interessare un po’ tutti dal momento che l’assunzione combinata di eroina e cocaina (lo “speed” come viene definito nel gergo da strada) è diventata sempre più frequente ed i pericoli per i consumatori di conseguenza maggiori.
A questo punto resta da fare una precisazione di merito. La scellerata legge Fini-Giovanardi che ha uguagliato le droghe pesanti alle droghe leggere (hashish e marijuana) nelle pene e nelle sanzioni (e che “parzialmente” il Centro Sinistra ha cercato di correggere), rappresenta una complicazione non da poco. Questo per due ordini di ragioni. Il primo è di principio e di sostanza. Equiparare le droghe leggere a quelle pesanti, rappresenta un errore imperdonabile per il legislatore sia per una questione di gestione giudiziaria (e carceraria), sia per la sovrapposizione arbitraria che si viene a creare tra tossicodipendenti e fumatori. Un errore tanto più grave quanto pericoloso se si pensa al fatto che i danni delle sostanze derivate dalla marijuana e quelli delle droghe pesanti sono nella maniera più assoluta inavvicinabili, sia da un punto di vista fisico e medico, sia psicologico.
Inoltre rendere, almeno sul piano legale, i due tipi di consumatori praticamente identici, può rappresentare una complicazione anche in merito al secondo ordine di ragioni, quello pratico e concreto. Esiste infatti una sovrapposizione dei mercati delle sostanze stupefacenti, nelle mani della criminalità organizzata, che se “confermata” anche a livello legislativo potrebbe comportare (e già comporta) una confusione disastrosa a livello percettivo da parte della società. In altre parole se questa legge venisse lasciata in vigore per un decennio, nella società si verrebbe a creare un fraintendimento arbitrario nella percezione delle varie sostanze che aggraverebbe sia la comprensione, sia le risposte che verrebbero date al problema, dal punto di vista delle contromisure e soprattutto della stessa maniera di porsi nei confronti di tali sostanze da parte dei giovani. Un fraintendimento tanto più grave quanto pericoloso se si pensa che la facilità di procurarsi più tipi di sostanze stupefacenti, risiede soprattutto nel fatto che nella maggior parte dei casi lo spacciatore di marijuana e hashish, è lo stesso spacciatore di altre sostanze. In altri termini, la confusione che questa legge è capace di generare, può portare a livello sociale ad una maggiore facilità a “passare” alle droghe pesanti.
Dal momento che uno dei cavalli di battaglia delle leggi repressive in materia di droghe leggere, è che queste ultime sono considerate come droghe di “passaggio” alle droghe pesanti, equipararle varrebbe a dire, facilitare in maniera ancora più marcata questo passaggio. Al contrario, la nota posizione dei “legalizzatori” delle droghe leggere, si basa sul fatto che legalizzando queste ultime si verrebbero a disgiungere i due mercati e le “tentazioni” per i giovani sarebbero minori, in quanto avrebbero molta più difficoltà ad inserirsi in contesti nei quali sono presenti anche le droghe pesanti.
Ma non è solo questo. Ecco cosa ci dice il nostro tossicodipendente anonimo: “Se ti beccano con un etto di hashish, oltre ad arrestarti, e per molto tempo, ti tolgono la patente e ti inseriscono in un programma di recupero che potrebbe interessare i Ser.T e le comunità terapeutiche. Questo quantomeno per i recidivi. Io dico, come si fa a mettere un ragazzo che fuma assieme a dei tossici?”. Una domanda che per una persona che è addentro a certe situazioni viene spontanea, mentre non si comprende come per medici e professionisti questa evidenza non sia così scontata. A livello psicologico, nell’individuo fumatore, infatti essere equiparato e “curato” come un tossico può rappresentare un “trauma” assolutamente non di poco conto e può svolgere la funzione contraria a quella che si vorrebbe raggiungere, soprattutto in un giovanissimo.
Dunque questa legge, lungi dal risolvere il problema, non fa che aggravarlo, potenziando i rischi invece di limitarli, creando confusione invece di ridurla, facendo cattiva informazione invece di sensibilizzazione.
Come al solito, quando si parla di droga, lo scontro frontale con l’assoluta incapacità delle leggi repressive ad incidere minimamente sui volumi di traffico e di diffusione delle sostanze stupefacenti pesanti, l’assoluta inconcludenza di perseguire legislativamente anche quelle leggere al pari delle prime continuando a lasciarle in mano alla criminalità organizzata, porta ad una constatazione di fondo del problema abbastanza pessimistica. Del resto pare ovvio, e invece non lo è (nemmeno nel “senso comune”), che l’unico modo per garantire una diminuzione dei rischi e dei danni dall’uso delle sostanze stupefacenti pesanti, sarebbe quello di controllare il mercato da parte dello Stato, toglierlo dalle mani della criminalità e garantire una progressiva e costante diminuzione dei tossicodipendenti. Togliendo l’eroina e la cocaina dalle strade, legalizzando le droghe leggere e “disgiungendo” i mercati, progressivamente si avvierebbe una nuova “stagione” nel corpo sociale che, insieme ad alcune garanzie di contenibilità di realtà dure a piegarsi attraverso le forze dell’ordine (“la mano forte dello Stato laddove serva realmente”), si darebbe vita ad una rivoluzione prima di tutto culturale che potrebbe risolvere considerevolmente il problema della tossicodipendenza nelle nostre città.
Fin quando il potere resterà sordo a questa necessità, fin quando si vorrà fare finta che il problema è risolvibile solo per via “repressiva” (di quali traffici? Solo dei consumatori finali?), finché si lasceranno vivere alte connivenze in seno alle stesse istituzioni facendo finta di niente, fin tanto che si guarderà ai tossicodipendenti come a persone da emarginare a qualunque costo, le droghe circoleranno sempre più liberamente per le nostre strade, sempre più pericolose, sempre più devastanti, sempre più in maggior quantità, inquinando, distruggendo, rendendo misera la qualità della nostra vita e quella dei nostri figli.
Questo articolo non è altro che un invito collettivo alla riflessione.


(Francesco Salistrari)


(c) Riproduzione Riservata.

giovedì 12 aprile 2012

Democrazia immaginaria.




L’intento di questo scritto, aldilà degli accenti marcatamente polemici in esso contenuti, si rivolge al pubblico italiano nel suo complesso con la pretesa (forse esagerata) di aprire una breccia nel muro delle certezze sulla nostra storia più recente. Certezze volute e costruite ad arte dal potere politico nostrano e che hanno determinato la fisionomia del nostro sistema paese in ogni aspetto. Il dibattito sulla democrazia italiana, sui suoi sviluppi (storici e sociali), sulla sua tenuta, sulla sua bontà, va avanti ormai da decenni senza però minimamente affrontare gli eventi più torbidi che hanno caratterizzato in maniera decisiva l’evoluzione del sistema rappresentativo e istituzionale italiano dal dopoguerra ad oggi. Il dibattito politico, culturale, e di riflesso sociale, sulla reale consistenza della nostra democrazia, sulla sua effettività, sull’applicazione della Costituzione Repubblicana del 1946, sulla reale e incondizionata fruizione dei diritti inviolabili da parte di tutto il corpo sociale, ha evitato (e quindi travisato anche le conclusioni e i giudizi di valore) di indagare e portare alla luce quegli episodi significativi che hanno reso la democrazia italiana quello che è oggi, nel nuovo millennio, precludendo in questo modo altre vie allo sviluppo e alla stabilizzazione del sistema democratico.
A questo proposito sarebbe utile sottolineare come il sistema politico/istituzionale italiano nel corso degli anni sia stato sottoposto a tutta una serie di ingerenze (anche e soprattutto straniere) che ne hanno determinato una certa evoluzione e non un’altra, rendendo la democrazia italiana una democrazia incompleta, parziale, mistificante. Ingerenze che non solo hanno indirizzato in una certa direzione la stessa vita istituzionale e sociale del paese, ma che hanno rappresentato una sorta di “guida dall’alto” della classe politica italiana. E’ giusto sottolineare come alcuni settori della politica italiana siano rimaste quasi “immuni” da queste ingerenze, o se non lo furono, lo sono state in maniera funzionale ai propri interessi specifici (finanziamenti). Quello che però conta, è che in Italia, l'ingerenza straniera ed il configurarsi nel nostro paese di uno scenario politico da “scacchiere internazionale”, in un mondo ormai diviso in blocchi contrapposti, determinarono una distorsione profonda della dialettica democratica, inficiando fin dalle prime battute quello che è il cardine e il puntello essenziale della democrazia come sistema di governo: l’alternanza politica e programmatica tra le forze. Il pluralismo democratico come alternanza di governo, vanto e orgoglio degli esegeti della democrazia rappresentativa intesa come sistema complessivo di gestione politica di un paese, in Italia, fin dai primi momenti della vita della Repubblica, ha subito una limitazione così marcata che in effetti fino agli anni ’90 del XX secolo non è mai stato operante.
La “conventio ad excludendum”, tacito accordo non scritto delle forze politiche di centro-destra e sinistra non marxista che impediva al Partito Comunista Italiano e al Partito Socialista (almeno fino all’abiura del marxismo come programma politico di fondo) di giungere al potere per via democratica, rappresentò a livello costituzionale un’anomalia del sistema che ne caratterizzerà e ne indirizzerà in maniera decisiva l’evoluzione, il funzionamento ed in definitiva la democraticità.
L’osteggiamento nei confronti del PCI e della sua pretesa di prendere il potere in Italia per via rivoluzionaria, rappresentava, dal punto di vista degli equilibri di Yalta, una necessità e una prerogativa sacrosanta per il sistema politico e militare italiano e la salvaguardia del sistema repubblicano democratico, del sistema rappresentativo, conquistati con il sangue della resistenza all’occupazione nazifascista, era una priorità irrinunciabile per una paese inserito nel contesto occidentale. Ma la fortissima resistenza alla “presa” del potere per via legale da parte di un partito comunista, rappresenta qualcosa di più della difesa del sistema democratico e dell'economia di mercato in senso largo, rappresenta in altri termini una pregiudiziale politica di enorme portata ed una limitazione del diritto democratico di un popolo nel suo complesso a scegliersi i propri rappresentanti. Il partito comunista, che tra l’altro aveva contribuito fattivamente e decisivamente alla costruzione delle repubblica sia nella resistenza, sia nei primissimi governi di unità nazionale e soprattutto nella stesura della Carta Fondamentale della Repubblica, la Costituzione, si trovò l’intero sistema politico italiano non marxista schierato contro, pur avendo una base di massa nella società italiana di enorme portata.
I motivi di questa “preclusione” andrebbero certamente ricercati nel fortissimo legame (almeno fino agli anni ‘70) che il PCI mantenne con il PCUS russo, legame non solo ideologico, ma anche e soprattutto operativo e finanziario. Da questo punto di vista certamente la conventio rispondeva ad una necessità oggettiva di difesa della collocazione italiana nel conteso occidentale, ma soprattutto rispondeva a precisi interessi economici. Non a caso la prima clausola per l’ottenimento dei finanziamenti per la ricostruzione post bellica del Piano Marshall, era proprio l’assoluta esclusione dalla gestione del potere del Partito Comunista. Ma sono convinto che oltre a questa motivazione, ve ne sia un'altra, ben più profonda e determinante. Questa spiegazione va ricercata in ben precisi interessi statunitensi la cui tutela ed il perseguimento dei quali, potevano non tenere in nessun conto (e non lo hanno fatto), il grado di democraticità del sistema italiano.
Quello che occorre sottolineare in merito a questo aspetto, è che, all'interno dell'equilibrio internazionale venutosi a creare con gli accordi post-bellici, l'Italia, liberata dagli Alleati, rappresentava un avamposto eccezionale e di cruciale importanza nella strategia Statunitense. Terra di confine, penisola circondata per due terzi dal mare, collocata in una posizione strategica all'interno del Mediterraneo, l'Italia era essenziale da un punto di vista militare sia come collocazione di postazioni missilistiche nucleari (basi NATO), sia come primo baluardo ad una possibile invasione sovietica dell'Europa Occidentale. Se infatti l'invasione coordinata delle forze sovietiche, che gli americani paventavano il più delle volte propagandisticamente, fosse realmente cominciata (evenienza che la storia ha dimostrato più che infondata), essa avrebbe certamente preso le mosse dall'Italia e dalla Germania (Berlino). Pertanto, nelle menti degli strateghi militari di Washington, l'Italia era un paese fondamentale, che avrebbe dovuto restare indissolubilmente legata al mondo occidentale dal punto di vista militare, ma anche politico. Questa particolare condizione, faceva dello scenario politico italiano un teatro di scontro molto importante a livello ideologico (contro le forze di sinistra), ma anche e specialmente di tattica e strategia degli apparati di informazione. Strategie che rivestivano profonda importanza, dal momento che il sistema politico italiano, benchè esistesse una forza tanto fedele a Washington e ottimamente radicata nella società come la Democrazia Cristiana, era caratterizzato da una persistente instabilità.
I difensori della democrazia rappresentativa italiana, hanno sempre visto nell'instabilità del sistema politico italiano principalmente un problema di assetti istituzionali (con varie argomentazioni il più delle volte tecnicamente anche valide). Ma la vera ragione di questa instabilità, a mio avviso, va ricercata essenzialmente nella mutilazione del sistema democratico, nella sua non effettività e nell'inapplicazione dei principi contenuti in Costituzione. La pregiudiziale “comunista”, in definitiva, sebbene giustificata il più delle volte non solo da motivazioni ideologiche bensì pratiche e strategiche, rese il sistema italiano fragile e dunque più incline a quelle che possono essere definite con un eufemismo le “soluzioni forzate”, proprio per tentare di risolvere le enormi contraddizioni nel quale il paese e la società erano profondamente immersi.
Questo e non altro ha determinato la storia politica del nostro paese dal dopoguerra ad oggi. Questo e non altro, in definitiva, ha reso possibile il verificarsi, in Italia, di alcuni degli episodi più torbidi e tragici di tutto l'occidente europeo.

(Francesco Salistrari)




(c) Riproduzione Riservata.

mercoledì 11 aprile 2012

C'era una volta...


C'era una volta un albero di nome Memo che viveva in una grande foresta, circondato dai suoi compagni. Era il più vecchio e aveva visto tante cose nel corso della sua vita. Aveva persino visto passare di là, tanto tempo prima il mitico Giuseppe Garibaldi che partiva alla volta della Sicilia per unificare l'Italia. Lo aveva visto con la sua giubba rossa e l'inconfondibile foulard dello stesso colore, simbolo di libertà e di uguaglianza.
I suoi amici alberi erano ancora piccoli quando ciò avvenne e molti di loro oggi sono ormai morti, tagliati dall'opera dell'uomo per costruire una delle tante strade che unificarono il territorio italiano nel corso degli anni. Asfalto al posto della foresta ed ora Memo è lì, su quella piccola collinetta al ciglio della strada che osserva auto e camion passare incessantemente ogni giorno.
E' lì e respira l'aria malsana degli scarichi delle auto circondato da altri alberi più piccoli e con meno esperienza.
Delle volte passa le sere a raccontare loro di come fosse diversa l'Italia un tempo. Divisa e conflittuale, dove non esistevano le automobili, il cemento, i palazzi e le grandi città, ma tanta campagna e fieri contadini. Le terre a quei tempi per lo più erano di proprietà di grandi signori che le affittavano ai poveri contadini che con il loro lavoro ed amore le facevano fruttare.
Ricordava le rivolte dei contadini contro i signori e leggi di Roma, il sangue versato da un'Italia che nessuno racconta e che per certi versi solo Memo poteva raccontare.
Il suo sguardo era capace di andare oltre la valle e ricordava quando l'acqua dei fiumi era ancora pulita, quando gli uccellini si posavano sui suoi rami a nidificare. Quanti pochi ne erano rimasti! Li aveva visti diminuire anno dopo anno e non sapeva darsene una ragione.
Alcuni dei suoi compagni proponevano soluzioni fantasiose. Ma Memo lo sapeva. L'Italia era cambiata e la natura aveva pagato il suo pegno.
Aveva dovuto sopportare anche una miriade di incendi che avevano ucciso tanti suoi compagni e lui aveva resistito grazie alla forte corteccia. Ricordava il caldo infernale, gli animali che scappavano, il suolo infuocato. E soleva raccontarlo ai suoi attuali giovani amici, che quasi non credevano alle sue parole, ma che ben presto avrebbero dovuto farlo. Gli incendi nel bosco erano purtroppo una triste ricorrenza.
Memo non sapeva a chi dare la colpa. Se alla natura stessa o all'uomo. Sapeva soltanto che quando ciò avveniva, era come precipitare all'inferno.
Aveva pianto lacrime amare per questo e visto morire tanti compagni. Ma lui era ancora lì.
Testimone di un'età ormai andata, ma che continuava a vivere nel suo cuore.

(Antonio Donato)

giovedì 5 aprile 2012

Cime Tempestose.



Sembra una bufera.
Che sta per trasformarsi in uragano.
La Lega Nord dopo il caso della Giunta Regionale si trova a dover affrontare un'inchiesta molto pesante nei confronti del suo tesoriere Francesco Belsito, con le accuse che vanno dalla truffa allo Stato ad appropriazione indebita, nonché sottrazione di fondi al partito e finanziamento illecito.
Accuse pesanti. Come un macigno. Che coinvolgono direttamente i vertici del Carroccio. Tra cui Calderoli, ma soprattutto Bossi. Si parla infatti di alcuni fondi “girati” direttamente alla famiglia Bossi per “operazioni personali” (ristrutturazione di case, soldi per le lauree dei figli, affitti di automobili e gingillerie discorrendo). Accuse tanto gravi e pesanti, che hanno indotto Umberto Bossi a prendere la decisione di rassegnare le dimissioni da Segretario della Lega Nord (“irrevocabili” ha dichiarato poche ore dopo la notizia) dopo anni di leadership indiscussa, nonostante la malattia. Una decisione molto pesante e che sottolinea in maniere inequivocabile la gravità della crisi che investe in queste ore il partito bianco-verde.
Dopo il “caso Lusi”, tesoriere dell'ex Margherita, dunque, un altro caso di craxiana memoria che investe uno dei maggiori partiti italiani.
Non voglio entrare nel merito delle indagini e non solo perchè ad occuparsene deve essere la Magistratura, ma soprattutto perchè mi preme sottolineare un aspetto più generale della faccenda.
La corruzione, stimata da fonti ufficiali governative intorno ai 60 miliardi di euro annui, rappresenta una considerevole fetta della ricchezza nazionale che viene letteralmente sottratta ai cittadini italiani e dirottata nelle tasche di una schiera rilevante di imprenditori, politici, banchieri, mafiosi, faccendieri. E tutto a detrimento della qualità delle opere realizzate (appalti pubblici), del funzionamento e della democrazia dei partiti, del funzionamento e della legittimità stessa delle istituzioni di questo paese. Il tutto condito da una politica a dir poco inconsistente del Governo in materia che, al contrario, sembra in altre faccende affaccendato. E più precisamente nell'opera di demolizione dello Stato Sociale, dell'aumento delle tasse, dei prezzi, al taglio della spesa (pensioni, stipendi). Niente sul versante della corruzione, che in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, al contrario, dovrebbe essere il primo punto nell'agenda di un Governo serio e responsabile.
Ma sappiamo benissimo la provenienza sociale (e politica) dei membri di questo Governo, quindi non ci si può certo aspettare un operato diverso. Inoltre con quel Parlamento lì, stracolmo di indagati e condannati (anche per mafia!), una lotta alla corruzione sarebbe una strana forma dichiarata di suicidio pubblico. Un harakiri politico e penale che avrebbe dell'incredibile.
Ma aldilà di questo aspetto, inquietante certamente, mi preme far notare come le attuali dinamiche e le indagini che stanno nascendo un po' ovunque in tutta Italia sui temi della corruzione della politica e dell'imprenditoria italiana, somiglino così tanto a quelle dell'ormai lontano 1992. Gli anni di Tangentopoli. Il periodo più volte scritto e riscritto in questi anni da un giornalismo zerbinico e da una politica ansiosissima di cancellare l'onta di una delle inchieste della magistratura più dirompenti della storia repubblicana.
Ed il parallelo con gli anni di Tangentopoli non si ferma alla sensazione di una marea di corruzione dilagante che affoga le già complicate speranza di ripresa di questo paese, ma si insinua ancor più profondamente nella situazione di crisi globale che stiamo vivendo. Negli anni '90 il mondo stava cambiando in maniera radicale. Stava crollando il mondo sovietico, con tutte le conseguenze storico-politiche e sociali che questo evento epocale ha rappresentato. E la classe politica italiana è crollata insieme a quel sistema, così come tutta la classe politica occidentale. In America sarebbe da lì a poco ritornato alla Casa Bianca un democratico (Clinton) dopo decenni di dominio repubblicano e politica liberista (Reagan, Bush sr.). In Inghilterra, ritornavano al governo i laburisti di Blair dopo il massacro sociale e la ristrutturazione industriale della Thatcher e la breve esperienza Major. La Germania stava per essere riunificata. E questo per fare solo alcuni esempi. Il mondo stava svoltando decisamente verso il neoliberismo ideologico ed economico e aveva bisogno di nuove classi dirigenti che “indorassero” ai vari popoli la pillola da deglutire. Le vecchie classi dirigenti, ancorate agli schemi del mondo della “guerra fredda”, non erano più consone a guidare i vari paesi verso la svolta “globalizzante” dell'economia e furono sostituite. Nei paesi “decenti” con normali manovre elettorali (e solo qualche piccolo scandalo), in quelli più “spudorati”, dalle inchieste giudiziarie come, appunto, l'Italia.
Oggi ci troviamo in un altro passaggio storico fondamentale. Un passaggio cruciale per il sistema economico e sociale che ha urgente necessità di mutare, di ristrutturarsi.
In un simile contesto, non è chi non veda come le analogie con la situazione degli anni di Tangentopoli siano anche troppe. Crisi di fiducia della politica, inchieste a cascata, arresti, confessioni, suicidi, recessione e debito pubblico a livelli spaventosi... e il tutto condito da un bel governo “tecnico”.
Ricordate Amato, Ciampi, Dini, Maccanico?
Niente di nuovo, dunque.
Un refrain asfissiante. Un film già visto.
Con una differenza sostanziale.
Oggi le soluzioni di questa crisi appaiono decisamente più problematiche. E ai poteri forti che governano in Italia, in Europa e nel Mondo, non basterà sostituire le classi dirigenti dei vari contesti nazionali. Il problema è molto più profondo e investe in maniera decisa la struttura stessa del sistema economico e sociale, la sua sostenibilità energetica, ambientale, i suoi assetti militari nei quali il declino del sogno (o per meglio dire dell'incubo) del “nuovo secolo americano” segna un nettissimo arretramento (per non dire una sconfitta).
Ed è in questo variegato e multiforme quadro complessivo che si inseriscono le indagini alla Lega Nord e in generale a tutta la classe politica italiana.
Con sviluppi e ricadute ancora ampiamente imprevedibili.

(Francesco Salistrari)

martedì 3 aprile 2012

Chi piangerà?


Un paese, l'Italia, che si tiene sul filo di lana. Che si regge sul sangue e i sacrifici(reali) di pensionati e lavoratori, precari, disoccupati (e lavoratori in nero), sulle donne che fanno da badanti, sul lavoro degli immigrati, sulla truffa agli esodati, sulle discriminazioni alla Fiat, sulle tasse vecchie e nuove, sulle bollette sempre più care, su Equitalia e l'usura delle banche.

Un paese in piena recessione economica sull'orlo del fallimento e la risposta dei “tecnici” è quella della “riforma” del lavoro. Che detta con le parole della verità e non dei tatticismi politico-propagandistici è compressione dei diritti dei lavoratori.

Un paese che avrà bisogno di altre manovre lacrime e sangue per continuare a reggersi in questo gioco al massacro che si chiama debito pubblico/interessi/deficit. Un paese che registra l'ennesimo record negativo di disoccupazione giovanile (32%).

E quella faccia da culo di Napolitano che “monita” sulla “necessità di dare risposta alla situazione giovanile”. Come? Con una riforma delle pensioni che mantiene al lavoro per altri sei anni una massa incalcolata di lavoratori bloccando il mercato in entrata, che “esoda” 350.000 persone che resteranno senza pensione e lavoro per i prossimi 2, 3 o 5 anni (ad essere ottimisti). E la Fornero che fa? Adesso piange? Per me se la ride... come ha sempre fatto.

E la riforma del lavoro servirà all'occupazione giovanile e alla lotta alla precarietà,caro Presidente del mio stivale? O servirà solo a rendere più facile e conveniente (nei momenti in cui le aziende lo riterranno opportuno) licenziare?

Bisogna porsi la domanda giusta e non girare intorno al problema come fanno queglipseudopolitici di sinistra italiani.

E la domanda giusta è: a chi serve davvero questa riforma?

Mi chiedo e vi chiedo: in questa situazione da Grecia camuffata cosa c'è di meglio se non rendere più economico e semplice licenziare dei lavoratori ritenuti in esubero in un periodo di contrazione economica così marcata?

La partita che si gioca su questa riforma sta proprio qui.

L'Italia (intesa come sistema-paese) avrà bisogno nei prossimi anni della massima libertà di manovra per rispondere diligentemente agli impegni presi in ambito UE e sul versante interno per mantenere a livelli accettabili il rapporto Deficit/Pil e giocare sugli interessi in maniera da non rischiare il soffocamento (default) sulle scadenze di pagamento che ci saranno.

Le risposte saranno taglio agli stipendi statali e alle pensioni e licenziamenti facili (anche nella pubblica amministrazione).

Quello che non ci dicono infatti è che con l'attuale legislazione del lavoro (in particolare l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori), giuridicamente sarebbe una bella grana per un Governo che decidesse di fare ciò che è stato fatto in Grecia per rispondere “presente” ai diktat dell'UE.

Eliminati gli ultimi vincoli giuridici, sarebbe molto più semplice per un Governo mantenere il controllo della situazione. A livello di repressione dei possibili movimenti di protesta che ne nascerebbero, non ci sono problemi. Il Governo Italiano è già allenatissimo e prontissimo. Il G7 di Napoli, il G8 di Genova, la Val di Susa, sono stati senz'altro una scuola di professionalizzazione incredibilmente efficace. Oserei dire, una "Scuola Diaz".

Da questo punto di vista, nessun problema quindi.

Ecco l'urgenza di questa riforma.

Il gioco si chiama al massacro.

Le vittime sacrificali siamo noi.

Che abbiamo intenzione di fare?



(Francesco Salistrari)


venerdì 2 marzo 2012

Monty Killer.


E' un falso idelogico.

Un reato.

Ancor più grave se lo si fa ufficialmente davanti alle televisioni e se si è Presidente del Consiglio.

Affermare, come ha fatto Monti stasera, che la TAV porti dei vantaggi all'economia italiana, crei posti di lavoro e combatta la crisi, è un falso ideologico.

Perchè secondo quando sostengono 320 professori universitari italiani, le cose affermate da Monti per giustificare il proseguimento della forzatura sul cantiere TAV in Val di Susa, sono esattamente il contrario della verità.

Allora delle due l'una.

O Monti, mente (molto onomatopeico). O a mentire e ad essere impazziti sono i professori che hanno sottoscritto il documento più dettagliato mai presentato in Italia da quando si discute della TAV e i Val Susini.

Io non credo che a fronte di una diminuzione del trasporto merci a livello globale e a fronte di un sotto utilizzo cronico delle nostre linee ferroviarie per il trasporto merci (e non per capacità, ma per mancanza di merci), è possibile individuare e sostenere nel TAV un modo per rilanciare economia e occupazione in Italia.

Il problema è che il Sig. Monti non si rende (non si vuol rendere) conto minimamente che a fronte di QUESTA crisi, è necessario un cambio radicale di modello di sviluppo, in Italia e nel mondo. Le “soluzioni” in stile TAV e PONTE SULLO STRETTO sono figlie di un'idea di sviluppo ormai morta e sepolta sotto le ceneri di questa crisi e delle sue ragioni strutturali.

Se non ci si rende conto di questo, è inutile. Perchè la speranza che l'economia mondiale riprenda a camminare come ha fatto fino all'inizio del millennio, con quello che sta succedendo e le dinamiche nelle economia neo-emergenti (India, Cina, Brasile ecc), le crisi alimentari e ambientali in molti paesi del Terzo Mondo, la crisi energetica mondiale (la domanda di energia supera l'offerta), non solo è utopico, ma miope.

Ma forse Monti nasconde qualcosa. Cosa?

Che dietro la TAV c'è il ricatto della classe politica (morta) che lo mantiene al governo? Sono pronti a togliergli la fiducia in qualsiasi momento? Dipende da qualcosa di grosso che c'è dietro il cantiere TAV? Tangenti? Mafia? Cosa?

Questo governo “tecnico” (ma tecnico di cosa?) ha qualche interesse diretto nella TAV? La Banca Intesa? Arcani misteri dell'Italia che va.

A fanculo.

Ma c'è una questione ancora più profonda (e grave) alla base di quello che succede in Val Susa. Ed è una questione democratica di importanza vitale.

E' la prepotenza di uno Stato che con la forza impone ai propri cittadini scelte NON democratiche. Impone la volontà di una cricca di affaristi, di aziende, di politici, alla cittadinanza.

Ed è un fatto gravissimo. Che mina alle basi la convivenza civile e democratica in questo paese, ponendo una questione fondamentale di legittimità del potere.

Che potrebbe ripetersi in futuro su altre questioni.

Inoltre, questo Governo è davvero così legittimo? E questa classe politica è davvero così legittima?

Nel Post scriptum troverete un elenco molto interessante.

Sono questi i signori che possono permettersi di dare lezioni di “democrazia” ai violenti e agli anarchici della Val di Susa?

Ma per favore.

Fate un buco e NASCONDETEVI TUTTI!



PS: Elenco dei condannati e degli indagati nel Parlamento italiano (chi vuole la TAV).


  • ABRIGNANI Ignazio (PDL) – indagato per dissipazione post-fallimentare.

  • ANGELUCCI Antonio (PDL) – Indagato per associazione a delinquere, truffa e falso.

  • ARACU Sabatino (PDL) – Rinviato a giudizio nella sanitopoli abruzzese.

  • BARANI Lucio (PDL) - Richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’uffici.

  • BARBARESCHI Luca (Gruppo Misto) – Indagato per abusivism.

  • BERLUSCONI Silvio (PDL) – 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio Macherio); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6 prescrizioni; 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, corruzione in atti giudiziari Mills, frode fiscale e appropriazione indebita Mediatrade), tutti sospesi in attesa che la Consulta si pronunci sulla legge sul legittimo impedimento.

  • BERNARDINI Rita (PD) – Condannata nel 2008 a quattro mesi per cessione gratuita di marijuana, pena estinta per indultO.

  • BERRUTI Massimo Maria (PDL) – condannato in appello a 2 anni e 10 mesi nell’inchiesta per i fondi neri Fininvest.

  • BOSSI Umberto (Lega Nord) – condanne per finanziamento illecito, istigazione a delinquere, vilipendio della bandiera.

  • BRAGANTINI Matteo (Lega Nord) – condannato in appello per propaganda razziale.

  • BRANCHER Aldo (PDL) - condannato in primo grado e appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al psi. Il primo reato prescritto, il secondo depenalizzato. Indagato per ricettazione. Condannato in appello a due anni per appropriazione indebita e ricettazione.

  • BRIGANDI’ Matteo (Lega Nord) – condannato in primo grado per truffa aggravata alla regione Piemonte.

  • BRIGUGLIO Carmelo (PDL) - vari processi a carico (truffa, falso, abuso d’ufficio), alcuni prescritti, alcuni trasferiti ad altri tribunali ed in seguito assolto.

  • BOSI Francesco (UDC) – Indagato per abuso d’ufficio

  • CALDEROLI Roberto (Lega Nord) – indagato per ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale prescritto, indagato per associazione antinazionale reato poi dichiarato incostituzionale.

  • CALIENDO Giacomo (PDL)- Indagato per violazione della legge Anselmi sulle società segrete (inchiesta nuova P2).

  • CAMBER Giulio (PDL) - condannato in via definitiva per millantato credito.

  • CANTONI Giampiero (PDL) – patteggia per corruzione e bancarotta fraudolenta.

  • CAPARINI Davide (Lega Nord) – resistenza a pubblico ufficiale prescritto.

  • CARRA Enzo (UDC): ai tempi di Tangentopoli finì in manette davanti alle telecamere, è stato condannato in via definitiva a 16 mesi per false dichiarazioni ai pm.

  • CASTAGNETTI Pierluigi (PD) – rinviato a giudizio per corruzione, prescritto.

  • CASTELLI Roberto (Lega Nord) – indagato per abuso d’ufficio patrimoniale, il Senato vota totale immunità.

  • CATONE Giampiero (PDL) – rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, false comunicazioni sociali, bancarotta fraudolenta pluriaggravata e estorsione.

  • CESA Lorenzo (UDC) – condannato in primo grado per corruzione aggravata, condanna annullata in appello per incompatibilità del GIP, indagato per truffa e associazione a delinquere.

  • CESARO Luigi (PDL) – Indagato per associazione camorristica.

  • CIARRAPICO Giuseppe (PDL) - condannato per truffa aggravata e continuata ai danni di INPS e INAIL, multa per violazione legge tutela “lavoro fanciulli e adolescenti”, condannato per falso in bilancio e truffa, condanna per diffamazione, condannato per bancarotta fraudolenta, condannato per finanziamento illecito, condannato per il crac “valadier”, condannato in appello per assegni a vuoto e in seguito reato depenalizzato, condanna in primo grado per abuso ed in seguito prescritto, condannato per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni, rinviato a giudizio per ricettazione, indagato per truffa ai danni di palazzo Chigi.

  • CICCHITTO Fabrizio (PDL) - Il suo nome compare nelle liste della loggia massonica P2: fascicolo 945, numero di tessera 2232, data di iniziazione 12 dicembre 1980. All’epoca della scoperta degli elenchi Cicchitto era deputato e membro della direzione del Psi. è uno dei pochi ad aver ammesso di aver sottoscritto la domanda di adesione.

  • COMINCIOLI Romano (PDL) - rinviato a giudizio per false fatture e bilanci truccati, reati poi depenalizzati.

  • CRISAFULLI Vladimiro (PD) – Ex sindaco di Enna e uomo forte dei Ds siciliani, è sotto inchiesta insieme a Totò Cuffaro per violazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta su Messina Ambiente. Ë stato indagato dalla procura di Caltanissetta per concorso esterno in associazione mafiosa. Indagine archiviata nel febbraio 2004.

  • CUFFARO Salvatore (UDC) - condannato per favoreggiamento. Il 18 gennaio 2008 Cuffaro viene dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le ‘talpe’ alla Dda di Palermo. La sentenza di primo grado condanna Cuffaro a 5 anni di reclusione nonché all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il 22 gennaio 2011 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna 7 anni di reclusione inflittagli l’anno prima dalla Corte di Appello di Palermo, nonostante la richiesta di eliminazione dell’aggravante mafiosa da parte del procuratore generale. Il giorno stesso Cuffaro si costituisce e viene rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia.

  • CURSI Cesare (PDL) – Indagato per corruzione.

  • CUSUMANO Stefano (Udeur) – Arrestato nel 1999 a Catania con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e turbativa d’asta. Oggi resta sotto processo, con la sola accusa di turbativa d’asta, per gli appalti del nuovo ospedale Garibaldi di Catania. È senatore della Repubblica..

  • D’ALEMA Massimo (PD) – finanziamento illecito accertato, prescritto.

  • DE ANGELIS Marcello (PDL) – condannato per banda armata e associazione eversiva.

  • DE GREGORIO Sergio (PDL) – indagato per riciclaggio e favoreggiamento della camorra, corruzione, concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio.

  • DELFINO Teresio (UDC) – Sottosegretario del governo Berlusconi, ha ricevuto un avviso di garanzia nell’inchiesta sui fondi dell’Enoteca d’Italia.

  • DELL’UTRI Marcello (PDL) – condannato per false fatture e frode fiscale, condannato in appello per tentata estorsione mafiosa, condannato in secondo grado a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

  • DEL PENNINO Antonio (PDL) - Nel luglio 1994 ha patteggiato una pena di 2 mesi e 20 giorni (convertita nella sanzione di 4 milioni) nel processo per le tangenti Enimont. A ottobre 1994 altro patteggiamento: di una pena di 1 anno, 8 mesi e 20 giorni per tangenti relative alla Metropolitana milanese. Il 25 gennaio 2000 la settima sezione penale del tribunale di Milano lo ha prosciolto nel processo per le tangenti Atm, per le forniture di autobus all azienda dei trasporti milanese.

  • DEL BONO Flavio (PD) – indagato per abuso di ufficio, peculato e truffa aggravata.

  • DE LUCA Francesco (PDL) – indagato per tentata corruzione in atti giudiziari.

  • DE Luca Vincenzo (PD) – Nel dicembre 2008 con altri 46 imputati, viene rinviato a giudizio per truffa ai danni dello stato e falso in relazione alla vicenda relativa alla delocalizzazione delle Manifatture Cotoniere Meridionali. Nell’aprile 2009 il rinvio viene confermato per De Luca ad altri 13 imputati. Nel luglio 2010 viene condannato in primo grado dalla Corte dei Conti (sezione giurisdizionale di Napoli), insieme all’ex-sindaco De Biase ad alcuni dirigenti comunali, per questioni inerenti gli stipendi dei dirigenti del Comune di Salerno. Viene condannato a pagare 23 mila euro . Il 6 luglio 2010 la Corte dei Conti di Salerno dichiara la prescrizione nei confronti di De Luca e degli altri imputati del processo per lo sversamento di rifiuti, nel 2001, nel sito di Ostaglio, non ancora completato.

  • DRAGO Giuseppe (UDC) – condannato in appello per peculato e abuso d’ufficio.

  • ESPOSITO Stefano (PD) – Indagato, ha versato un’oblazione di duemila euro per evitare l’accusa di aver violato la legge elettorale. Prosciolto dal Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Torino in data 3 dicembre 2007.

  • FARINA Renato (PDL) – patteggia condanna per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar. Condannato a sei mesi per favoreggiamento, condannato per diffamazione.

  • FASANO Vincenzo (PDL) – condannato per concussione, indultato.

  • FIRRARELLO Giuseppe (PDL) - condannato in primo grado per turbativa d’asta, richiesto rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

  • FITTO Raffaele (PDL) – rinvio a giudizio per concorso in corruzione, falso e finanziamento illecito.

  • FRIGERIO Gianstefano (PDL) - Ex leader della Dc, diventato uno degli strateghi di Forza Italia. Ha confessato, per esempio, di aver ricevuto 150 milioni da Paolo Berlusconi, in cambio dei permessi alla Fininvest per gestire la discarica di Cerro Maggiore. Ha accumulato tre condanne definitive: 1 anno e 4 mesi per finanziamento illecito ai partiti, 1 anno e 7 mesi per finanziamenti illeciti e ricettazione, 3 anni e 9 mesi per corruzione e concussione. Doveva scontare in definitiva una pena di 6 anni e 5 mesi. Affidato poi ai servizi sociali, ha avuto il permesso dal giudice di sorveglianza di frequentare il Parlamento per qualche giorno al mese: come pratica di riabilitazione.

  • GALATI Giuseppe (PDL) - indagato per associazione a delinquere, truffa e associazione segreta.

  • GALIOTO Vincenzo (PDL) - Condannato in primo grado per falso in bilancio.

  • GENOVESE Fracantonio (PD) – Indagato per abuso d’ufficio per affidamenti fatti durante la sua sindacatura a Messina a un’azienda di servizi.

  • GIUDICE Gaspare (PDL) – condannato in primo grado per bancarotta, prescritto.

  • GRASSANO Maurizio (Responsabili) – Sotto processo per truffa.

  • GRILLO Luigi (PDL) – rinviato a giudizio per aggiotaggio, indagato e prescritto per truffa.

  • LA LOGGIA Enrico (PDL) – Indagato al Tribunale dei ministri per finanziamenti dalla Parmalat di Calisto Tanzi (100 mila euro) in cambio di presunte “consulenze”.

  • IAPICCA Maurizio (PDL) - rinviato a giudizio per false fatture, falso in bilancio e abuso d’ufficio, prescritto.

  • LA MALFA Giorgio (Gruppo Misto) – condannato per finanziamento illecito.

  • LAGANA’ FORTUGNO Maria Grazia (PD) – indagata per truffa ai danni dello Stato.

  • LANDOLFI Mario (PDL) – indagato per corruzione e truffa “con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso La Torre”.

  • LEHNER Giancarlo (PDL) – condannato per diffamazione.

  • LETTA Gianni ( PDL) – Nel 1993 era stato indagato per corruzione dalla procura di Roma che ne aveva chiesto addirittura l’arresto. L’inchiesta era stata poi archiviata, ma con motivazioni non proprio esaltanti per Letta. Un altra inchiesta era stata scippata, negli anni Ottanta, alla procura di Milano dal porto delle nebbie romano: quella di Gherardo Colombo sui fondi neri dell’Iri, nella quale l’allora direttore del “Tempo” Gianni Letta aveva ammesso, nel dicembre 1984, di aver ricevuto 1 miliardo e mezzo di lire in nero dall’ente statale per ripianare i buchi del suo disastrato giornale. Un giornale che, scrissero Scalfari e Turani in “Razza padrona”, era “in vendita ogni giorno, e non solamente in edicola”.

  • LOLLI Giovanni (PD) – rinviato a giudizio per favoreggiamento.

  • LOMBARDO Angelo (Gruppo Misto) – Indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

  • LUMIA Giuseppe (PD) – Indagato per diffamazione. È stato querelato dal suo ex addetto stampa.

  • LUNARDI Pietro (PDL) – Indagato per corruzione.

  • LUONGO Antonio (PD) - Rinviato nel 2009 a giudizio per corruzione nell’inchiesta su affari e politica a Potenza.

  • LUSETTI Renzo (PD) – condannato a risarcimento di 1 milione di lire per consulenze ingiustificate

  • MALVANO Franco (Forza Italia) – Ex questore di Napoli, Ë sotto inchiesta per concorso esterno in associazione camorristica.

  • MALGIERI Gennaro (PDL) – Condannato dalla Corte dei Conti a risarcire – con altri 5 – 11 milioni per la nomina di Alfredo Meocci a dg della Rai.

  • MANNINO Calogero (UDC) - condannato in appello per concorso esterno in associazione mafioso e processo d’appello annullato e da rifare, rinviato a giudizio per associazione a delinquere, appropriazione indebita, frode in commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine, falso ideologico e truffa aggravata.

  • MARGIOTTA Salvatore (PD) – indagato per falso ideologico e abuso d’ufficio

  • MARONI Roberto (Lega Nord) – condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale (pena commutata in multa), imputato per creazione di struttura paramilitare fuorilegge.

  • MARTINAT Ugo (PDL) - indagato per turbativa d’asta e abuso d’ufficio.

  • MATTEOLI Altero (PDL) - imputato per favoreggiamento, processo bloccato dalla Camera.

  • MESSINA Alfredo (PDL) – indagato per favoreggiamento in bancarotta fraudolenta.

  • MILANESE Marco (PDL) - Indagato per corruzione, rivelazione segreta e associazione a delinquere (P4).

  • NANIA Domenico (PDL) – condannato per lesioni personali, condannato in primo grado per abusi edilizi e prescritto.

  • NARO Giuseppe (UDC) – condannato per abuso d’ufficio, condanna in primo grado per peculato prescritta.

  • NESSA Pasquale (PDL) - rinviato a giudizio per concussione.

  • ORLANDO Leoluca (IDV) - condannato per diffamazione.

  • PARAVIA Antonio (PDL) – arrestato per tangenti, prescritto.

  • PAPA Alfonso (PDL) – accusato di concussione, favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulla Loggia P4. Lo scorso luglio 2011 è arrivata dalla giunta per le autorizzazioni della Camera l’ok all’arresto per la stessa inchiesta P4 è attualmente ancora in carcere.

  • PAPANIA Antonio (PD) – patteggia accusa per abuso d’ufficio.

  • PECORELLA Gaetano (PDL) – imputato per favoreggiamento nelle stragi di piazza fontana e piazza la loggia.

  • PILI Mauro (PDL) - Ex presidente della Regione Sardegna, Ë indagato a Cagliari per peculato.

  • PITTELLI Giancarlo (PDL) – indagato per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e “appartenenza a loggia massonica segreta o struttura similare”.

  • PISTORIO Giovanni (Gruppo Misto) – Condannato dalla Corte dei conti per danno erariale.

  • PORFIDIA Americo (Responsabili) – Richiesta di rinvio a giudizio per tentata estorsione e favoreggiamento alla Camera.

  • RIGONI Andrea (PD) – condanna in primo grado per abuso edilizio prescritta.

  • RIZZOLI De Nichilo Melania (PDL) – Indagata per concorso in falso.

  • ROMANI Paolo (PDL) – Viene indagato per bancarotta fraudolenta e false fatture. L’udienza preliminale termina però con un pieno proscioglimento: per Romani niente bancarotta. Il suo nome è anche nell’elenco dei politici che ricevono generosi finanziamenti dalla Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. In effetti Romani ha bisogno di soldi: sta pagando circa 400 mila euro come risarcimento al curatore fallimentare di Lombardia 7.

  • ROMANO Francesco Saverio (ex UDC, adesso ai “Responsabili” e attuale ministro dell’Agricoltura del Governo Berlusconi – marzo 2011) - nel 2003, è stato indagato dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Il 1º aprile 2005 il gip ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura con la seguente motivazione: «Gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio». Successivamente la Procura della Repubblica ha riaperto l’indagine per il sorgere di nuovi elementi, in seguito alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella. Nel luglio 2011 è stato rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

  • ROSSO Roberto (ex Fli, ora al Pdl e attuale sottosegretario all’Agricoltura del governo Berlusconi): indagato per associazione a delinquere dalla Procura di Vercelli.

  • RUSSO Paolo (PDL) – indagato per violazione della legge elettorale.

  • RUTELLI Francesco (API): condannato per danno erariale dalla Corte dei Conti.

  • SAVINO Elvira (Indagata per concorso in riciclaggio).

  • SCAJOLA Claudio (PDL) – arrestato per concussione aggravata nel 1983, è stato prosciolto poi in seguito.

  • SCAPAGNINI Umberto (PDL) – condannato in primo grado per abuso d’ufficio e violazione della legge elettorale, indagato per abuso d’ufficio aggravato.

  • SCELLI Maurizio (PDL) - E’ stato condannato a pagare 900 mila euro per irregolarità nell’acquisizione di servizi informatici.

  • SCIASCIA Salvatore (PDL) – condannato per corruzione.

  • SIMEONI Giorgio (PDL) – indagato per associazione per delinquere e corruzione.

  • SERAFINI Giancarlo (PDL) – Ha patteggiato una condanna per corruzione.

  • SPECIALE Roberto (PDL) – condannato in appello a 18 mesi per peculato: è accusato di essersi fatto arrivare un carico di spigole nel paesino trentino in cui era in vacanza.

  • STERPA Egidio (PDL) – Deputato di Forza Italia. Dirigente del vecchio Partito liberale, Ë stato condannato a 6 mesi in via definitiva per la tangente Enimont.

  • STORACE Francesco (PDL) – Ex presidente della Regione Lazio e poi ministro della Salute, ha dovuto dimettersi perchè coinvolto nello scandalo delle intercettazioni e dello spionaggio illecito ai danni di Piero Marrazzo, Alessandra Mussolini e Giovanna Melandri, suoi avversari alle elezioni regionali del 2005. Per questa vicenda, è indagato anche per associazione a delinquere.

  • TEDESCO Alberto (Partito Democratico): agli arresti domiciliari, indagato per turbativa d’asta e corruzione. Il 20 luglio scorso la Camera dei Deputati l’ha salvato negando l’autorizzazione all’arresto.

  • TOMASSINI Antonio (PDL) – condannato per falso.

  • TORTOLI Roberto (PDL) – indagato per concorso in estorsione.

  • VALENTINO Giuseppe (PDL) - indagato per favoreggiamento.

  • VISCO Vincenzo (PD) – Deputato della Repubblica, ex ministro Ds. Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda.

  • VITO Alfredo (PDL) – Fu indagato, arrestato e processato per tangenti. Condanna definitiva e 2 anni patteggiati e oltre 4 miliardi di lire restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli chiese al Parlamento l’autorizzazione a procedere contro di lui anche per concorso esterno in associazione a delinquere di tipo mafioso, sospettando suoi rapporti con la Camorra (fu poi prosciolto). Patteggiò la condanna e restituì parte del malloppo. Quei quasi 5 miliardi sono stati impiegati per costruire un parco pubblico alla periferia di Napoli .

  • VALENTINO, Giuseppe (PDL) – Sottosegretario alla Giustizia del governo Berlusconi, è indagato in Calabria in relazione “a condotte attinenti gli interessi della criminalitý organizzata nel settore dei finanziamenti pubblici, degli appalti, delle infiltrazioni nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione”. Il suo nome Ë anche presente nelle indagini sulle scalate bancarie dell’estate 2005, indicato come uno dei politici che erano punto di riferimento per il banchiere Gianpiero Fiorani.

  • VIZZINI Carlo (PDL) – condannato in primo grado per finanziamento illecito, si è salvato solo con la prescizione. Era coinvolto nella maxi tangente Enimont.

  • ZINZI Domenico (UDC) – condannato in primo grado per omicidio colposo. In seguito la prima sezione della corte di appello di Napoli lo ha assolto perché il fatto non sussiste.

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